Come salvare Roma dalla sua mortificazione? Un libro azzarda la risposta
- Postato il 12 gennaio 2026
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Esiste un caso Roma? Alla fine del Giubileo, come si presenta la capitale, tra nuove prospettive e criticità profonde? Il libro del giornalista Paolo Conti Il Caso Roma (Castelvecchi, pg. 160, prefazione di Ernesto Galli della Loggia) delinea in maniera precisa e documentata la situazione di Roma nel 2025, in una fase cruciale e complessa. Roma è una città statica o ci sono segnali di ripresa per affrontare le sfide del futuro?
Intervista a Paolo Conti
Definisci il tuo libro Il caso Roma. Una rinascita possibile? come “singole sequenze del film quotidiano a episodi della complessa vita collettiva di Roma”. Che tipo di film si tratta, all’inizio del 2026?
È il film di una Capitale che oggettivamente è riuscita ad affrontare non solo il Giubileo 2025 ma anche avvenimenti imprevisti ed eccezionali come la morte di papa Francesco, i suoi funerali, il Conclave e l’elezione di Leone XIV. In più i flussi turistici normali, sommati a quelli per il Giubileo, sono stati numericamente molto impegnativi. Sarebbe un errore di valutazione sostenere che l’anno si sia chiuso male. Restano moltissime criticità oggettive ma sotto altre giunte e altre maggioranza sarebbe andata diversamente, ne sono sicuro.

Un capitolo del libro è dedicato alle grandi opere, numeri e traguardi. Al di là dei Giubilei, occorre ricordare che la capitale non attira più eventi internazionali di rilievo dalle Olimpiadi del 1960, e ha perso l’Expo 2030, classificandosi dietro a Ryad e a Busan. A tuo avviso, per quali ragioni?
Perché manca ancora un sistema-Capitale adeguato a sfide simili. Prendiamo la Metropolitana. La rete non è minimamente paragonabile a quella di altre Capitali (penso a Parigi, Londra, Berlino). Inutile qui ricordare gli ovvi motivi storici, ma tutto questo pesa nel bilancio delle infrastrutture. In più il traffico quotidiano romano è ancora soffocante e arretrato rispetto alle medie europee. I taxi restano pochi, più costosi della media europea e la forza della lobby dei tassisti impedisce riforme e modifiche. I sistemi compensativi (Ncc, monopattini, auto e bici in sharing) sono quasi rudimentali rispetto al quadro internazionale. Diciamo che Roma può affrontare un Giubileo ma non viene giudicata adatta, in campo internazionale, a poter ospitare un Expo. Nel 1960, per paradosso, Roma mostrò una capacità di cambiamento immensamente più funzionale.
Burocrazia anacronistica, invadenza di eventi privati di ogni tipo sul centro storico, assenza di decoro. Come mai nel 2025 questi mali endemici della capitale non sono stati eliminati?
La burocrazia sorregge un sistema di potere e, specularmente, il sistema di potere ha bisogno della burocrazia: c’è un ritorno di consenso anche elettorale non indifferente, lo sapeva benissimo la Democrazia Cristiana romana e lo sanno anche oggi i partiti al potere in Campidoglio. Nemmeno la Rete è riuscita ad abbattere il muro tra sportelli burocratici e bisogni reali dei cittadini. Gli eventi privati nel centro storico (penso solo alla incredibile trasformazione di un’area archeologica come il Circo Massimo in uno spazio rock, e i concerti sono un evento di imprese private) rispondono a un preciso disegno politico-amministrativo teorizzato dalla giunta Gualtieri (i cosiddetti Grandi Eventi come volano di un turismo più giovane e meno legato al patrimonio culturale). Il che significa cambiare l’immagine e l’identità stessa di Roma. L’assenza di decoro è il frutto di un turismo mordi e fuggi e, insieme, dell’arrogante inciviltà di troppi romani. Qualcosa sta però cambiando, la macchina dell’Ama oggettivamente funziona di più e meglio.
Centro storico preda di bar, gelaterie e ristoranti per il turismo “mordi e fuggi”: come si può invertire la disneylandizzazione della città eterna? A tuo avviso la proposta di Stefano Boeri di trasferire all’EUR molti ministeri è praticabile?
Se non verranno adottate misure serie e drastiche (un autentico piano per favorire la permanenza dei resistenti, limitazione degli affitti brevi, controlli sulle licenze commerciali) Roma è destinata a diventare un parco turistico tematico legato all’archeologia e ai monumenti. Una prospettiva spaventosa e imperdonabile. Ma se importanti esponenti della giunta Gualtieri puntano tutto sul grande turismo, sostenendo apertamente le grandi catene alberghiere pluristellate senza occuparsi dei pochissimi residenti, fatalmente finirà così. In quanto alla proposta di Boeri, è molto interessante, anche se non nuova. Occorrerebbe un piano veramente condiviso tra governo nazionale e amministrazione capitolina. Cioè un’idea di Capitale che eviti, come si diceva prima, la sua mortificazione a parco tematico e recuperi la sua identità restituendola anche ai romani.
