Chi è Biagio Pilieri, il giornalista e politico italo-venezuelano liberato nella notte dopo 16 mesi di detenzione a Caracas: “È tutto finito ora”

  • Postato il 9 gennaio 2026
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Dopo oltre sedici mesi di detenzione in uno dei carceri più duri del Venezuela, Biagio Pilieri è tornato libero. Il politico e giornalista italo-venezuelano ha lasciato la prigione dell’Helicoide di Caracas ed è riuscito a riabbracciare la sua famiglia. La liberazione, avvenuta nei primi giorni di gennaio ed emersa pubblicamente il 9 gennaio 2026, rientra in una serie di rilasci di prigionieri politici decisi dalle autorità venezuelane, che hanno coinvolto anche altri detenuti stranieri e figure di primo piano dell’opposizione. Pilieri è stato rilasciato insieme a Enrique Marquez, ex funzionario elettorale ed ex candidato dell’opposizione alle presidenziali del 2024 contro Nicolas Maduro. In un video diffuso da un giornalista locale, Marquez appare accanto alla moglie e a Pilieri e pronuncia poche parole cariche di sollievo: “È tutto finito ora”.

Biagio Pilieri, 60 anni, è figlio di emigranti siciliani arrivati in Venezuela nel 1953. Ha il doppio passaporto italo-venezuelano ed è una figura conosciuta sia nel mondo dell’informazione sia in quello politico. Giornalista radiofonico e televisivo, negli ultimi anni aveva denunciato pubblicamente la chiusura di organi di informazione, la censura e le difficoltà dell’editoria venezuelana. Sul piano politico è leader del partito Convergenza, fondato nel 1993 e storicamente legato all’ex presidente Rafael Caldera. Il suo arresto risale al 28 agosto 2024. Quel giorno Pilieri venne fermato dal Servizio bolivariano di intelligence (Sebin) al rientro da una manifestazione pacifica e condotto all’Helicoide, struttura simbolo della repressione venezuelana. Da allora è rimasto in isolamento, senza poter comunicare con l’esterno. Né la moglie Maria Livia Vasile né i figli Jesus e Vicente sono mai riusciti a vederlo o a parlargli al telefono. Anche le richieste di visita consolare avanzate dalle autorità italiane non hanno mai ricevuto risposta.

Le accuse contestate a Pilieri erano pesantissime: terrorismo e tradimento alla patria. Nonostante questo, non gli è mai stata consentita la nomina di un difensore. I suoi legali hanno più volte denunciato l’impossibilità di accedere al carcere o di depositare formalmente la delega, parlando di un procedimento bloccato e privo di garanzie. La Commissione interamericana per i Diritti umani, con la risoluzione 63/2024, aveva riconosciuto la gravità del caso, concedendo misure cautelari e sottolineando la necessità di cure mediche continue per le sue condizioni di salute, tra cui ipertensione, problemi gastrointestinali e fibromialgia.

Durante la detenzione, la moglie di Pilieri ha continuato a viaggiare più volte a settimana per otto ore da Yaracuy a Caracas per portare cibo, medicine e vestiti al marito: “È il mio modo di restare vicina a lui, anche se non posso vederlo né sentirlo”, aveva raccontato nei mesi scorsi. La prigionia ha avuto un peso anche economico sulla famiglia, con costi stimati in oltre 2mila dollari al mese per sostenere un detenuto all’Helicoide.

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