Calhanoglu risponde ad Abraham: Milan-Inter di Coppa Italia è un derby in tono minore

  • Postato il 2 aprile 2025
  • Calcio
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Dimentichiamoci l’euroderby di Champions, ma anche le sfide di campionato col tricolore in palio. Il derby di Coppa Italia in tono minore, dal sapore di ultima spiaggia da una parte, obiettivo residuale (se non proprio seccatura) dall’altra, per ora regala solo qualche emozione e rinvia al ritorno i verdetti. Prima un po’ l’Inter, poi molto di più il Milan, alla fine ancora in equilibrio: all’andata finisce 1-1, firmato da Abraham e dal gol dell’ex di Calhanoglu. È evidente che il pareggio sorride molto più ai nerazzurri che ai rossoneri. Perché si giocava in casa del Milan, innanzitutto. Per come si era messa a un certo punto, dopo il vantaggio di Abraham i nerazzurri hanno barcollato pericolosamente. Ma più di ogni altra cosa per come è stata giocata la partita: per tutti i novanta minuti la squadra di Inzaghi ha dato l’impressione che la priorità fosse dosare le forze, sprecare il minimo indispensabile di energie fisiche e mentali, portando a casa un risultato positivo. Missione compiuta, e la formazione iniziale, con sette undicesimi che sono riserve o comunque alternative ai titolari, è lì a testimoniarlo.

Da subito si vede l’atteggiamento differente. Il Milan vuole reagire alle critiche, o almeno provare a farlo. Conceicao difende basso, con linee compatte, per ripartire in contropiede o su riconquista immediata del pallone. Quasi un 4-4-2 con Jimenez e Leao larghi sulle fasce, e Pulisic vicino Abraham. Un piano piuttosto basico ma è ciò che storicamente l’Inter di Inzaghi soffre di più, a partire proprio dai precedenti in stagione contro i rossoneri, e in parte sarà così anche stasera. L’avvio però è difficile, timido. Mentre l’Inter come detto gioca col freno a mano tirato. Ne viene fuori un primo tempo modesto, in fondo è solo un quarto di questa doppia sfida. Il primo squillo di De Vrij in mischia da angolo, sulla solita giocata di Leao una grande parata di Martinez, provvidenziale anche in uscita su Abraham. Però l’occasione più clamorosa capita nel recupero sulla testa di Frattesi, un rigore in movimento di testa, non angolato abbastanza.

Sembra una partita condannata all’equilibrio e invece il Milan la sblocca senza preavviso, immediatamente ad inizio ripresa: un rimpallo innesca Abraham, Bisseck è lontano in marcatura e l’inglese fulmina Martinez in diagonale. L’episodio cambia la partita senza mutarne però alla lunga le sorti. L’Inter si riversa in avanti, senza nemmeno troppa convinzione, anzi prestando il fianco ulteriormente alle ripartenze. È il momento migliore per i rossoneri, a livello psicologico e anche tattico: Reijnders fra le linee diventa un problema vero, diverse situazioni potrebbero essere sfruttate meglio e indirizzare la sfida. Inzaghi sente la necessità di cambiare e fa bene. La manovra migliora enormemente con l’ingresso di Mikhtaryan , che fa capire perché Frattesi ormai è un panchinaro fisso di questa squadra. Non è un caso che arrivi il pareggio, da un bel fraseggio tra Zalewski, Barella e Correa, che libera la conclusione dal limite di Calhanoglu, beffarda (complice una leggera deviazione) per Maignan. Sull’1-1 nuova sterzata, il Milan sparisce e si rintana nella propria metà campo. L’Inter potrebbe anche accontentarsi ma chiude in costante proiezione offensiva, e nel finale, dopo uno svarione di Walker, Zalewski si ritrova tra i piedi addirittura il colpo del ko ad un metro dalla porta, ma viene murato da Maignan. Sarebbe stato troppo anche per questo Milan. Se ne riparlerà dopo Pasqua. Quando l’Inter avrà capito a che punto è il suo percorso, se il sogno del Triplete sarà ancora vivo o sarà il caso di concentrarsi su obiettivi più realistici. Mentre i rossoneri non avranno proprio più nulla da perdere.

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Il Fatto Quotidiano

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