Le nuove stazioni della Metropolitana appena inaugurate sono musei di reperti archeologici, mentre non esiste nulla di contemporaneo, e così è accaduto per le nuove piazze davanti al Vaticano e alla Stazione Termini. Perché a differenza di città come Berlino o Parigi Roma sembra ignorare l’arte di oggi?
Penso ci sia una sorta di automatismo: se scaviamo per la Metropolitana, si trovano reperti e così li esponiamo. Nella Metropolitana di Atene l’archeologia si alterna all’arte contemporanea. Però, per nostra fortuna, l’identità attuale di Roma è legata anche a segni urbanistici contemporanei di grande valore. Penso alla Nuvola di Fuksas, al Maxxi di Zaha Hadid, all’Auditorium di Renzo Piano, alla stessa teca dell’Ara Pacis di Meyer.
Roma conserva, restaura, tutela, ma non muta, né si trasforma, né si innova. Può una metropoli rimanere congelata nel passato quando intere nazioni guardano al futuro?
No, non può. Il grande passato di Roma è, nello stesso tempo, uno scrigno preziosissimo e anche un peso: la città è consapevole di ciò che possiede e spesso riposa su quegli allori. Però i tentativi di ripensarsi non mancano. Non sono un tifoso di calcio, è qualcosa che non mi interessa: ma l’operazione dello Stadio della Roma ha un suo senso ed è un segnale interessante. La recente mostra sugli stadi allestita al Maxxi dimostra quanto possa contare, per una Capitale, un polo di aggregazione sportiva ben pensato e con servizi adeguati. Questo è futuro.

L’operazione Murales a piazza Venezia ha riportato, se pur in maniera temporanea, l’arte pubblica al centro di Roma, dopo più di un secolo. Qual è il tuo giudizio su questo progetto?
Un giudizio più che positivo, anzi entusiasta. I silos sono un segno industriale nel cuore di Roma, esteticamente molto invasivo. Trasformarli in una gigantesca installazione favorisce non solo la curiosità ma anche la familiarizzazione del grande pubblico verso l’intervento dell’arte contemporanea. Mi auguro sinceramente che il progetto proceda e resista fino alla fine dei lavori della Metro C in piazza Venezia. Sarebbe interessante seguire, nel tempo, anche l’evoluzione dei linguaggi delle diverse generazioni.
Individualismo, incapacità di seguire le regole e di fare rete. Nel XXI secolo questi difetti fanno ancora parte del carattere dei cittadini romani?
Purtroppo sì, soprattutto l’individualismo. Io sono romano doc, fiero di esserlo. Ma detesto questo tassello dell’identità romana. Le regole sono una pura indicazione, fare rete non è nel nostro carattere. Siamo sentimentali e anche pronti a solidarizzare emotivamente. Ma è qualcosa di molto diverso. Una certa dose di buonismo non può sostituire il sentimento civico.
Una rinascita per Roma è possibile? Se tu fossi eletto Sindaco, quali sono le tre cose che cambieresti e come?
La rinascita è possibile, i fermenti ci sono ma bisogna battere le lobby, i grandi e piccoli poteri, dai padroni del cemento ai ristoratori che invadono i marciapiedi con i loro tavolini ignorando le regole degli spazi. Sindaco io? Non avrei mai potuto averne la forza e il profilo, so bene che è facile criticare ma difficile amministrare. Però stiamo al gioco. Tre cose? La prima: radicale riforma della burocrazia capitolina, puntando tutto sulla Rete e sul tempo reale. La seconda: una intensificazione del servizio pubblico di trasporti per renderlo sempre più competitivo con i mezzi privati. La terza: misure di tutela per i residenti del centro storico, limitazione drastica dei cosiddetti Grandi Eventi nel centro storico più antico e prezioso, incentivi per le botteghe artigianali e di tradizione.
Proiettiamoci nel 2050. Come vedi Roma tra 25 anni?
Penso, voglio sperare che Roma riesca a trovare la strada per una modernizzazione: trasporti pubblici più rapidi, aree verdi veramente protette (abbiamo visto troppi, dolorosi e discutibilissimi abbattimenti anche di alberature storiche in questo 2025) e servizi adeguati a un tessuto sociale in drastico cambiamento (pochi giovani e tanti anziani). Le potenzialità per rendere Roma adeguata a tutto questo ci sono. Occorre una classe politico-amministrativa adeguata, pronta, colta, duttile, in grado di non cedere a troppe pressioni.
Ludovico Pratesi
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L’articolo "Come salvare Roma dalla sua mortificazione? Un libro azzarda la risposta" è apparso per la prima volta su Artribune®.