Coltelli e violenza tra i giovani, Podio: “I casi di Aba e Paolo segno di una deriva pericolosa, dolore sia monito per le istituzioni”

  • Postato il 29 marzo 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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nicola podio sconfitta

Liguria. “Un tempo nelle scuole i diverbi si risolvevano con un pugno, oggi con un coltello e domani, se non interveniamo, rischiamo di vedere armi da fuoco tra i banchi. Non possiamo permetterlo”. Lo dichiara il consigliere comunale albenganese Nicola Podio.

“Ho ascoltato alla Camera dei Deputati la testimonianza di Kiro, cugino di Aba, giovane marocchino ucciso a La Spezia per un motivo assurdo e inaccettabile: una gelosia malata, l’idea che una persona possa essere una proprietà. Kiro ha avuto la forza e la lucidità di consegnarci tre parole semplici ma potentissime: dialogo, rispetto, responsabilità. Dialogo con le istituzioni, che devono essere presenti e capaci di ascoltare davvero, rispetto per ogni persona, al di là delle idee, del colore della pelle, della religione, e poi ancora responsabilità, perché chi sbaglia deve pagare, ma la società deve fare tutto il possibile per evitare che si arrivi a certi gesti”.

“La testimonianza di Kiro è stata devastante, ma anche un monito che pesa come un macigno: i segnali ci sono sempre, il punto è se vogliamo vederli o continuare a ignorarli. Quello che è successo ad Aba non è un fatto isolato, è il sintomo di un disagio più profondo che riguarda i nostri giovani. Anche ad Albenga sappiamo bene cosa vuol dire confrontarsi con il dolore causato dalla violenza: la storia di Paolo Sarullo e della sua famiglia ci insegna che si può trasformare una tragedia in un messaggio costruttivo, in un richiamo forte alla responsabilità collettiva. Non odio, ma impegno. Non vendetta, ma prevenzione. Ma non possiamo aspettare altre tragedie”.

“Proprio in questi giorni un ragazzo ha tentato di uccidere la sua professoressa a scuola con un coltello. Le istituzioni devono fare la loro parte: più presenza educativa nelle scuole, strumenti di ascolto reali, coinvolgimento delle famiglie, percorsi di responsabilità per i giovani e un lavoro serio sul tema delle armi tra i minori. Ma anche la società civile deve sentirsi chiamata in causa. Non possiamo aspettare un altro caso come quello di Aba o come quello di Paolo. Dobbiamo intervenire adesso, insieme, perché la scuola e tutti i luoghi di socialità tornino a essere spazi sicuri, dove i nostri ragazzi possano crescere senza paura e con la speranza di un futuro migliore”.

Autore
Il Vostro Giornale

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