Cercansi artisti per il Sì nel marasma di No che livella la cultura italiana

  • Postato il 18 marzo 2026
  • Di Il Foglio
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Cercansi artisti per il Sì nel marasma di No che livella la cultura italiana

C’è la maratona di sei ore per il No, c’è il reading per difendere il Csm, c’è il post di Moretti che detta la linea. E poi video-appelli in tutte le salse: quello “esilarante” di Ficarra e Picone per difendere “la sana e robusta Costituzione”, quello un po’ kammerspiele di Fiorella Mannoia che quasi scoppia in lacrime (“io non ci capisco nulla ma ho paura e voto No”). C’è Ermal Meta che evoca Falcone e Borsellino o Manuel Agnelli vestito come alla tesi di laurea che ha “maturato la sua scelta dopo confronti con magistrati, avvocati e tecnici” – ma se vince il Sì, vogliamo Giorgio Mulé giudice a “X Factor”, per cortesia.

Ci sono le gag tipo spot della Tim con Elio Germano che per l’occasione si apre un profilo social – e speriamo non smetta, ne vogliamo ancora, non mollare Elio, mi raccomando. C’è il solito Scurati, scuro in volto, che chiede di salvare la solita democrazia per la solita ennesima volta – Scurati ormai come Bruce Willis quando gli chiedevano “cosa fai nel prossimo film?” e lui rispondeva sempre “la solita cosa, salvo il mondo”. Domani altra scorrazzata al Teatro Italia: Servillo, Gassman, Foglietta, Scamarcio, Daniele Vicari per un “No che è anche un No alla guerra”, Tosca che ha la nonna partigiana, Calopresti che si definisce “un soldato della Costituzione” (Salvate il soldato Mimmo). Gli argomenti li conoscete: la P2, il fascismo, la politica che controlla la magistratura – anche se da trent’anni sembra un po’ il contrario, ma vabbè, lasciamo stare.

Lasciando perdere le ragioni del Sì o del No, a un certo punto ti fai una domanda. Una sola. Ma qui dov’è il Sì? Dov’è almeno un po’ di Nì – soprattutto nel cinema italiano? Non dico un corteo, una maratona. Ma un attore, un regista, un montatore, un fonico di presa diretta – categoria storicamente anarchica, gente che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. Insomma, uno qualsiasi che alzi la mano e dica: “Ho letto la riforma, ci ho pensato, non mi pare la fine della Repubblica”. Niente. Zero. Silenzio bulgaro. Per carità, si sa che gli artisti vanno più d’accordo col No – perché nel No c’è sempre il ribellismo, la rivolta, il “preferirei di no” di Bartleby lo scrivano in quel magnifico racconto di Melville. E va bene. Ma il cinema italiano sembra un mondo a parte: taglia fuori tutta la complessità o anche solo la caciara della società italiana divisa come al solito su tutto (sarà forse anche per questo che non la sa più raccontare?). E poi ci sono produttori, distributori, doppiatori, ci sono i poveri sceneggiatori che non si citano mai, neanche nei video-appelli per salvare la Costituzione. È insomma statisticamente fantascientifico che non ci sia nessuno che abbia maturato una posizione diversa. Qualcuno che pensi: la riforma non sarà bellissima, ma lo status quo – con pm e magistrati che si formano sugli stessi set e si scambiano i ruoli come in un film di Altman – non è un capolavoro neanche quello, diamo un segnale. Evidentemente nella Grande Mente Alveare del cinema italiano l’alternativa è “mi faccio gli affari miei” o “ciao vado a salvare la Costituzione”.

Sia chiaro: l’attore “per il Sì” non rischierebbe la carriera. Non siamo a Hollywood nel ’52, non ci sono liste nere. È più semplice: in certi ambienti certe opinioni non sono pericolose, sono solo socialmente impresentabili. Come un gigantesco rutto a una cena di gala per una raccolta fondi umanitaria: nessuno ti licenzia, però la signora alla tua sinistra non ti rivolge più la parola e tu sai già, mentre ancora stai aprendo la bocca, che non ne vale la pena. Quindi stai zitto.

Il referendum dice insomma poco sulla cultura giuridica dei nostri attori e registi che è quello che è – del resto fanno un altro mestiere, ci mancherebbe – ma dice tutto su come funziona il cinema italiano. E anche sul perché poi i film finiscono per assomigliarsi un pò tutti. Eppure, per fortuna, non è sempre stato così. Ce li vedete Sordi, Gassman, Volonté, Germi, Mastroianni, Monicelli e Claudia Cardinale in un video-appello tutti insieme a ogni svolta elettorale – in coro, sullo stesso tema, con lo stesso tono, un corpo un’anima? Non sarà anche per questo che ci stavano più simpatici?

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Autore
Il Foglio

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