Caso Epstein, l’onda lunga dei dossier trascina politica e monarchie europee

  • Postato il 8 febbraio 2026
  • Esteri
  • Di Paese Italia Press
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L’inchiesta sui cosiddetti Epstein files continua ad allargarsi, producendo effetti anche in Europa. Dopo la pubblicazione, negli Stati Uniti, di milioni di nuovi documenti legati al finanziere Jeffrey Epstein, emergono nuovi nomi e nuove responsabilità politiche, con dimissioni, smentite ufficiali e un crescente imbarazzo istituzionale.
In Francia, l’ex ministro della Cultura Jack Lang ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza dell’Institut du monde arabe, incarico che ricopriva dal 2013. Le dimissioni sono state presentate al ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot, che ha confermato di averne preso atto. La decisione arriva dopo l’apertura di un’indagine preliminare da parte della Procura finanziaria nazionale, scaturita proprio dall’analisi dei documenti desecretati negli Stati Uniti.
Secondo quanto riportato dall’agenzia France Presse, il nome di Lang comparirebbe 673 volte nei messaggi attribuiti a Epstein, con riferimenti a rapporti personali e a interessi economici condivisi. L’inchiesta riguarda l’ipotesi di riciclaggio di frode fiscale aggravata e coinvolge anche la figlia dell’ex ministro, Caroline Lang.
In una nota, Jack Lang ha respinto ogni accusa, definendole «infondate» e assicurando di poterle dimostrare. Convocato al Quai d’Orsay, ha dichiarato di accogliere «con serenità e persino con sollievo» l’apertura delle verifiche, sostenendo di non aver mai avuto conoscenza dei crimini commessi da Epstein e parlando di «ingenuità» nei rapporti personali.

Al momento non risultano incriminazioni formali, ma le pressioni politiche per un suo passo indietro si erano intensificate negli ultimi giorni.
Dai documenti emergerebbe anche la creazione, nel 2016, di una società offshore riconducibile a Caroline Lang ed Epstein, circostanza che ha portato la figlia dell’ex ministro a dimettersi dalla guida di un sindacato di produttori cinematografici. Jack Lang ha inoltre ammesso di aver chiesto al finanziere un contributo di circa 58 mila dollari per sostenere un’associazione legata a un progetto cinematografico sugli anni della presidenza Mitterrand.

L’eco dell’inchiesta ha raggiunto anche la Norvegia, dove la famiglia reale è investita da una doppia bufera. Da un lato il processo per stupro in corso a Oslo nei confronti di Marius Borg Høiby, figlio della principessa ereditaria Mette-Marit; dall’altro i contatti avuti in passato dalla stessa Mette-Marit con Jeffrey Epstein.
Il principe ereditario Haakon ha ribadito ufficialmente che il figliastro, 29 anni, «non è membro della Casa reale di Norvegia» e non fa parte della linea di successione, essendo nato prima del matrimonio del 2001. Tuttavia, l’attenzione mediatica si è rapidamente concentrata sulla principessa, dopo la diffusione di nuovi documenti del Dipartimento di Giustizia statunitense che mostrerebbero una corrispondenza prolungata con Epstein anche successivamente alla sua condanna per reati sessuali.
La Casa reale ha precisato che Mette-Marit «condanna fermamente gli abusi e gli atti criminali di Epstein» e ha espresso rammarico per non aver compreso prima la reale natura del personaggio. In una dichiarazione personale, la futura regina consorte ha chiesto scusa «per la situazione creata alla famiglia reale, in particolare al re e alla regina».
Un intervento insolito è arrivato anche dal primo ministro Jonas Gahr Store, che ha riconosciuto come la principessa abbia dimostrato «scarso giudizio», prendendo apertamente posizione su una vicenda che tocca la monarchia. Parallelamente, un’altra indagine riguarda l’ex premier Thorbjorn Jagland, sotto verifica per presunti benefici economici collegati a Epstein. Le autorità hanno ribadito che si tratta di accertamenti preliminari.

In Belgio, il Palazzo reale ha invece smentito con fermezza qualsiasi collegamento con Epstein, dopo la circolazione di una email del 2011 in cui si parlava di presunti «saluti» della regina dal Forum di Davos. La Casa reale ha chiarito che la regina Paola non partecipò a quell’edizione del forum e che né lei né l’allora principessa Mathilde ebbero contatti con il finanziere.
Chi era Epstein e cosa rivelano i “files”
Jeffrey Epstein, morto in carcere nel 2019, era un finanziere statunitense condannato nel 2008 per reati sessuali su minori e nuovamente incriminato nel 2019. Attorno alla sua figura ruota uno dei più vasti scandali giudiziari e mediatici degli ultimi decenni.
Gli Epstein files sono milioni di documenti — email, atti giudiziari, testimonianze e materiali investigativi — progressivamente desecretati dal governo statunitense. I dossier contengono riferimenti a una fitta rete di relazioni con politici, imprenditori, accademici e celebrità di livello globale. La presenza di un nome nei documenti non equivale automaticamente a un’accusa, ma ha avuto un forte impatto politico e reputazionale, riaprendo interrogativi su potere, protezioni e silenzi durati anni.

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