Canapa, il governo chiude alla modifica del ddl sicurezza: filiera al macero. Forza Italia di traverso in Ue, ma tace in Italia
- Postato il 4 aprile 2025
- Cronaca
- Di Il Fatto Quotidiano
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Il governo ha emesso la sentenza, con l’articolo 18 del ddl sicurezza: la filiera della canapa, in Italia, deve morire. Ma un lumicino di speranza arriva dall’Europa: il 17 marzo la Commissione parlamentare per l’esame delle petizioni (Peti) ha discusso il testo presentato da Mattia Cusani, presidente dell’associazione Canapa sativa Italia. Secondo il documento vietare la lavorazione, il trasporto e il commercio del fiore della canapa, sarebbe in contrasto con il diritto europeo. Non lo esclude neppure la Commissione Peti, anzi: l’assise presieduta dal polacco Bogdan Rzońca ha assunto l’impegno di indagare, raccogliendo dati dall’esecutivo di Bruxelles e invitando palazzo Berlaymont a firmare una lettera congiunta, all’indirizzo del ministero della Salute italiano. “Ricevute le informazioni richieste, continueremo l’esame del fascicolo”, ha annunciato Rzońca.
La petizione per far sopravvivere la canapa industriale – L’Europa chiede al governo spiegazioni su un punto: perché il fiore della canapa legale, con Thc sotto lo 0,5%, sarebbe “un pericolo per la sicurezza e l’incolumità pubblica”? Del resto è legale in tutta Europa, mentre cresce il business intorno al Cbd, il principio attivo della canapa privo di effetti psicotropi. Dunque – recita la petizione – il ddl sicurezza rischia di “compromettere il mercato unico europeo, danneggiare la competitività del settore della canapa industriale e l’occupazione”. Sarebbero violati gli articoli 34 e 36 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue), uno dei pilastri dell’Unione. Ma la minaccia per la filiera giunge anche dal decreto ministeriale del 27 giugno 2024: il documento classifica il Cbd come sostanza stupefacente, disponibile solo su prescrizione medica, con giubilo delle case farmaceutiche. Tuttavia, il Tar ha bocciato il provvedimento per l’assenza di dati scientifici a supporto. Stessa posizione della Corte di giustizia dell’Unione europea: secondo la sentenza del 19 novembre 2020, il Cbd non è uno stupefacente e le restrizioni devono essere basate dati incontrovertibili. Anche di questo si è discusso nella Commissione Peti.
Forza Italia dice No in Europa, resta in silenzio in Italia – La petizione firmata da Cusani è sostenuta da diverse associazioni: Confagricoltura, Cia, Copagri, Cna Agroalimentare e l’Associazione europea della canapa industriale (Eiha). A Bruxelles ha ricevuto ampio appoggio: Sinistra, Verdi, Socialisti e democratici, Renew e Popolari. Ad intestarsi l’incontro del 17 marzo sulla canapa industriale è l’eurodeputato azzurro Flavio Tosi, nel video Instagram del 20 febbraio: “Abbiamo chiesto come Ppe, non solo Forza Italia ma su nostra istanza, che questa petizione potesse essere discussa. L’alternativa era che fosse cestinata”. Invece, dopo essere stata accolta in Commissione, il testo “può diventare un voto del Parlamento Ue per dare la possibilità alle imprese di continuare a produrre”, ha ammonito Tosi. E’ merito di Forza Italia, dunque, se la filiera della canapa spera nella sopravvivenza aggrappandosi all’Europa: oltre 10mila aziende, dopo aver speso e investito, rischiano un colpo letale, mentre si delocalizza anche in Africa. Eppure, in Italia, gli azzurri restano in silenzio sull’articolo 18 del ddl sicurezza.
Mantovano e la Lega chiudono: il ddl sicurezza non si tocca – Il disegno di legge del governo tornerà alla Camera, dopo aver concluso il 26 marzo l’esame degli emendamenti nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato. La commissione Bilancio ha sollevato dubbi sulle coperture, previste dal 2024 mentre la misura, sulla carta, entrerà in vigore quest’anno. Così si torna a Montecitorio per la terza lettura: emendare la ghigliottina per la canapa industriale, si può, ma il governo non vuole. Di sicuro non la Lega: cancellare la cannabis light è la crociata di Matteo Salvini. Sulla stessa linea appare il braccio destro di Giorgia Meloni, Alfredo Mantovano, sottosegretario a palazzo Chigi con delega all’antidroga. Il 28 marzo, al convegno “Cannabis e fertilità”, ha ricordato: “Il cosiddetto ddl Sicurezza ribadisce che le infiorescenze e le resine di cannabis non possono essere commercializzate a prescindere dal contenuto di Thc”. Chiuso ogni spiraglio: sull’articolo 18 non si tratta.
Bocciata la scialuppa per gli agricoltori – Eppure si era aperta una speranza, almeno per gli agricoltori. Al convegno di Coldiretti di Palazzo Rospigliosi, il 14 novembre scorso, il presidente Ettore Prandini aveva annunciato: “In tempi brevi potrà esserci un’interlocuzione col sottosegretario Alfredo Mantovano, la filiera della canapa è un’opportunità per i volumi d’affari”. Ad ascoltare in platea, il senatore meloniano Luca De Carlo, presidente della Commissione agricoltura di Palazzo Madama. Il fratello d’Italia aveva raccolto il grido d’allarme degli imprenditori, offrendo la disponibilità ad aprire un tavolo tecnico per mediare con la maggioranza: l’idea era salvare gli agricoltori – con gioia di Coldiretti – e condannare i negozi di cannabis light. Poi, il nulla. Cassata la scialuppa: l’intera filiera al macero, per la maggioranza.
Coldiretti, con Stefano Masini, comprende le ragioni di sicurezza paventate dal governo, ma al Fatto.it ricorda: “Coltiviamo canapa in Italia dentro il mercato comune europeo, in altri Paesi si può utilizzare la pianta nella sua interezza, incluso il fiore, riteniamo che le nostre imprese debbano competere alla pari”. Non è la prima divergenza tra Coldiretti e palazzo Chigi: oltre alla canapa, ci sono i dazi trumpiani sul vino e l’accordo Mercosur. Dunque anche l’associazione degli agricoltori si muove in Europa: per le aziende, in Italia la partita è persa.
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