Bullismo, infanzia ferita e responsabilità degli adulti: tutto nel nuovo romanzo di Lucrezia Lerro
- Postato il 25 marzo 2026
- Editoria
- Di Artribune
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Molti i temi che attraversano l’ultimo libro di Lucrezia Lerro: il rapporto tra educazione e autorità, le ferite dell’infanzia, il bullismo scolastico, la responsabilità morale degli adulti. Wittgenstein urlava a scuola (La nave di Teseo), ambientato in una scuola elementare di Milano, segue la supplente Matilde alle prese con diffidenze, rivalità e forme di violenza sommersa che ricadono sui bambini. L’incontro con Key, alunno appena arrivato e subito esposto ai pregiudizi, orienta il racconto verso una meditazione sul senso dell’insegnare e sulla necessità di prendersi cura dell’altro, mentre il richiamo simbolico a Ludwig Wittgenstein diventa chiave per indagare il legame tra autorità, formazione, responsabilità.
Chi è Lucrezia Lerro
Scrittrice e poeta, Lerro ha esordito giovanissima nella narrativa, costruendo negli anni un percorso riconoscibile per l’attenzione ai temi dell’identità, dell’infanzia e delle relazioni affettive. Tra i suoi romanzi Certi giorni sono felice, Il rimedio perfetto, La più bella del mondo, La bambina che disegnava cuori, Il sangue matto, fino ai più recenti Gli uomini che fanno piangere e Se osi parlare. Accanto alla narrativa ha pubblicato raccolte poetiche e collaborato come voce narrante ai film di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, presentati anche alla Mostra del Cinema di Venezia. L’autrice sarà a Milano il 26 marzo alle ore 18.30, alla Mondadori Duomo, in dialogo con Massimo Recalcati e Yervant Gianikian.
L’intervista a Lucrezia Lerro sul libro “Wittgenstein urlava a scuola”
Perché partire proprio da Wittgenstein per riflettere su educazione e violenza?
È una storia complessa quella del filosofo Wittgenstein, una figura che sin dai tempi dell’università ha esercitato su di me un fascino indescrivibile. Per me era un mito: mentre lo studiavo mi piaceva moltissimo scoprire il suo pensiero, spesso enigmatico, e mi riferisco alle proposizioni del Tractatus Logico-Philosophicus. Poi, dieci anni fa, ho scoperto aspetti non proprio belli della sua attività da insegnante e sono nate molte domande sul suo mondo interiore.
La scuola del romanzo nasce più dall’esperienza o dall’invenzione narrativa?
Affido alle lettrici e ai lettori la risposta a tale domanda. Mi fido della sensibilità di chi legge di decifrare, comprendere, e prendere le distanze da tanti luoghi comuni su ciò che sono o meno gli esseri umani, fragili, complicati e tanto ambivalenti, purtroppo.
Chi è davvero Key e che cosa rappresenta per lei?
Wittgenstein è Key, ed è anche il filosofo Wittgenstein con le sue infelicità infantili. Per me Key rappresenta il dolore patito nell’infanzia, spesso per mano di persone mostruose. È poesia, vitalità, malinconia, disperazione e insieme riscatto dal male inflitto da chi dovrebbe proteggere gli indifesi.
La scuola e la società di oggi secondo Lucrezia Lerro
La scuola è lo specchio della società?
Lo è. I bambini sono adulti in divenire e ciò che accade tra i banchi riflette ciò che accade nel mondo degli adulti. Quando prevale una visione che non mette al centro l’infanzia, sono proprio loro a pagarne il prezzo più alto. La scuola diventa allora il luogo in cui emergono tensioni, paure, fragilità e dinamiche di potere che i bambini assorbono e riproducono. È uno spazio delicato, in cui si formano identità e relazioni e dove il comportamento degli adulti incide profondamente sul modo in cui i più piccoli imparano a stare nel mondo.
Perché la gentilezza può essere una forma di resistenza educativa?
La gentilezza equivale al grado di sensibilità di un essere umano. Più si è gentili, più si è sensibili, persino ipersensibili. Amo le persone ipersensibili: vorrei vivere in un mondo libero da giudizi e pregiudizi. Pensare per stereotipi è deprimente e ingiusto. Diventare se stessi richiede fatica: significa smettere di dire bugie, evitare dispetti, cercare coerenza. Serve un lavoro profondo di autocritica. È più semplice proiettare il proprio male sugli altri che riconoscerlo e trasformarlo in qualcosa di buono per sé e per gli altri.
Cosa rende la scuola capace di cambiare il destino di un bambino?
L’ascolto e l’accoglienza fanno la differenza, insieme a una solida formazione psicologica degli educatori. Una scuola può diventare un luogo di salvezza quando chi insegna sviluppa un’ipersensibilità capace di mettersi dal punto di vista dell’allievo. Significa cogliere ferite invisibili, riconoscere segnali di disagio, evitare giudizi superficiali. È un lavoro complesso, che richiede consapevolezza e responsabilità. Solo così l’istituzione scolastica diventa uno spazio in cui un bambino si sente visto, protetto, accompagnato nel proprio percorso di crescita.
L’importanza dell’infanzia, della cura e del ruolo civile della letteratura secondo Lerro
Che ruolo ha la voce dei più piccoli nella sua scrittura?
Nei film di due cineasti immensi, Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, compaiono quasi sempre dei bambini. Mi riconosco nel loro modo artistico di accudire il bambino interiore. È ciò che faccio da sempre nella mia letteratura: custodisco la bambina che sono stata, segnata da ingiustizie e invidie. Penso in particolare al loro capolavoro Inventario Balcanico, dove le bambine lanciano ai soldati sguardi disperati perché la guerra finisca.
Quanto c’è di autobiografico nel rapporto tra Matilde e Key?
Matilde si riconosce profondamente in Key perché ha attraversato un dolore infantile simile. Il legame nasce da questa memoria emotiva, da una ferita che continua a vivere nel tempo. Gli abbandoni lasciano segni duraturi: restano impressi e influenzano il modo di guardare agli altri e al mondo. Scrivere questo romanzo ha significato confrontarsi con quelle origini interiori, con una parte di sé che chiede ascolto e comprensione.
Può essere rivoluzionario prendersi cura di un bambino?
Prendersi cura delle ferite infantili è fondamentale. È come rivoluzionare il proprio cuore e scegliere di stare dalla parte di chi ha sofferto e desidera finalmente vivere dopo aver attraversato l’inferno.
La letteratura può ancora denunciare le ingiustizie?
Sì. Il ruolo civile di chi scrive resta necessario, soprattutto quando le istituzioni non riescono a proteggere i più fragili. La letteratura può diventare spazio di verità e responsabilità etica. Sto già pensando al prossimo lavoro su questo tema: sento l’urgenza di usare parole dure verso chi infligge dolore. Sto imparando a non fare sconti, perché sconti non ne ho mai ricevuti.
Ginevra Barbetti
L’articolo "Bullismo, infanzia ferita e responsabilità degli adulti: tutto nel nuovo romanzo di Lucrezia Lerro" è apparso per la prima volta su Artribune®.