Coldiretti: “Bene nuove misure sulla tracciabilità delle importazioni, ora un piano olivicolo regionale”

  • Postato il 27 febbraio 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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olio olive

Liguria. Con gli arrivi in Italia di olio d’oliva straniero aumentati del 57% nel 2025, diventa fondamentale rafforzare ogni strumento di controllo e trasparenza per tutelare produttori e consumatori. In questo senso Coldiretti Liguria accoglie con favore le nuove misure disposte dall’Icqrf sulla tracciabilità degli oli importati in regime di Perfezionamento Attivo (Tpa), come richiesto a livello nazionale da Unaprol e Coldiretti.

Dal 1° marzo 2026 sarà obbligatoria l’indicazione puntuale nel Registro Telematico della natura degli oli in Tpa e delle operazioni di equivalenza: un passaggio decisivo per chiudere una zona grigia che negli anni ha favorito l’ingresso di prodotto estero a dazio zero, con effetti distorsivi sui prezzi dell’olio italiano e rischi di confusione lungo la filiera.

“La trasparenza non è un costo, ma un valore a tutela dei produttori onesti e dei consumatori,” dichiarano Gianluca Boeri, Presidente di Coldiretti Liguria, e Bruno Rivarossa, Delegato Confederale. “Non possiamo permettere che i flussi di olio extra-UE, importati per essere lavorati e riesportati, possano correre il rischio di confondersi, anche solo tecnicamente, con il nostro pregiato olio nazionale. Non possiamo più transigere sul principio della tracciabilità e su quello della reciprocità: le stesse regole devono valere per tutti”.

L’Italia vanta 42 Dop e 8 Igp nel settore olivicolo. In Liguria le produzioni rappresentano un’eccellenza riconosciuta, con una Dop e una Igp che identificano un patrimonio agricolo, paesaggistico e culturale unico. Ma per Coldiretti Liguria la tracciabilità, pur fondamentale, non basta.

“Il settore olivicolo ligure ha bisogno di interventi strutturali urgenti”, proseguono. “Servono infrastrutture idriche e logistiche adeguate, ricerca e sperimentazione, promozione e innovazione. Oggi in Liguria solo il 7% degli uliveti è irrigato e subiamo alternanze produttive sempre più accentuate a causa dei cambiamenti climatici. È una situazione che non è più sostenibile”.

Da qui la richiesta di un vero piano olivicolo regionale che consolidi e rilanci il comparto, rafforzando la competitività delle aziende e la tenuta economica delle aree interne.

“Le pratiche sleali e la mancanza di trasparenza indeboliscono non solo le imprese, ma l’intero territorio dal punto di vista economico e sociale. Dobbiamo uscire da una logica che considera l’olio un semplice condimento: l’olio extravergine è un alimento identitario, centrale nella dieta mediterranea e nella nostra cultura produttiva”.

In questo contesto diventa strategico il legame tra olivicoltura e turismo. I dati turistici consolidati del 2025 registrano in Liguria oltre 20,8 milioni di presenze, con una crescita del 3,75% rispetto all’anno precedente: un bacino enorme di potenziali consumatori che deve essere intercettato attraverso politiche economiche mirate.

“Dalla ristorazione al turismo diffuso”, concludono, “è necessario promuovere con maggiore forza i trasformati derivanti dall’olivicoltura ligure. Valorizzare il nostro olio significa sostenere reddito agricolo, presidio del territorio e attrattività turistica. Tracciabilità e reciprocità sono il punto di partenza, ma ora servono scelte politiche concrete per dare futuro alla nostra olivicoltura, che ribadiamo essere di qualità assoluta”.

Autore
Il Vostro Giornale

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