Commercialisti al voto, bloccati i ricorsi. Il presidente De Nuccio non risponde sui suoi diversi incarichi e prende tempo
- Postato il 14 gennaio 2026
- Politica
- Di Il Fatto Quotidiano
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Quante poltrone ha e quanto prende? “Il Presidente ha bisogno di 48 ore”. Non ha tempo neppure per questo Elbano De Nuccio, il presidente dei commercialisti italiani che da domani e fino al 16 gennaio sono chiamati a votare da remoto per il rinnovo delle cariche territoriali e a marzo sul Consiglio nazionale da cui dipenderà la sua permanenza al vertice dell’Ordine. Non erano poi domande complicate: riguardavano i ricorsi e le polemiche sul sistema di voto elettronico e i plurimi incarichi grazie ai quali il presidente De Nuccio sembra aver risolto – almeno per sé stesso – il problema dell’equo compenso dei professionisti, tema su cui a parole si spende volentieri.
Su questo fronte, diversi iscritti lamentano da tempo che lui si sia portato avanti con il proprio compenso grazie a regole elastiche e indennità progressivamente ritoccate – sempre con delibere che portano la sua firma – che gli hanno consentito di accumulare una nutrita collezione di incarichi retribuiti con risorse pubbliche provenienti da enti, società partecipate e nomine istituzionali. Compensi che, secondo cifre mai smentite e già riportate dalla stampa, arrivano a circa 600mila euro nel triennio, oltre ai trattamenti economici per gli altri incarichi di natura privata.
Avremmo voluto essere più precisi elencandoli tutti, ma il presidente non ha tempo per farlo, né lo ha il suo ufficio: alla fine si è limitato a rinviare alla tabella dei compensi da presidente già pubblicata sul sito del Consiglio nazionale. La trasparenza, insomma, può attendere. Eppure qualche domanda resta, soprattutto se si prova a capire come l’agenda del Presidente riesca ormai a sfidare i limiti del tempo.
Negli ultimi mesi, del resto, il suo peso politico è cresciuto sensibilmente. Non solo perché è uno dei protagonisti della riforma delle professioni, ma perché ha contribuito a costruire “Professionisti Insieme”, una nuova associazione interprofessionale che riunisce più Ordini e ambisce a rappresentare oltre un milione di iscritti. L’iniziativa rafforza la sua capacità di influenza che lo ha portato anche a entrare in attrito diretto con la ministra del Lavoro Marina Calderone proprio sul perimetro e sulla governance della riforma.
Il presidente ubiquo
Facciamo due conti. Nel 2024 De Nuccio ha rendicontato 181 giornate di “assenza dallo studio” al Consiglio nazionale. Nello stesso anno è sindaco effettivo di Banco BPM, incarico che, secondo il regolamento interno dell’istituto, richiede 80 giornate annue. Una banca vigilata da Banca d’Italia e Consob, dove il rispetto dei limiti di tempo per i sindaci è una prescrizione stringente. Il totale fa 261 giornate. Ma le giornate lavorative teoriche di un anno sono circa 252.
Il conto, peraltro, non include altre presidenze di collegi sindacali pubblici come Acquedotto Pugliese, le docenze all’Università LUM di Bari, né l’incarico di commissario straordinario di Condotte (dal febbraio 2025), che copre nove società del gruppo ed è anch’esso di nomina pubblica. Si capisce, allora, perché il presidente non trovi tempo per rispondere. La sua agenda deve spingersi ormai ai confini dell’ubiquità.
Tutto regolare, per il regolamento
A rendere possibile questa compressione del tempo entra in gioco il regolamento del Consiglio. Proprio nell’era De Nuccio, sulla scia del Covid, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha modificato le norme interne: la partecipazione da remoto è equiparata a quella in presenza ma – dettaglio decisivo – non esiste alcuna soglia minima di tempo giornaliero per far scattare l’indennità di “assenza dallo studio”. Una giornata è una giornata, indipendentemente dalle ore dedicate. Bastano anche pochi minuti di collegamento online. Un sistema che consente, legittimamente, di concentrare più incarichi nella stessa data. Una flessibilità che nessuno, in passato, aveva mai interpretato in questo modo. A controllare, poi, è lo stesso organo che ha scritto le regole.
L’auti-aumenti
Tra il 2022 e il 2024, dunque in piena era De Nuccio, anche i compensi del presidente vengono regolarmente aggiornati. Il 1° giugno 2022, giorno dell’insediamento, una delibera (la n. 4) fissa l’indennità di carica a 66.000 euro annui, con una diaria di 400 euro per ogni giorno di assenza dallo studio. Otto mesi dopo, il 2 febbraio 2023, la delibera n. 33 equipara definitivamente presenza fisica e collegamento da remoto, eliminando qualsiasi soglia minima di tempo. Il 21 marzo 2024, con la delibera n. 84, l’indennità sale a 72.600 euro annui e il gettone giornaliero a 500 euro. Solo sommando la parte fissa, le 181 giornate di indennità e i compensi da Banco BPM (circa 120mila euro lordi), si arriva a 258mila euro. Quanto si raggiunga includendo tutti gli altri incarichi resta un dato ignoto. Quando avrà tempo, bontà sua, il presidente potrà chiarirlo. Anche l’ultima dichiarazione dei redditi sarebbe già qualcosa.
Elezioni blindate
Il tema della trasparenza investe anche le operazioni di voto che, per volontà del presidente, si svolgeranno esclusivamente da remoto, su una piattaforma unica online gestita dal Consiglio nazionale. Una scelta che ha innescato polemiche e ricorsi, lasciando fino all’ultimo 120mila professionisti nell’incertezza.
Alcuni ricorrenti hanno lamentato rischi per la sicurezza e la segretezza del voto, dal momento che l’intero processo è gestito dal Consiglio, che cumula i ruoli di regolatore, gestore tecnico, controllore e giudice dei ricorsi. Il timore preventivo è che i vertici possano esercitare un’influenza indiretta sul rinnovo degli organi territoriali e, a cascata, sul Consiglio nazionale chiamato a decidere il secondo mandato. Un ricorso cautelare dell’Ordine di Latina è stato respinto: il Tar del Lazio ha ritenuto prevalente l’interesse pubblico allo svolgimento delle elezioni sulle contestazioni di un numero limitato di iscritti. Ha invece rinunciato spontaneamente all’istanza cautelare un’azienda informatica che aveva impugnato la gara per il servizio di voto a distanza. Si tratta di Eligo (Id Technology srl), che si ritiene ingiustamente esclusa: offerta da 60.035 euro più IVA, affidamento finale a 119.300 euro, accesso agli atti negato, delibera del 4 novembre comunicata solo il 10 dicembre. Circostanze che l’azienda contesta e che non sono state esaminate nel merito.
Conclusione: si vota. Ma la domanda che accompagna l’urna non è solo giuridica, è culturale. Può una categoria fondata su rigore, terzietà e fiducia permettersi una leadership che ha risolto con eleganza regolamentare il problema del tempo e dello spazio a proprio favore? Che scrive le regole con cui si giudica? Che gestisce le elezioni con cui si ricandida? Il calendario, per ora, prende atto.
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