Caressa, la verità sulla lite con Cassano e Adani. Per chi tifa e la confessione choc sulle minacce di morte

  • Postato il 12 febbraio 2026
  • Di Virgilio.it
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Fabio Caressa allo scoperto sulla lite con Cassano e Adani. Protagonista dell’ultima puntata di ‘Giorno di Prova’, il giornalista di Sky ha raccontato allo Youtuber Gabriele Vagnato i motivi che hanno portato alla rottura con i due mattatori di Viva El Futbol.

Caressa, la lite con Cassano

Più di una volta Caressa è stato bersaglio di duri attacchi da parte di FantAntonio. Il telecronista, che il 18 dicembre 1999 raccontò in diretta il gol capolavoro del talento di Bari Vecchia contro l’Inter, esordisce così: “Cassano tecnicamente era Messi, inarrivabile. Ma l’ha fatto dimenticare, perché ora tutti parlano del suo carattere, del fatto che urla, che insulta”.

E aggiunge: “La nostra lite credo sia nata durante un collegamento a Sky. Mi rimproverò un’uscita su Messi, ma in realtà io avevo fatto tutt’altro discorso, in chiave economica. Da lì ha iniziato a insultare. Io accetto la critiche, ma se si insulta vuol dire che si hanno pochi argomenti”. La pace è possibile? “Non c’è niente da chiarire. Ha un modo di fare le cose che è diverso dal mio”.

E quella con Adani

I due hanno lavorato per anni insieme a Sky, prima dell’addio – non senza polemiche e veleni – dell’ex difensore all’emittente satellitare. Negli ultimi mesi Adani ha puntato il dito contro Caressa anche in maniera feroce per via di un parere sulla Norvegia, avversaria dell’Italia nel girone delle qualificazioni ai Mondiali, non condiviso dall’attuale opinionista Rai.

Ed ecco l’elegante stoccata a Lele: “Adani è preparatissimo, ma gli ho sempre detto che ha gli occhiali rossi: vede il mondo con i suoi occhiali, ma il mondo ha delle sfaccettature diverse. Se lo osservi senza occhiali, scorgi anche altri colori”.

Per chi fa il tifo e la confessione choc

La curiosità dei tifosi è scoprire per qualche squadra fanno il tifo i giornalisti sportivi. Ma garantire imparzialità è un dogma. E il dribbling è servito: “Tutti mi chiedono per chi tifo. Ma prima di tutto bisogna essere tifosi di se stessi, sei tifoso che la partita sia bella e che finisca 3-2 all’ultimo minuto. Se fai una trasmissione dopo la partita tifi che ci sia un po’ di polemica così la trasmissione registra ascolti più alti”.

Poi la confessione choc sulle le minacce di morte. “Se fai le partite di calcio italiano, che io non faccio più, devi stare attento a modulare la voce allo stesso modo perché non dicano che tieni più all’una o all’altra squadra – dice Caressa -. Se per te non è rigore e lo dici, ti vengono tutti addosso sui social. Prima c’erano i fax e le telefonate a casa con le minacce di morte. Uno mi ha spedito dei proiettili, uno delle lamette. Uno, il più grande di tutti, andava in bagno e mi mandava la carta igienica”.

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