“C’era chi banchettava sul mio cadavere. Elodie? Non volevamo separarci, ma allo stesso tempo sapevamo che molte cose non andavano”: così Marracash

  • Postato il 29 novembre 2025
  • Musica
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Persona”, “Noi, loro, gli altri” e “È finita la pace”. La trilogia del rap italiano è narrata all’interno del libro “Qualcosa in cui credere” (Rizzoli Lizard) dallo stesso Marracash, insieme al giornalista Claudio Cabona. Tra analisi dei testi, aneddoti e foto di backstage, viene offerta una panoramica coerente e identitaria degli ultimi tre dischi dell’artista della Barona. Intanto è partito ieri, 28 novembre, da Eboli Marra Palazzi25, la nuova tournée nei principali palasport italiani. Dieci date, di cui otto già sold out.

Si parte in ordine cronologico, e quindi da “Persona”, uscito nel 2019. “In quel periodo ho visto sgretolarsi tutto. Ragionavo: è impossibile credere alla politica, si aprono i social e non si capisce dove sia finita la verità, – ha raccontato Marracash. – tutto è messo in discussione, anche la sacralità di certi valori. Io sono molto legato al mio quartiere, la Barona, ma vedo che ai ragazzi queste radici non interessano più, non sono importanti come lo sono per me. Pensavo a tutto questo. Inoltre, arrivavo da una relazione che mi aveva distrutto fuori e dentro. Senza sapere chi o cosa combattere, in quel periodo mi sono sentito come una sorta di ultimo samurai, isolato, senza più qualcosa in cui credere e per cui battermi”.

E ancora: “’Persona’ è stato un disco in cui avevo le spalle al muro (…). Venivo fuori da una relazione pesantissima che mi aveva fermato la carriera (…). Nell’ambiente girava la voce che non avrei mai più pubblicato alcunché. C’era già chi banchettava sul mio cadavere. L’atmosfera intorno a me era quella che si crea intorno a un artista morto”, ha proseguito.

Poi: “Se fai lo sborone nei testi, a un certo punto arriva della gente che vuole testare se quello che dici è vero. Io non ho mai pisciato fuori dal vaso. Anche perché, alla Barona, se racconto che dormo con la pistola sotto il cuscino, qui qualcuno viene a chiedere delle spiegazioni. Quello che mi difende oggi è il rispetto naturale che mi sono conquistato raccontando chi sono per davvero”.

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Il Fatto Quotidiano

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