Carcere di Marassi, detenuto appicca il fuoco nella sua cella
- Postato il 7 febbraio 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Genova. Grave episodio presso la casa circondariale di Genova. Ieri un detenuto, trasferito pochi giorni prima dalla Valle d’Aosta per motivi di ordine e sicurezza, ha appiccato un incendio all’interno della propria camera detentiva.
“Solo grazie al tempestivo, professionale e risolutivo intervento del personale di Polizia Penitenziaria è stato possibile mettere in sicurezza il detenuto ed evitare che i fumi sprigionati si propagassero nel reparto, scongiurando conseguenze che avrebbero potuto essere estremamente gravi – dichiara Vincenzo Tristaino, segretario nazionale per la Liguria del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe) – L’episodio, tuttavia, non rappresenta un caso isolato né una criticità improvvisa. Da tempo, infatti, l’istituto genovese è destinatario di assegnazioni sistematiche di detenuti particolarmente problematici e riottosi, provenienti dal Piemonte, dalla Valle d’Aosta e da altre regioni, con un impatto sempre più pesante sulla gestione della sicurezza interna”.
“La situazione è ulteriormente aggravata da un sovraffollamento ormai strutturale. La casa circondariale di Genova, già fortemente penalizzata dalla chiusura della casa circondariale di Savona, continua ad assorbire arrestati provenienti dal territorio savonese e, in misura crescente, detenuti ad altissima complessità gestionale trasferiti da altri istituti. Attualmente sono presenti circa 690 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 530 posti letto, cui si somma una cronica e strutturale carenza di personale nei ruoli degli agenti e dei sottufficiali di Polizia Penitenziaria”.
“Sovraffollamento e carenza di organico costituiscono un mix esplosivo, che espone quotidianamente l’istituto a situazioni di elevata tensione, con ricadute dirette sulla sicurezza, sulla salute degli operatori e sulla tutela della popolazione detenuta – sottolinea Tristaino – Alla luce di questo quadro, non è più rinviabile un intervento strutturale: la deflazione immediata della popolazione detenuta; l’assegnazione di nuovo personale di Polizia Penitenziaria in tutti i ruoli; la riapertura del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria (PRAP) in Liguria; la riapertura della Casa Circondariale di Savona, strumenti indispensabili per una gestione più efficiente, tempestiva e aderente alle reali esigenze degli istituti liguri e del personale che vi opera”.
“La Polizia Penitenziaria continua a garantire professionalità, dedizione e spirito di sacrificio, colmando quotidianamente carenze strutturali ormai insostenibili. Ma il limite è stato ampiamente superato: servono risposte immediate e concrete”, conclude il segretario nazionale per la Liguria del Sappe.
Per il segretario generale del Sappe, Donato Capece, l’accaduto riporta “con forza all’attenzione il problema della crescente presenza di detenuti con gravi disturbi psichiatrici negli istituti penitenziari italiani, una situazione che – sottolinea Capece – incide pesantemente sulla sicurezza delle carceri e mette a dura prova il personale. Negli ultimi anni – afferma – il numero di detenuti con problematiche psichiche e comportamenti violenti è in costante aumento, mentre il personale di Polizia Penitenziaria è ormai stremato dalle continue aggressioni e dall’assenza di soluzioni strutturali”. Una criticità aggravata, secondo il Sappe, dalla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari e dalla mancanza di strutture adeguate alternative”.
Il sindacato chiede quindi “un intervento immediato del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Il carcere di Marassi non può diventare un centro di smistamento per i detenuti ingestibili di tutta Italia – dichiara Capece –. Il DAP deve assumersi le proprie responsabilità e adottare misure concrete per garantire la sicurezza del personale e la tenuta del sistema”.
Il segretario generale del SAPPE esprime infine “vicinanza e solidarietà ai poliziotti penitenziari in servizio a Genova, denunciando anche le gravi carenze di organico e la necessità di una riorganizzazione complessiva dei circuiti detentivi a livello nazionale. Chi aggredisce un appartenente alle forze di polizia attacca lo Stato – conclude – e la risposta deve essere ferma. Il corpo svolge un ruolo essenziale di legalità, sicurezza e rieducazione, ma per continuare a farlo servono uomini, risorse e strumenti normativi adeguati. Le buone intenzioni non bastano più”.