Chiama il consigliere “Hannoun” anziché “Kaabour”, giunta e maggioranza lasciano l’aula
- Postato il 27 gennaio 2026
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- Di Genova24
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Genova. Durante la discussione di un ordine del giorno sullo stallo che riguarda gli aiuti per Gaza raccolti a Genova, il consigliere comunale di Forza Italia Mario Mascia, ha citato il consigliere comunale del Pd Simohamed Kaabour utilizzando il cognome di Hannoun, l’attivista palestinese indagato dalla procura di Genova per presunti finanziamenti ad Hamas. Mascia ha subito detto di essere inciampato in un lapsus ma questo non è bastato a sedare gli animi.
Dopo pochi istanti la sindaca di Genova Silvia Salis si è alzata e ha invitato tutta la giunta e i consiglieri di maggioranza a lasciare l’aula. “Quanto successo oggi pomeriggio in Consiglio comunale a Genova è di una gravità assoluta. Nell’aula del sesto Comune d’Italia è inaccettabile che un consigliere di maggioranza venga appellato, per più di una volta, con il nome di un indagato per terrorismo. È stato superato ogni limite della conflittualità politica anche più dura. Per questo motivo anche come giunta abbiamo deciso di abbandonare i lavori in totale solidarietà e vicinanza al consigliere Simohamed Kaabour, delegato alle relazioni istituzionali”, ha affermato in una nota la sindaca.
La seduta è quindi proseguita con la sola minoranza in aula. Diversi singoli consiglieri di opposizione sono quindi intervenuti condannando la decisione della sindaca e della maggioranza. Sergio Gambino (Gruppo Misto) ha detto che “quando un esponente della maggioranza aveva minacciato di morte una consigliera della minoranza la sindaca non aveva fatto nulla” (il riferimento era alla frase di Sergio Chiarotti, rivolta a Fdi, “vi abbiamo già appesi una volta”, e per la quale aveva poi chiesto scusa).
Alessandra Bianchi, capogruppo di Fdi,ha attaccato la sindaca Salis: “Ha cercato un pretesto, un errore in un nome, per non assumersi la responsabilità di votare un documento sul quale una consigliera di maggioranza ha dato degli assassini a uno stato sovrano”. Durante la discussione la consigliera della Lista Salis, Sara Tassara, ha usato il termine per indicare il genocidio compiuto da Israele nei confronti della popolazione di Gaza. D’altronde lo stesso Netanyhau è accusato di crimini contro l’umanità dalla corte penale internazionale e rischia, per questo, l’arresto. “Il sindaco è scappato e ritengo non sia idonea a rivestire il ruolo che ha, si deve dimettere”.
“La notizia è che considerano Hannoun un insulto, è che per la prima volta prendono le distanze”. Il commento sarcastico della capogruppo di Noi Moderati Ilaria Cavo. In realtà la settimana scorsa la sindaca di Genova si era detta pronta a valutare la costituzione del Comune di Genova come parte civile in un eventuale processo nei confronti di Mohamad Hannoun per tutelare l’immagine della città e il movimento di solidarietà pro Gaza.
La seduta è stata sciolta dopo circa mezz’ora per mancanza di numero legale. Secondo la minoranza la maggioranza ha inscenato l’uscita dall’aula per evitare di votare un documento scomodo, perché su Gaza, nel Giorno della Memoria.
“Non è la prima volta che il consigliere Kaabour si trova a subire simili attacchi mascherati da battute – sottolineano in serata dai gruppi di maggioranza – che si verificano puntualmente quando si discutono temi legati al razzismo, alla questione palestinese, o a Paesi del continente africano. Un comportamento che non deve per nessuna ragione essere archiviato come semplice errore linguistico. Il consiglio comunale è un luogo di rappresentanza democratica, che richiede responsabilità, precisione e rispetto, in particolare verso chi come il consigliere Kaabour porta avanti con rigore e dignità temi fondamentali per i diritti umani e per la coesione sociale. La maggioranza a Palazzo Tursi stigmatizza con forza ogni forma di discriminazione o confusione identitaria, che rischia di minare la credibilità delle istituzioni e ferire la dignità personale e politica di chi vi partecipa”.
Il Pd, in particolare, insiste: “Non un lapsus, un episodio grave, che non può essere archiviato come una semplice svista”. E lo stesso Kaabour interviene: “Non chiedo indulgenza né solidarietà personale. Chiedo rispetto per il ruolo che ricopro e per l’istituzione che rappresento. Quando si confonde deliberatamente l’identità di una persona, soprattutto in contesti segnati da stereotipi e tensioni politiche, non si commette una semplice gaffe: si manda un messaggio. Ed è un messaggio che non posso accettare, né per me né per chi si riconosce in un’idea di politica fondata sul rispetto e sull’uguaglianza”.