Bucci rilancia: “Una tassa di scopo per finanziare il trasporto pubblico, il biglietto è superato”
- Postato il 2 marzo 2026
- Altre News
- Di Genova24
- 2 Visualizzazioni

Genova. Una tassa di scopo spalmata su tutta la cittadinanza per finanziare il trasporto pubblico locale e superare la bigliettazione. A rilanciare l’idea è il presidente ligure Marco Bucci, che già da sindaco di Genova aveva teorizzato il trasporto pubblico gratuito su larga scala varando le ben note sperimentazioni tariffarie. Il governatore ne ha parlato a margine del convegno Consumatori e mobilità sostenibile al 2050 organizzato da Consumers’ Forum alla Camera di commercio.
Bucci porta un esempio noto a chiunque: “Oggigiorno è finito il tempo del gettone telefonico: c’è un abbonamento che si fa indipendentemente da quanto si usa il telefono, a costi veramente ridicoli rispetto al passato, perché lo fanno tutti. Questo è il concetto del trasporto pubblico locale, che oggi viene ancora fatto a bigliettazione. In futuro, invece, deve essere fatto in maniera tale che non ci sia più bisogno del biglietto perché è già pagato con una sorta di abbonamento attraverso le tasse o attraverso altri sistemi“.
Finora, però, la tassa di scopo ha sempre cozzato con la legislazione italiana. “Noi ci avevamo provato – ricorda Bucci – però avevamo avuto un diniego. Forse adesso è più facile. Sta di fatto, però, che il canone della televisione si paga in questo modo. Noi vogliamo che le persone si muovano sempre di più col trasporto pubblico locale e sempre meno con la propria auto. Con l’abbonamento diffuso, chiamiamolo in questo modo, noi riusciremmo a coprire i costi e mantenere il sistema. Ricordiamoci che le aziende di trasporto pubblico locale di proprietà pubblica non devono fare profitti, perché altrimenti farebbero pagare un servizio più di quello che costa. Ogni azienda pubblica deve dare un servizio al minor costo possibile, questo è l’obiettivo principale”.
Una “mezza rivoluzione“, fanno notare i cronisti. “Ce la stavamo facendo, ma qualcuno l’ha fermata”. Forse perché non stava andando benissimo, considerando lo stato di crisi aperto dal collegio sindacale di Amt. “Vedrete al tempo giusto”, assicura il presidente ligure. Intanto i prossimi passaggi in capo alla Regione Liguria sono la costituzione dell’Agenzia regionale del trasporto pubblico e l‘entrata nel capitale di Amt per contribuire a salvarla dal fallimento. “Penso che per marzo-aprile faremo entrambe le cose”, che “sono separate però viaggiano parallele”, spiega Bucci.
Un’apertura arriva anche dal viceministro Edoardo Rixi: “È evidente che non possiamo non avere l’ambizione di dare ai nostri concittadini un servizio di qualità, con accesso soprattutto alle categorie più disagiate, che sia gratuito o comunque vicino al costo quasi zero. Quindi chi dovrà pagare il servizio? Uno dei temi molto dibattuti a livello nazionale è il fatto che in realtà parte delle tariffe possa essere caricata, come avviene in altri Paesi, sui flussi turistici e su chi non fa un servizio di carattere pendolare oppure chi ha un reddito particolarmente elevato. Questi sono elementi su cui bisogna studiare. Bisogna trovare con le associazioni dei consumatori, con le aziende di trasporto pubblico locale e con gli enti locali un punto di equilibrio perché ovviamente ogni anno sul trasporto pubblico locale, per quanto ci si sforzi, mancano delle risorse”.
“Oggi i cittadini chiedono una qualità maggiore del servizio per evitare di utilizzare i mezzi propri. Questo comporta un aumento degli investimenti e il rinnovo dei mezzi, che male si addice con calmierare le tariffe. Quindi trovare un equilibrio tra il costo del biglietto e la qualità del servizio è uno degli elementi determinanti per avere un trasporto di qualità – riflette ancora Rixi -. Questo è un tema su cui bisogna sforzarsi a livello nazionale, ma anche soprattutto negli enti locali. Fino al 2017 un decreto, tra l’altro fatto da un ministro genovese che è Claudio Burlando, prevedeva che un terzo dei costi dovevano essere pagati tramite il costo del biglietto. Dopo il 2017, quando un governo decise di togliere questo provvedimento, a mio avviso sbagliando per andare dietro a disavanzi che c’erano a Roma e Napoli, oggi pochissime realtà rispettano questo rapporto”.