Ceriale, tra vita e calcio: l’intervista al presidente Giuseppe Fresia
- Postato il 9 giugno 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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el cuore del progetto del Ceriale Calcio si inserisce la figura del presidente Giuseppe “Pinuccio” Fresia, che rappresenta una continuità profonda tra la società e la storia del paese. Il suo legame con Ceriale nasce da radici familiari antiche e si intreccia con un percorso di vita fatto di lavoro, famiglia e passione per il calcio, vissuto prima da giocatore e poi da massimo dirigente con grande passione. Oggi, alla guida del club da tre anni a questa parte, Fresia porta avanti una visione in cui la Società non è solo sport, ma anche comunità, formazione e spazio di aggregazione.
La famiglia è da sempre profondamente legata a questo territorio: “Mia madre, i miei nonni e bisnonni materni erano cerialesi e mia moglie è di un paese limitrofo. Il mio bisnonno si chiamava Costa, un cognome ligure, e abitava nelle campagne di Ceriale, nella zona agricola, e mi ha insegnato l’amore per la natura e i suoi frutti. Mio padre invece veniva da un paese nell’entroterra, si è sposato a Ceriale, e avendo già realizzato qualche lavoro nell’edilizia, ha pensato bene di mettersi proprio in questo settore. Mi piace il territorio in cui vivo e mi sono sempre interessato a questa zona”.
Negli anni Cinquanta la piana di Albenga era ancora dominata dall’agricoltura, il vero motore economico. Avendo già maturato esperienza nel settore edilizio, il padre decise di mettersi in proprio e iniziò a costruire le prime case nella pianura ingauna, soprattutto per i coltivatori diretti. Si parla di circa 150-200 abitazioni realizzate, oltre a uno degli edifici simbolici della zona: Palazzo Olivieri, ancora oggi uno dei pochi palazzi presenti nella campagna albenganese. “All’epoca il turismo non era ancora esploso. Il vero boom turistico sarebbe arrivato più tardi, soprattutto negli anni Settanta con la crescita industriale di Torino e della Fiat. Mio padre intuì prima di molti altri lo sviluppo che avrebbe avuto la zona e iniziò a costruire immobili per uso turistico”.
L’azienda nasce proprio da lì, dal padre. Prima di lui, infatti, sia i nonni paterni che quelli materni erano coltivatori diretti. È stato lui a cambiare strada e a portare la famiglia nel mondo dell’edilizia. L’ingresso personale in azienda arriva molto presto, anche se il primo contatto con quel mondo era iniziato già da bambino: “Mio padre mi portava spesso nei cantieri, già da bambino. Io avevo sei o sette anni e me lo ricordo bene. Quando si costruivano i solai si organizzavano vere e proprie feste: le chiamavano ribotte. Non c’erano gru o attrezzature come oggi. Quando si gettava un solaio, che andava finito in giornata, si chiamavano vicini, parenti e amici, c’erano 20- 30 persone. Poi alla sera i proprietari, in pagamento del lavoro, offrivano la cena a tutti i partecipanti che si preparava nei terreni vicino alla casa in costruzione: era proprio così. Si preparava da mangiare per tutti e c’erano anche bambini e nonni. L’edilizia era un evento, costruirsi la casa era una cosa importante”.
L’ingresso vero e proprio arriva però dopo la scomparsa del padre e si trovò improvvisamente a dover proseguire l’attività insieme a suo fratello maggiore: “Io studiavo Architettura e avevo 23-24 anni. Siamo quattro fratelli. Io e mio fratello maggiore siamo ripartiti un po’ da zero, come piccoli artigiani. Abbiamo lavorato insieme una ventina d’anni, poi come succede nella vita, ci siamo divisi: lui ha ancora la sua azienda e io la mia”.
Lavorare in questo territorio è stato anche un vantaggio umano oltre che professionale: “Essendo nato qui, tutti conoscevano me o mio padre o mio nonno. Ho sempre avuto porte aperte, non ho mai avuto difficoltà né con le amministrazioni né con gli uffici tecnici. C’era proprio un rapporto di fiducia, e questo ha aiutato tanto“. Oggi l’azienda è passata ai figli: “Lavorano e portano avanti l’azienda. Poi ci sono anche i nipotini, quindi la tradizione probabilmente continuerà“.
Poi c’è il calcio. Anche qui tutto nasce da bambino. A dieci/undici anni comincia a giocare a pallone come tutti i ragazzi della sua generazione: “C’erano volontari storici di Ceriale, come Nervo e Craviotto, che ci portavano a giocare. Il 1955, il mio anno di nascita, fu uno degli anni con più nascite in Italia. C’erano tantissimi ragazzi e anche le piccole comunità avevano la squadra di calcio. Ho giocato nel Ceriale, abbiamo vinto anche un bel campionato da ragazzi e poi ho fatto anche un anno in Prima Squadra. Poi però sono arrivati lo studio e il lavoro e ho smesso”.
