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Caroccia: i soldi di Delmastro erano un aiuto per “beneficienza”

  • Postato il 2 aprile 2026
  • Biella
  • Di Quotidiano Piemontese
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Caroccia: i soldi di Delmastro erano un aiuto per “beneficienza”

BIELLA – Un investimento per “beneficenza” o un modo per riciclare denaro sporco? È questo il nodo attorno a cui ruota la vicenda della “Bisteccheria d’Italia”, ristorante aperto nell’aprile 2024 sulla via Tuscolana a Roma, e della società che lo gestisce, “Le 5 Forchette”.

A ricostruire i contorni dell’operazione davanti ai pm antimafia capitolini è stato Mauro Caroccia, interrogato per circa quattro ore insieme alla figlia Miriam, oggi diciannovenne. Secondo l’accusa, i due avrebbero utilizzato l’attività di ristorazione per ripulire denaro riconducibile alla camorra. Una tesi che la difesa respinge, ma che si intreccia con la presenza di nomi rilevanti del panorama politico piemontese.

Tra questi figura Andrea Delmastro, all’epoca sottosegretario alla Giustizia, che – secondo quanto riferito – avrebbe contribuito con 45 mila euro alla nascita dell’impresa. Un intervento economico che il legale della famiglia Caroccia, Fabrizio Gallo, ha definito come una sorta di anticipo: “La ‘beneficenza’ consiste nel fatto che ha anticipato i fondi e che se li sarebbe poi ripresi dall’attività commerciale”, ha spiegato uscendo dalla procura.

Le 5 forchette

Nella compagine societaria iniziale figuravano anche altri esponenti politici: l’ex vicepresidente regionale Elena Chiorino, l’ex assessore biellese Cristiano Franceschini e il consigliere regionale Davide Zappalà, tutti successivamente usciti dalla società. A Miriam Caroccia, allora appena diciottenne, era stato attribuito il 50% delle quote.

Secondo la difesa, i fondi necessari all’avvio dell’attività sarebbero arrivati proprio da Biella attraverso bonifici tracciabili. Un sostegno che, sempre secondo il legale, si inserirebbe in un rapporto di fiducia nato tra Delmastro e Caroccia tra il 2022 e il 2023, grazie alla mediazione del caposcorta del sottosegretario nella Capitale. “È stato l’unico che ha teso una mano a Caroccia”, ha aggiunto Gallo, sottolineando come il ristoratore si trovasse in una situazione di difficoltà, anche a causa di presunte intimidazioni subite da ambienti della criminalità organizzata.

I rapporti con la Mafia

Resta però un elemento che complica il quadro: Caroccia è stato condannato in via definitiva come prestanome del clan Senese, circostanza che rende ancora più delicata la ricostruzione dei rapporti e dei flussi finanziari legati alla nuova attività.

Sul piano politico, intanto, emergono le prime conseguenze. Il comitato etico della Camera dei Deputati ha infatti sanzionato Delmastro per non aver comunicato nei tempi previsti la partecipazione nella società “Le 5 Forchette”.

L’inchiesta prosegue e dovrà chiarire se si sia trattato di un sostegno economico genuino o di un’operazione funzionale al riciclaggio di denaro illecito.

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Quotidiano Piemontese

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