Cerimonia d'apertura delle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026 senza portabandiera, cosa succede e il caso delle divise dell'Ucraina
- Postato il 4 marzo 2026
- Di Virgilio.it
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La guerra in Iran, con le sue continue e innegabili ripercussioni sul piano degli equilibri geopolitici e della sicurezza internazionale, ha inciso anche sullo sport mondiale, impattando anche le Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 in programma da oggi (le prime medaglie verranno assegnate sabato) fino a domenica 15 marzo.
- No a portabandiera alla Cerimonia di Verona
- La decisione in merito alla sicurezza
- La crisi internazionale e le Paralimpiadi
- Defezioni dopo il caso della bandiera della Russia
- La divisa Ucraina
No a portabandiera alla Cerimonia di Verona
Come riporta l’agenzia ANSA in un take dettagliato, il Comitato Paralimpico Internazionale ha deciso che nessun atleta farà da portabandiera per il proprio Paese durante la Cerimonia d’Apertura prevista venerdì sera all’Arena di Verona, dopo quella di chiusura evento confermato poco fa dalla stessa Fondazione in un comunicato con la presenza, tra l’altro, di artisti di livello internazionale come Dardust.
La motivazione ufficiale diffusa dall’IPC per questo provvedimento sarebbe “solo per la lontananza degli atleti dai campi delle gare per il giorno dopo”. Come riporta il lancio di agenzia, “di certo c’è che molte delle 56 nazioni avevano annunciato che non avrebbero sfilato. Al posto degli sportivi, spiega ancora l’IPC, ci saranno dei volontari.
Immagini degli atleti portabandiera registrate in questi giorni andranno comunque in onda nella trasmissione televisiva della cerimonia”.
La decisione in merito alla sicurezza
Una decisione che si lega a quanto valutato, nella mattina del 3 marzo, in Prefettura dal Comitato per l’Ordine e la Sicurezza pubblica. Il prefetto Demetrio Martino ha comunicato che: “con le forze di polizia e gli enti che hanno partecipato all’organizzazione dell’evento abbiamo condiviso tutti gli aspetti, stavolta (rispetto alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi il 19 febbraio, ndr) con l’aggravio che l’asticella sulla sicurezza pubblica s’è alzata, la guardia è altissima per quanto accaduto in Iran.
Le indicazioni del Ministero dell’Interno sono state recepite da subito rispetto ai luoghi e agli obiettivi sensibili. E questa cerimonia ci rientra pienamente. Per cui sono stati intensificati i controlli e le attività annesse vista anche la presenza in Arena, ad oggi confermata, del presidente Mattarella”.
La crisi internazionale e le Paralimpiadi
La crisi internazionale si è inasprita e i fronti di guerra sembrano destinati ad aumentare. Non ci sono però, riporta L’Arena, altre defezioni note stando alle parole del presidente del Comitato paralimpico veneto Davide Giorgi.
“Preoccupa di più lo stato d’animo dei nostri atleti, temiamo che non riescano a rimanere sereni e a vivere a mente lucida le prove sportive”, riflette Giorgi che si dice invece tranquillo sul fronte organizzativo. “Da questo punto di vista tutto sta procedendo come da programma. Molti atleti sono già arrivati e non abbiamo notizia di ulteriori defezioni”, aggiunge. Due atleti in particolare erano particolarmente in forse: l’iraniano Abolfazi Khatibi e l’israeliana Sheina Vaspi. Quest’ultima, come ha postato lei sui social indossando una bandiera di Israele, è già al Villaggio olimpico e così sarebbe anche per Khatibi.
Defezioni dopo il caso della bandiera della Russia
Quest’ultimo tragico conflitto è l’ultimo a condizionare le Paralimpiadi. A seguito della decisione del Comitato internazionale di riammettere le bandiere di Russia e Bielorussia.
Una scelta che ha fatto scattare la solidarietà di alcuni rappresentanti istituzionali di Estonia, Lettonia, Paesi Bassi, Polonia, Finlandia, Repubblica Ceca e Canada a cui si è aggiunta in seconda battuta anche la Croazia.
La divisa Ucraina
La polemica si è aggravata dopo che il Comitato ha vietato, poi, l’utilizzo della divisa Ucraina, che riportava la mappa del Paese in guerra con la Russia dopo l’invasione di quattro anni fa, bollata come uniforme politicizzata e dunque contraria allo spirito olimpico.
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