Calabria: tra promesse e annunci
- Postato il 18 gennaio 2026
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Il Quotidiano del Sud
Calabria: tra promesse e annunci

Dopo anni di governo, la Calabria non piò essere affidata solo alle promesse, agli annunci o ai post sui social. Servono azioni concrete
L’articolo pubblicato dal Corriere della Calabria il 13 gennaio 2026, che racconta la “marcia azzurra” del presidente Occhiuto e il déjà-vu politico calabrese, pone una questione che molti cittadini si pongono da tempo: la Calabria è davvero al centro dell’azione di governo regionale oppure è diventata lo sfondo di nuove ambizioni politiche nazionali?
Dopo quasi quattro anni di governo, il bilancio non può essere affidato solo agli annunci, ai post sui social o alle campagne di comunicazione. La Calabria ha bisogno di fatti, risultati misurabili e scadenze chiare, non di una narrazione permanente.
Promesse senza verifiche
Durante la campagna elettorale sono state fatte molte promesse: sulla sanità, sulle infrastrutture, sul turismo, sul lavoro.
A oggi, però, mancano cronoprogrammi pubblici, obiettivi verificabili e rendicontazioni trasparenti. I cittadini vengono “aggiornati”, ma di cosa esattamente? Di processi che non arrivano mai a conclusione?
Governare significa assumersi responsabilità, non limitarsi alla comunicazione.
Sanità: l’emergenza che non finisce
La sanità resta la ferita più profonda. I calabresi continuano a emigrare per curarsi, sostenendo spese enormi e vivendo disagi che in altre regioni non esistono.
Ospedali sotto organico, reparti in affanno, medicina territoriale fragile: questa è la realtà quotidiana di molti cittadini, ben lontana dai toni rassicuranti delle dichiarazioni ufficiali.
La migrazione sanitaria non è una scelta, è una costrizione. Ed è il segno più evidente di un sistema che non riesce ancora a garantire il diritto fondamentale alla salute.
Turismo ed economia: occasioni mancate
La Calabria continua ad avere uno dei PIL più bassi d’Italia, nonostante un patrimonio naturale e culturale straordinario.
Il turismo resta bloccato da una mancanza di strategia strutturata, da collegamenti insufficienti e da una visione che si affida più agli eventi che a un vero piano di sviluppo.
I collegamenti aerei, spesso concentrati su una sola compagnia low cost, non possono essere considerati una politica industriale del turismo. Servono reti, servizi, qualità, continuità.
Infrastrutture e amministrazione
Strade, ferrovie, trasporti pubblici: i problemi sono noti e quotidiani.
A questo si aggiunge una gestione amministrativa che appare spesso disorganizzata e frammentata. Gli assessori dovrebbero stare nei dipartimenti, lavorare sui dossier, seguire i progetti fino in fondo, non trasformare il ruolo pubblico in una presenza itinerante tra fiere, eventi e passerelle, spesso accompagnati da staff e spese che gravano sui fondi pubblici.
Una guida senza tempo (e senza strategia)
Oggi emerge un ulteriore problema: la mancanza di tempo.
Quando un governatore è impegnato a costruire o inseguire nuovi ruoli politici, inevitabilmente sottrae attenzione alla Regione che amministra. Governare la Calabria non è un incarico part-time, né un trampolino politico.
È legittimo aspirare a incarichi nazionali, ma è altrettanto legittimo chiedere chiarezza:
il presidente vuole restare in Calabria o andare a Roma “a dare una scossa”?
Perché è bene dirlo con franchezza: tutte e due le cose non si possono fare.
Un proverbio antico dice: “Chi troppo vuole, nulla stringe”.
E noi calabresi non ci accontenteremo di un governatore a metà.
Conclusioni
La Calabria non è una vetrina politica, né una tappa di passaggio.
È una regione che ha bisogno di presenza, visione, strategia, organizzazione e tempo. Tutto il tempo necessario.
I cittadini non chiedono miracoli, ma serietà, coerenza e responsabilità.
Se la priorità non è più governare questa terra fino in fondo, allora occorre avere il coraggio di dirlo apertamente.
Perché la Calabria merita una guida piena, non residuale.
Katia Oliva, cittadina pensante e presidente di Fatto in Calabria