Chiudono le attività, aprono hotel e ristoranti: i dati della desertificazione commerciale che avanza in Piemonte

  • Postato il 13 marzo 2026
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  • Di Quotidiano Piemontese
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PIEMONTE – Sempre più negozi storici chiudono nei centri urbani del Piemonte, lasciando spazio soprattutto a ristoranti, bar riorganizzati o attività legate al turismo. Un fenomeno evidente che sta cambiando profondamente il volto delle città e che, secondo le associazioni di categoria, rischia di impoverire il tessuto sociale oltre che economico.

I dati che seguono sono emersi dall’analisi “Città e demografia d’impresa” realizzata da Confcommercio su dati del Centro Studi delle Camere di Commercio G. Tagliacarne.

Centri storici sempre più senza negozi

Nei centri storici degli otto comuni capoluogo piemontesi negli ultimi anni si è registrato un calo significativo delle attività tradizionali. In particolare hanno chiuso:

  • 442 negozi di abbigliamento e calzature (-39,3%)

  • 334 bar (-27,6%)

  • 229 attività tra profumerie, fiorai e gioiellerie (-22,7%)

Ancora più marcato il calo in altri settori storicamente presenti nelle città:

  • edicole (-56,1%)

  • distributori di carburante (-50%)

  • negozi di libri e giocattoli (-41,8%)

Parallelamente, però, sono aumentate altre attività legate alla ristorazione e all’accoglienza:

  • ristoranti (+222, pari al +31,5%)

  • rosticcerie, gelaterie e pasticcerie (+58, pari al +16,3%)

  • strutture di alloggio (+36, pari al +50,7%)

In parte il calo dei bar è spiegato anche dal cambio di codice di molte attività, che si orientano verso la somministrazione di ristorazione vera e propria.

“Il rischio è perdere identità e servizi”

Secondo il presidente di Confcommercio Piemonte Giuliano Viglione, il fenomeno è ormai evidente e richiede interventi immediati.

“A fronte di uno scenario sempre più caratterizzato dal fenomeno della desertificazione commerciale, con una progressiva contrazione della rete distributiva fatta di piccoli negozi che ormai interessa tanto le città di medie e grandi dimensioni quanto i piccoli paesi, è fondamentale che la Regione Piemonte sostenga il commercio di prossimità con una riforma urgente e mirata della normativa del commercio e con risorse adeguate alla gravità del momento storico”.

Per Viglione, il commercio di vicinato non è solo economia, ma anche presidio sociale:

“Il commercio di vicinato rappresenta non solo un motore di sviluppo economico, ma anche un presidio territoriale che garantisce socialità, sicurezza, pulizia e vivacità delle strade e delle piazze”.

Il presidente sottolinea inoltre che la crescita della ristorazione non può compensare la perdita di altri settori, poiché sarebbe fuori da ogni logica il compensare la chiusura di un negozio di abbigliamento con un ristorante o un B&B. Ogni settore ha una funzione sociale ed economica specifica.

Il caso di Cuneo: calo più contenuto

In questo scenario regionale abbastanza critico, Cuneo mostra dati meno negativi rispetto ad altri capoluoghi.

Infatti, tra il 2012 e il 2025, Cuneo registra una riduzione più contenuta che si aggira ad un -16%. Nella classifica nazionale che analizza 122 capoluoghi italiani, la città si colloca tra quelle dove il calo delle imprese è stato meno pesante negli ultimi tredici anni.

Una tale trasformazione, secondo gli esperti, rischia di modificare in modo irreversibile la vita quotidiana dei centri urbani, con meno servizi di prossimità e una maggiore omologazione dell’offerta commerciale. Ne consegue una grossissima perdita culturale della diversità locale e della proposta cittadina.

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Quotidiano Piemontese

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