Chi è Mojtaba, il figlio di Ali Khamenei che potrebbe succedergli come guida suprema dell'Iran

  • Postato il 4 marzo 2026
  • Di Il Foglio
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Chi è Mojtaba, il figlio di Ali Khamenei che potrebbe succedergli come guida suprema dell'Iran

Sarà Mojtaba Khamenei la nuova guida suprema dell'Iran? L'annuncio della sua nomina è arrivato da Iran International, testata vicina all'opposizione iraniana in esilio, ma nessuna fonte ufficiale ha finora confermato la notizia. Quel che è certo è che il figlio secondogenito dell'ayatollah Ali Khamenei era da tempo indicato dal padre come proprio successore. E che i suoi legami con le forze di sicurezza e un vasto impero finanziario offshore lo rendono oggi il candidato più credibile a raccogliere quella pesantissima eredità.

Nato l'8 settembre 1969 a Mashhad, lui pure ayatollah, Mojtaba aveva alle spalle studi presso il seminario di Qom, dove tuttora insegna teologia, e un curriculum militare: tra il 1987 e il 1988 aveva combattuto la guerra con l'Iraq come membro dei Pasdaran, e nel 2009 era stato associato alla repressione, condotta dai Basij, delle proteste seguite alle elezioni presidenziali. Un personaggio influente, ma anche chiacchierato. Come sostenitore della candidatura di Mahmoud Ahmadinejad nel 2005 e nel 2009, fu accusato dal candidato riformista Mehdi Karroubi di aver contribuito a falsare le elezioni. Ma soprattutto è collegato a una rete finanziaria offshore con beni nel Regno Unito e negli Emirati Arabi Uniti.

Ci sono inoltre due ostacoli alla sua eventuale nomina al posto del padre. Il primo: in teoria la carica di guida suprema non dovrebbe essere un appannaggio familiare. Il secondo: il suo status nel clero era da molti ritenuto inferiore a quello formalmente richiesto per ricoprire quel ruolo.

A quanto pare, il trauma della situazione in corso e il modo in cui il padre viene celebrato come martire potrebbero contribuire a superare ogni resistenza. Secondo il governo iraniano, nei bombardamenti sarebbero morti non solo Ali Khamenei e sua moglie, ma anche la moglie di Mojtaba e uno dei suoi tre figli. In un primo momento, era stato dato per morto anche lui.

Molti osservatori ritengono che proprio la sua potenza economica e i suoi legami con le forze di sicurezza costituiscano la vera base del suo potere, in assenza del carisma paterno. Secondo un'inchiesta di Bloomberg del gennaio scorso – che riprendeva rivelazioni già pubblicate da Guardian e Libération – Mojtaba è al centro di una rete finanziaria offshore che detiene e movimenta asset al di fuori dell'Iran. Le partecipazioni segnalate includono immobili di alto valore a Londra e Dubai, interessi nel trasporto marittimo, relazioni bancarie e attività alberghiere in Europa. I fondi, provenienti in gran parte dai proventi petroliferi iraniani, sarebbero stati fatti transitare attraverso banche britanniche, svizzere, del Liechtenstein e degli Emirati Arabi Uniti, tramite società fantasma registrate a Saint Kitts and Nevis e nell'Isola di Man.

Tra le strutture più documentate figura una villa su The Bishops Avenue a Londra – la cosiddetta "Billionaire's Row" – acquistata nel 2014 per 33,7 milioni di sterline. Il portafoglio comprende anche hotel di lusso a Francoforte e Maiorca, una villa nel quartiere più esclusivo di Dubai e beni in precedenza detenuti a Toronto e Parigi. Nessuno di questi asset è intestato direttamente a Mojtaba: il suo nome non compare in alcun documento, sostituito da intermediari fidati e complesse scatole cinesi societarie.

L'uomo chiave identificato da Bloomberg come suo faccendiere è Ali Ansari, banchiere e magnate dell'edilizia, sanzionato dal governo britannico nell'ottobre 2025 per aver finanziato i Guardiani della Rivoluzione. Cinquantasette anni, proveniente da una famiglia operaia che seppe approfittare delle redistribuzioni di asset seguite alla rivoluzione del 1979, il suo impero comprende il lussuoso complesso Iran Mall, importanti mercati all'ingrosso e la banca privata Ayandeh Bank, pur recentemente sciolta. Nel 2016 si era anche procurato un passaporto cipriota per operare liberamente nell'Unione europea.

Le sanzioni statunitensi su Mojtaba, imposte nel 2019, non hanno impedito all'impero di espandersi, sfruttando le lacune nei sistemi di trasparenza sulla proprietà effettiva in molte giurisdizioni occidentali. Il 14 gennaio 2026, nel pieno delle proteste iraniane, il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva dichiarato che decine di milioni di dollari erano stati trasferiti dai leader iraniani a istituzioni finanziarie di tutto il mondo. Il canale 14 israeliano aveva riferito che 1,5 miliardi di dollari in criptovaluta erano stati inviati a un conto a Dubai con il coinvolgimento di Khamenei, di cui circa 328 milioni riconducibili direttamente a lui. Secondo Bloomberg, il solo patrimonio immobiliare di Mojtaba nel Regno Unito varrebbe 100 milioni di sterline.

Le sanzioni del 2019 erano state motivate anche da altro: Mojtaba aveva agito di fatto come guida suprema senza mai essere stato eletto o nominato ad alcuna carica ufficiale, aveva collaborato strettamente con il comandante della Forza Quds in operazioni che includevano supporto letale, finanziamenti e addestramento a favore di talebani, Hezbollah, Hamas, Jihad islamica palestinese e Forze di mobilitazione popolare irachene. A questo si aggiungevano i suoi stretti legami con il Basij e il ruolo attivo nel promuovere, secondo il Tesoro americano, "le ambizioni regionali destabilizzanti e gli obiettivi interni oppressivi" del padre.

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Il Foglio

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