Call center di Enel, le storie di chi deve scegliere se trasferirsi a 400 km di distanza o perdere il lavoro. Domani lo sciopero
- Postato il 8 gennaio 2026
- Lavoro
- Di Il Fatto Quotidiano
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C’è chi da Sulmona, in Abruzzo, rischia di essere spostato a Matera, quasi 400 chilometri di distanza. Altri potrebbero essere trasferiti da Campobasso a Napoli. Sempre nella città dei Sassi potrebbe finire un gruppo di lavoratori che oggi è in servizio a Potenza, quasi 100 chilometri più lontano dall’attuale sede, anche se l’intenzione iniziale era portarli a Bari. Da quando Enel ha bandito il nuovo appalto per le attività di call center e back office, è partita un’operazione – da parte dell’aggiudicataria Accenture – che potremmo definire un caso di ingegneria dell’esubero: una serie di trasferimenti che sembrano più orientati a un licenziamento di fatto che a una riorganizzazione delle sedi di lavoro. Anche perché è del tutto implausibile che le persone coinvolte – per il momento 400, ma potrebbero diventare migliaia – accettino di stravolgere la propria vita e il proprio equilibrio famigliare per mantenere un posto che non prevede certo salari particolarmente ricchi.
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Per il momento, la manovra è stata fermata dalle proteste dei sindacati. Il 9 gennaio ci sarà uno sciopero dei call center Enel organizzato dalle tre sigle delle telecomunicazioni: Slc Cgil, Fistel Cisl e UilCom. Gli interessati sono gli operatori che svolgono attività di customer care per conto di Enel, colosso dell’energia partecipato dal ministero dell’Economia. E, come al solito, non è sufficiente la proprietà pubblica della committenza per assicurare del tutto le tutele ai lavoratori in appalto. Parliamo, va ricordato, di un settore in profonda crisi e trasformazione, per via dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, con i chatbot che sostituiscono sempre più gli addetti umani in alcune delle attività richieste. Il bando prevedeva già di base esuberi per 1.500 lavoratori; tuttavia, la clausola premiava l’impresa che proponeva un piano di ricollocamento di questi lavoratori all’interno del perimetro aziendale, magari assegnandoli ad altre commesse.
Ecco però dove si nascondeva il problema: Accenture ha sì proposto nuove collocazioni agli addetti in esubero, ma lo ha fatto prospettando degli spostamenti di fatto improponibili. Inizialmente si è parlato di una proposta di trasferimento da Potenza a Bari. Dopo le proteste dei sindacati, la proposta ha ristretto un po’ la distanza, quindi si è optato per portarli dal capoluogo lucano alla più “vicina” Matera. Si fa per dire, perché si tratta di un’ora e mezza di auto. Ancora più surreale la proposta di andare dalla provincia dell’Aquila fino a Matera, o dal capoluogo molisano a quello campano. Secondo i sindacati questa “è una deroga inaccettabile ai principi cardine della stessa clausola sociale e un chiaro tentativo di eluderla, scaricando sulle persone il prezzo dei processi di automazione dovuti anche all’introduzione dell’intelligenza artificiale“.
Le sigle infatti fanno notare che la clausola sociale non imponeva solo di mantenere i lavoratori nella stessa azienda, ma anche di rispettare il criterio della territorialità, quindi a mantenerli vicino casa e non a centinaia di chilometri di distanza. “Un atteggiamento irresponsabile – proseguono – per una committenza quale Enel, che vede nel ministero dell’Economia il suo maggiore azionista. Oggi il problema riguarda 1500 addetti (complessivamente) operanti nelle attività back-office e quality, ma se il principio fosse esteso alle prossime gare in scadenza sul front-end, potrebbe riguardare oltre 6 mila addetti che da anni svolgono attività di assistenza alla clientela per le varie attività legate all’ex monopolista energetico”.
Le trattative sono iniziate con i lavoratori di Potenza. Annarita Rosa è una lavoratrice di SmartPaper, azienda che ha perso l’appalto, e rappresentante sindacale della Cgil: “SmartPaper impiega circa 800 lavoratori a Potenza – racconta –, il 70% è formato da donne. Ci lavoro da 17 anni e non avevamo mai perso una gara. Ci troviamo in una situazione nuova. La gara è stata vinta da Accenture con un’altra società. Dopo i primi incontri c’è stata posta la necessità di spostare la sede a Bari, con una certa indifferenza da parte di Enel. Abbiamo subito fatto presente che Bari era improponibile”.
Significherebbe “spostarsi a tanti chilometri da casa e trascorrere la giornata in macchina, oppure cambiare residenza, ma è impossibile se si ha famiglia. Questo braccio di ferro con l’azienda sta destabilizzando le famiglie; molte donne qui hanno i mariti che lavorano nell’area industriale di Melfi, anche quella in difficoltà”. Poi, la controproposta di Matera: “Ma anche qui sono 100 chilometri di distanza”, ricorda la lavoratrice. A poco è servita la proposta di svolgere buona parte delle giornate da remoto, perché i lavoratori non si fidano: “Lo smart working è frutto di un accordo individuale e può essere revocato”, conclude l’addetta.
La situazione è questa: oltre 350 lavoratori, con età media tra i 45 e i 50 anni, devono decidere se spostarsi di almeno 100 chilometri o perdere il posto di lavoro, in un territorio con una complessa situazione occupazionale. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale potrebbe assorbire almeno una parte delle loro mansioni, e questa transizione sta avvenendo proprio nella galassia di una società partecipata dallo Stato. Le imprese vincitrici delle gare erano state invitate a non avviare altre operazioni di trasferimento, in attesa di definire la situazione di Potenza, invece sono arrivate le notizie di Sulmona e Campobasso, persino più problematiche di quella lucana.
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