Il ritorno nel calcio non è arrivato solo tre anni fa con la nuova presidenza. In realtà c’era già stato un primo passaggio da presidente molti anni prima, quando aveva circa quarant’anni, durante gli anni in cui i suoi figli hanno iniziato a giocare nel Ceriale. Lo sport, del resto, è sempre stato parte della famiglia: calcio, pallanuoto, montagna, sci, moto. Una passione vissuta sempre in modo naturale.
Si arriva al presente, alla gestione Fresia dell’ultimo triennio. Tra lui e l’ambiente cerialese il feeling è subito grande: “Ho trovato un ambiente bellissimo, con tante persone che hanno voglia di fare. Più di tutto ho trovato due famiglie, Bellinghieri e Careddu, l’impegno di Ferrua, l’attaccamento e il carattere solare di Stella, nonché la serietà di tutti i dirigenti che da anni dedicano la vita a questa società. Ho trovato tanta attenzione verso i bambini, verso il Settore Giovanile. Qui c’è proprio la voglia di dare ai ragazzi la possibilità di giocare a pallone e imparare a convivere con gli altri nella società. Questa cosa mi è piaciuta moltissimo. Io ho cercato di inserirmi con molta cautela, senza alterare i ruoli, senza stravolgere nulla, perché l’ambiente era già bello così“.
Da uomo d’edilizia, i primi interventi sono stati inevitabilmente sulla struttura: “La prima cosa che ho fatto è stata cercare di migliorare l’aspetto edilizio: sistemare parcheggi, tribune, servizi igienici e altre zone del campo. Penso che sia importante vivere in un ambiente pulito e bello da frequentare”. E non è una rarità trovarlo tra gli operai a dare il proprio contributo durante i lavori: un “uomo del fare”.
Tra i progetti imminenti ci sono il rifacimento dell’irrigazione del campo B e la realizzazione di uno spazio multifunzionale sotto la tribuna: “Ci sarà un locale multiuso sotto la tribuna: una cucina e una sala dove sarà possibile fare cene, riunioni tra i ragazzi e gli allenatori, festeggiare compleanni e uno spazio di promozione turistico-culturale del Paese. Sarà inoltre un luogo dove i parenti possono, durante il periodo invernale, aspettare i bambini in un ambiente caldo e accogliente. Tutto questo con la massima sinergia con l’amministrazione comunale di Ceriale che ci segue con attenzione e condivide le scelte, ritenendo che un investimento nello sport giovanile significa investire nel futuro di una società più sana e coesa“.
Dal punto di vista sportivo, il presidente Fresia commenta l’andamento generale della scorsa stagione: “Con la Prima Squadra abbiamo iniziato male, fino a metà campionato. Poi però tutti si sono tirati su le maniche, dall’allenatore, allo staff e a ai giocatori, facendo un ottimo girone di ritorno. Abbiamo dimostrato di essere una squadra che può stare tranquillamente in Promozione. Ora bisogna concentrarci sul futuro: i piccoli miglioramenti, anno dopo anno, portano poi ai grandi risultati. Mi fa piacere che l’Attività di Base dei Piccoli Amici (5-6 anni), Primi Calci, Pulcini ed Esordienti, così come l’Attività Agonistica, Giovanissimi, Allievi e Juniores, hanno ottenuto buoni risultati anche a livello regionale. I ragazzi sono contenti di venire qui, la struttura è adeguata e il prossimo anno avremo anche un gruppo di allenatori ancora più qualificati. C’è davvero un bell’ambiente. In questi tre anni anche il Settore Femminile è migliorato sempre di più. L’idea è sempre quella di crescere nei numeri. Sono molto contento dell’operato di tutti gli addetti al settore”. Così come è positivo il giudizio sull’organizzazione dei tornei, che rappresentano una parte fondamentale della vita del club: “Dietro ogni manifestazione c’è un enorme lavoro organizzativo che spesso non si vede: si gestiscono eventi con tantissime squadre, oltre 250 ragazzi, squadre che arrivano dal Piemonte e perfino dalla Francia. C’è chi contatta le squadre, chi prepara i campi, chi organizza arbitri e orari, chi cucina per centinaia di persone, ecc. È un lavoro di squadra che dà il senso più autentico del calcio di paese“.
E forse proprio qui sta il significato più profondo per Giuseppe Fresia dell’essere presidente del Ceriale. Non nel ruolo in sé, ma nella possibilità di essere utile: “A volte vengo per mezz’ora, a volte mando un operaio, l’elettricista, l’idraulico, cerco sponsor, tengo i rapporti con l’amministrazione, parlo con allenatori e dirigenti. A me piace il lavoro di gruppo. Ci sono rapporti umani che sono fondamentali. Si viene per aiutare i ragazzi, a prescindere dalla provenienza e dalla cultura, per fare gruppo e stare bene. Questo è il vero senso di tutto”.