“Ci aspettiamo che qualcuno del Comune di Crans-Montana venga indagato: il dubbio è che ci sia qualcosa che non ha voluto funzionare”: così il padre di uno dei feriti

  • Postato il 13 gennaio 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Quei ragazzi sono scesi nell’inferno e c’è stato un angelo che li ha scelti a caso e li ha tirati fuori. È grave che dopo 12 giorni non c’è neanche un indagato nel comune di Crans-Montana”. A parlare è Umberto Marcucci, padre di Manfredi, uno dei giovani rimasti feriti nella strage del bar “Le Constellation”, dove la notte di Capodanno è esploso un incendio che ha tolto la vita ad almeno 40 persone, molte delle quali giovanissime. Intervistato a Quarta Repubblica, l’uomo ha raccontato ciò che suo figlio e tutti gli altri feriti stanno vivendo in questo momento.

Al programma condotto da Nicola Porro, in onda lunedì 12 gennaio su Rete 4, Marcucci ha spiegato anche ciò che lui, insieme alle altre famiglie, si aspetta sul fronte giudiziario, in cui, al momento, risultano indagati i coniugi Moretti, gestori de “Le Constellation”, con l’accusa di omicidio colposo, incendio doloso colposo e lesioni personali colpose: “Conosciamo i visi delle due persone che sono state le principali artefici di questo dramma, ma non abbiamo le facce dei responsabili del comune preposti ai controlli. Questo è grave”, afferma.

“Non vorrei parlare solo di mio figlio, ma di tutti i ragazzi che sono all’ospedale, perché dobbiamo immaginare dei ragazzi che sono scesi letteralmente nell’inferno e poi per uno strano caso c’è un angelo che li ha scelti a caso e li ha tirati fuori”, sottolinea Marcucci. Al momento, aggiunge ancora il padre di uno dei feriti, i ragazzi sopravvissuti alla strage che ora sono ricoverati “barcollano, ma non mollano. Tengono duro, un giorno stanno meglio, un giorno stanno peggio, ma tutti stanno lottando, insieme ai propri genitori, per uscire da questa brutta storia”, ribadisce.

A distanza di quasi due settimane dalla tragedia, l’uomo ricorda ciò che è accaduto al suo arrivo sul posto, quando ha iniziato a cercare disperatamente suo figlio Manfredi: “Io ho avuto la fortuna che mio figlio, nonostante le mani ustionate, ha risposto due volte al telefono. Quindi sono riuscito a individuarlo e io ho attraversato questo inferno che c’era fuori dove c’erano decine e decine di persone stese a terra con i medici che non riuscivano a seguirli tutti quanti. C’era freddo, c’erano -10 gradi. Io sono arrivato alle 2.30, un’ora dopo il fatto, e mio figlio è stato un’ora al gelo ustionato”.

Marcucci, nel suo caso, però, si ritiene molto fortunato: “Perché ci sono stati altri genitori che il figlio l’hanno trovato tirato fuori dal locale due ore dopo il fatto. Potete immaginare i genitori che erano lì che sensazioni hanno vissuto in quei momenti”. Una volta lì sul posto, la preoccupazione per le condizioni dei propri figli si è affiancata anche al desiderio di dare una mano a chi ne aveva bisogno: “Abbiamo fatto del nostro meglio per aiutare chi stava lì, io per ultimo ho fatto il meno possibile perché sono arrivato un’ora dopo”.

Quello scenario tragico, spiega Marcucci, “non era immaginabile”: “Hanno allestito un ospedale da campo in meno di due ore, c’erano elicotteri che si alzavano in volo di continuo, mi hanno raccontato, da questo punto di vista hanno fatto il massimo, era davvero al di sopra delle possibilità di chiunque”.

Ora le famiglie dei feriti attendono l’esito di un’inchiesta nella quale si cercherà di stabilire se vi siano responsabilità e ricostruire quanto accaduto: “Noi familiari dei feriti, uniti, abbiamo questo pensiero: conosciamo i visi delle due persone che sono state le principali artefici di questo dramma, ma non abbiamo le facce dei responsabili del comune preposti ai controlli. Questo è grave, perché dopo 12 giorni non c’è neanche un indagato nel comune di Crans-Montana”. Lo stesso Marcucci, che nella cittadina del canton Vallese possiede una casa di proprietà, racconta quelli che sono i classici controlli che vengono svolti in un’abitazione in Svizzera: “A casa mia c’è la caldaia condominiale che viene controllata ogni anno, la giustizia funziona bene, i controlli funzionano bene”. In questo caso, però, aggiunge ancora l’uomo, “c’è stata veramente qualche falla e ti viene il dubbio evidentemente che ci sia qualche cosa che non è che non ha funzionato, ma che non ha voluto funzionare”.

Nel corso dell’intervista, Porro menziona anche il ruolo dell’assicurazione: “Ha detto che, posto il fatto che se non ci sono stati controlli e c’erano delle cose irregolari non pagano, i massimali anche se tutto dovesse funzionare sono ridicoli”, afferma il conduttore. Un aspetto sul quale Marcucci sembra però essere abbastanza fiducioso: “Ci sono degli interessi importantissimi su Crans-Montana, che avrà una gara di coppa del mondo di sci a fine gennaio, i mondiali di sci nel 2027, il comprensorio sciistico è stato acquistato da un fondo americano. Io auspico che la Svizzera abbia tutto quanto l’interesse a concludere questa vicenda in modo cristallino e limpido, magari istituendo un fondo per le vittime”, sottolinea l’uomo.

Poi aggiunge: “Già siamo stati contattati da un ufficio che si occupa di prestare dei primi aiuti economici/psicologici da parte della Svizzera, però ci aspettiamo molto di più”. C’è un altro aspetto, però, ritenuto di fondamentale interesse da parte di Marcucci: “Ci aspettiamo che qualcuno del comune di Crans-Montana venga assolutamente indagato”, conclude.

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