Cimitero degli orrori a Tropea, due condanne

  • Postato il 1 aprile 2025
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Cimitero degli orrori a Tropea, due condanne

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Si chiude con due condanne, quelle di padre e figlio, il filone in ordinario del processo per il “Cimitero degli orrori”, vale a dire la distruzione di cadaveri nel camposanto di Tropea. Un terzo imputato già condannato in abbreviato. L’indagine risaliva al 2019



TROPEA – L’avevano chiamata “Il cimitero degli orrori” l’inchiesta sulle distruzioni di cadaveri avvenute all’interno del cimitero comunale di Tropea il cui filone ordinario del processo si è concluso con il medesimo esito dell’abbreviato: condanna.

Il tribunale di Vibo presieduto dal giudice Claudia Caputo, concordando con la prospettazione accusatoria, ha infatti riconosciuto colpevoli Francesco Trecate, ex custode del camposanto, quindi impiegato municipale, e il figlio Salvatore, infliggendo loro una pena rispettivamente di 5 anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici, e di 3 anni e 6 mesi e interdizione per 5 anni dai pubblici uffici. Il pm Concettina Iannazzo, al termine della sua requisitoria aveva chiesto 5 anni e 6 mesi per ciascun imputato difesi dall’avvocato Giuseppe Di Renzo; parte civile il comune di Tropea rappresentato dall’avvocato Michele Accorinti. Il giudice ha inoltre rigettato la richiesta di provvisionale chiesta dal legale dell’ente locale condannando i due Trecate al pagamento delle spese legali e al risarcimento del danno da liquidarsi in separata sede.

Roberto Trecate, in passato fu insignito di un riconoscimento da parte dello stesso Comune di Tropea. Nei mesi scorsi la condanna del terzo imputato, Roberto Contartese, a 3 anni e 6 mesi al termine del processo con rito abbreviato.

L’INCHIESTA SUL CIMITERO DEGLI ORRORI A TROPEA

Oggi quindi le altre due condanne, ma l’inchiesta sul “Cimitero degli orrori” a Tropea coordinata dalla Procura di Vibo era nata sulla scorta di una indagine avviata dalla Finanza, ed aveva portato a scoprire un sistema illecito di estumulazione dei cadaveri, soprattutto di persone che non avevano parenti in zona. Condotte il cui inizio gli investigatori fanno risalire al luglio del 2019. Era stata l’installazione, nell’ottobre dello scorso anno, di una telecamera in un piazzale del cimitero in cui i tre indagati svolgevano le attività, a portare elementi concreti all’indagine dopo alcune segnalazioni che nell’estate precedente avevano attivato l’attenzione della Finanza.

Nel febbraio del 2021 scattò il clamoroso blitz della Finanza. I tre indagati avrebbero in particolare violato ventisei tombe in cui erano tumulati i cadaveri di soggetti identificati e non, con l’aggravante dell’aver commesso il fatto con abuso dei poteri e in violazione dei doveri derivanti dal ruolo di ‘custode cimiteriale’ per Francesco Trecate. Sette i cadaveri distrutti completamente o parzialmente dopo averli sezionati con l’ausilio di un seghetto e di un martello e poi bruciati. Pratiche che in alcune occasioni le stesse fiamme gialle sono riuscite a filmare e documentare con videocamere nascoste.

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