Città e borghi: la “Sincronia del declino” si batte con i Patti di reciprocità

  • Postato il 7 marzo 2026
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Il Quotidiano del Sud
Città e borghi: la “Sincronia del declino” si batte con i Patti di reciprocità

I borghi affrontano un declino irreversibile, mentre le città soffrono crisi ambientali. La soluzione risiede in patti di reciprocità territoriale.


I nostri borghi sono in crisi irreversibile. Lo certifica, brutalmente, il PSNAI 21/27- Piano Nazionale Aree Interne: «Queste aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza, ma devono essere accompagnate in un percorso sincronizzato di declino e invecchiamento». Per lo Stato e per la prima volta lo spopolamento è inevitabile e va solo gestito economicamente. Si rinuncia al salvataggio e si condanna i borghi all’estinzione finale. Però non stanno meglio le città: schiacciate «da contraddizioni inestricabili, drammatiche esistenze ed insostenibili disuguaglianze» (cit. V. Pelligra) e con il grave «problema della densità…stare stipati, insieme» (cit. R. Sennett), occupano il 2% del pianeta ma ospitano il 50% della popolazione mondiale, consumano il 78% dell’energia primaria e producono il 70% delle emissioni di C02 e gas serra.

Un gigantesco disastro ecologico. Della crisi a specchio di città e borghi – facce della stessa medaglia – chi scrive ne ha parlato al “Premio Borghinfiore 2025, Il fascino dei borghi tra storia, cultura ed arte”, organizzato da Sidus Club nella sala consigliare di Siderno (RC). E’ possibile utilizzare la comune crisi e generare opportunità per città e borghi? Dal cortocircuito fra crisi attuale e incerto futuro della città, possono scaturire vantaggi per piccoli centri e borghi?

BORGHI E LA CITTÀ COME INVENZIONE UMANA E MOTORE DI PROGRESSO CIVILE

La città è un’ideazione di solo 6/7mila anni fa (il sapiens ha 195mila anni): «gigante della civiltà, luogo di innovazione e sviluppo» (V. Pelligra) è «la più grande (ed esclusiva) invenzione della specie umana» (B. Wilson). Nessuna altra specie ha «artificialmente» organizzato la comune convivenza.  Forse solo le piante collaborano e scambiano risorse per la sopravvivenza collettiva. «Un bosco è una città vegetale» (S. Mancuso). Fin dall’antichità la città è l’ambiente fisico strutturato per la vita sociale. Un organismo complesso di aggregazione sociale, economica e culturale che attraverso la prossimità e l’interazione organizza relazioni, scambi, innovazione e la cooperazione tra le persone. Per il bene comune e lo sviluppo civile. Basandosi su patto civico e condivisione di spazi funzionali e risorse, è insostituibile motore di sviluppo e progresso umano.

L’ATTRAZIONE DELLE METROPOLI E LE NUOVE DINAMICHE DI ESPULSIONE URBANA

La città esercita da sempre una forte attrazione sulle classi sociali. A danno dei centri minori: «le metropoli hanno due potenti magneti, il lavoro e l’intrattenimento…L’offerta culturale non ha pari» (cit. E. Glaeser). In tempi recenti il rapporto tra città e piccoli centri si è però parecchio articolato: le città continuano a calamitare soprattutto immigrati e giovani laureati ma, tendono a perdere pezzi di classi abbienti (i cd. radical-chic) stufi dei guai della città. Insieme si espellono poveri ed anziani che non riuscendo «a campare» in città si trasferiscono o tornano nei borghi di origine a costi minori, accettando meno servizi e possibilità!

Taluni hanno prefigurato lo svuotamento delle città verso il paesello dell’immaginario collettivo poeticamente rappresentato dal «presepe» di case arroccate, la chiesetta, il ciabattino, il falegname, ecc. Tutto molto bello e coinvolgente se non fosse che ben 5.552 comuni sotto i 5 mila abitanti sono in gravissimo disagio, fragili e senza apparente futuro. Specie per i giovani.

DAI BORGHI ARCIPELAGO AI PATTI DI RECIPROCITÀ TRA UOMO E NATURA

Guardando alle cd. città arcipelago, strutturate come insieme di piccoli borghi urbani dove tutto diviene facilmente raggiungibile con «il decentramento in piccoli punti di aggregazione raggiungibili a piedi in 1/4 d’ora» (R. Sennett), si potrebbero formare anche i borghi arcipelago. Quale sistema di aggregazione di piccoli centri connessi e correlati fra loro in cui nessuno perde specificità ed unicità ma collabora con i centri vicini condividendo servizi e dotazioni, diventando piccole città. Così dal recupero e sviluppo dei piccoli centri – in relazione paritaria con le città vicine che, a loro volta, si giovano della specificità dei borghi e questi ricevono supporto dalle città – si producono reciproci benefici (S. Boeri). In un equilibrio realmente virtuoso. 

Fra città (densificate) e borghi (spopolati) si stipulano accordi e patti di reciprocità (in un sistema di relazioni integrate) e di prossimità (con ricucitura dei legami tra luoghi e persone),valorizzando la vita delle comunità con scambi di risorse e servizi. E’ un processo che richiede dotazioni infrastrutturali materiali (recuperi) ed immateriali (banda larga, trasporti efficaci, ecc.) ed una pianificazione urbana che valorizzi biodiversità e nuovo equilibrio uomo-natura. E’ un processo alternativo all’imbalsamazione sotto teca (tutto resti com’è) che richiede ai borghi il coraggio del rischio della contemporaneità e la disponibilità alla contaminazione, cessione, apertura. Per fare più rete ed innovazione.

CITTÀ E BORGHI: LA METROCITY DI REGGIO CALABRIA E IL NEOLOGISMO DELLA BORGHITUDINE

In questi termini ad es. la Metrocity di Reggio Calabria (97 Comuni, 3.183 km², 510.443 ab., 160 ab/km²) è una speciale opportunità per piccoli centri ed aree periferiche. Basta superare resistenze campanilistiche ed anacronistici urbano – centrismi, costruendo con pazienza e visione buone occasioni di coesione, convergenza, condivisione e partecipazione. Per la cronaca, borghitudine è un neologismo ancora privo di condivisa definizione. Interrogata l’AI propone quanto segue: «E’ l’essenza di un borgo, ovvero la sintesi delle sue caratteristiche uniche e del suo fascino. È la qualità che rende un borgo meritevole di essere conosciuto e valorizzato». Il tema è tutto ben aperto. Sicché: avanti con le buone idee.

* C. Maurizio DIANO, Architetto, funzionario della Regione Calabria.

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