Brignone, prudenza e leggerezza. Goggia può vincere il Super-G davanti a Mattarella
- Postato il 11 febbraio 2026
- Di Virgilio.it
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Giovedì 12 febbraio, ore 11.30. A Cortina d’Ampezzo il Super-G femminile non è solo una gara: è un incrocio di destini. In tribuna c’è anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. In pista 43 atlete da 23 nazioni.
Quattro svizzere, quattro austriache, quattro statunitensi, quattro ceche. Francesi, canadesi, tedesche, argentine. Un’atleta neutrale. Una finlandese, una neozelandese, una slovena, una polacca, una bosniaca, una andorrana, una ucraina, una cilena, una slovacca, una kazaka, una kosovara, una messicana. E quattro italiane.
Laura Pirovano ha il pettorale numero 2. Sofia Goggia il 9. Elena Curtoni l’11. E Federica Brignone: scende come sesta.
- Perché sono le gare di Federica Brignone
- I numeri basterebbero. Ma stavolta non contano
- L'infortunio del 3 aprile 2025
- Cortina, il tabù e la fine dell'incantesimo
- Sarà una gara di sensazioni
- Le favorite per il Super-G femminile a Cortina
- Non è solo quanto vinci ma anche come ti rialzi
Perché sono le gare di Federica Brignone
Le storie personali fanno saltare le logiche del tifo. Quando i Giochi diventano la vetrina più grande, la geografia perde peso: le bandiere si piegano davanti ai percorsi individuali. Ognuna di loro è qui per chiudere un cerchio: un destino esclusivo, incastonato nei Cinque Cerchi di un linguaggio universale. Sacrifici, cadute, rinunce, sorte. Si scende contro il cronometro e ci si porta la propria storia.
Eppure, per quanto si possa provare a restare equidistanti — il tifo per le italiane, certo — questa è soprattutto la gara di Federica Brignone. Anzi, sono i suoi giorni: dopo il Super-G arriveranno gigante e slalom, il 15 e il 18 febbraio. Ma tutto sembra cominciare qui.
I numeri basterebbero. Ma stavolta non contano
Non è più solo una questione di tricolore. È che negli ultimi dieci mesi la storia di Brignone l’abbiamo seguita come si segue qualcosa di prezioso. L’abbiamo ascoltata, osservata, raccontata. Nei silenzi più che nelle parole. Nelle smorfie trattenute, negli sguardi dritti e in quelli sfuggiti. Non era più il racconto dello strapotere tecnico, né la celebrazione di una campionessa già consacrata. Semmai, una storia recente nata da un trauma sportivo, trasformata in una corsa contro il tempo, in una sfida dichiarata al limite umano.
I numeri, a volerli elencare, basterebbero: tre medaglie olimpiche tra PyeongChang e Pechino; 37 vittorie e 85 podi in Coppa del Mondo; due Coppe del Mondo generali, 2020 e 2025. Nella scorsa stagione prima in gigante e discesa, seconda in super-G. Eclettica, competitiva, totale. Ma oggi i numeri non spiegano nulla.
L’infortunio del 3 aprile 2025
Conta una data: 3 aprile 2025. Assoluti italiani. Una curva, una caduta. Ospedale a Trento, poi Milano. Frattura del piatto tibiale, della testa del perone, lesione del crociato anteriore sinistro. Le percentuali di vederla ai Giochi di Milano Cortina erano a una cifra sola. Meno di dieci su cento.
Nulla a che vedere con l’operazione del 2012 – asportazione di una cisti tendinea alla caviglia destra – che le richiese, in ogni caso, lunghi tempi di recupero: prima per tornare in pista; poi per tornare competitiva; infine per rimettersi davanti alle altre.
Ed eccola Brignone. Prudenza e leggerezza. La maturità di chi conosce il dolore e la libertà di chi non ha più nulla da dimostrare, se non a se stessa.
Cortina, il tabù e la fine dell’incantesimo
Cortina, poi, non è un luogo qualsiasi. Accostare per anni il nome di Brignone alla regina delle Dolomiti è stato come sfiorare una ferita aperta. Una carriera immensa con una crepa invisibile proprio qui. Come se questa montagna bellissima e crudele le chiedesse sempre qualcosa in più. Non riusciva a vincere, a Cortina. Sempre vicina, mai definitiva. Fino a gennaio 2025.
Il Super-G della resa dei conti. Dalla prima porta all’ultimo intermedio, Brignone è una tigre: attacca, domina, non lascia spazio al passato. Vince la Coppa del Mondo e, nello stesso istante, spezza l’incantesimo. Che succede quando la vittoria della Coppa del Mondo coincide con la fine di un tabù? Urli, per la gioia e per la liberazione. “Era il mio sogno”, dirà dopo. “L’ho sempre amata, ma non riuscivo mai qui”.
Poi s’è arresa anche la montagna.
Sarà una gara di sensazioni
Ora il cerchio si stringe di nuovo. Da Cortina a Cortina. Con il Presidente in tribuna, il mondo davanti e il pettorale numero 6 sul petto. Non è più solo una questione di medaglie. È la misura di quanto lontano si possa tornare dopo essere caduti. È la prova che certe storie vanno attraversate.
E la neve, quando passa Brignone, sembra ancora bruciare.
Ecco: Brignone è forte così. Lo sappiamo. Sarà una gara di sensazioni: capirà in tempo reale cosa fare, come farlo, quanto forzare o perché evitarlo. Prudenza e leggerezza. Con il supporto di un tifoso speciale perché il Presidente della Repubblica è arrivato a Cortina nelle scorse ore anche per assistere al Super-G del 12 febbraio. Sergio Mattarella ha scambiato con Arianna Fontana una telefonata di complimenti e si è intrattenuto con Sofia Goggia.
Le favorite per il Super-G femminile a Cortina
Goggia, appunto. Alle Olimpiadi la parola favorita è un azzardo: anche i più sicuri di sé non vorrebbero gli venisse cucita addosso. Basta un nulla: la linea troppo larga, un appoggio che scappa, una porta presa con mezzo secondo di ritardo. Non c’è seconda manche.
Però le gerarchie esistono. Il podio della Discesa ha già lanciato un messaggio forte: oro a Breezy Johnson, argento a Emma Aicher, bronzo a Sofia Goggia. Tre nomi che non possono restare fuori dal discorso nemmeno stavolta. Johnson quando trova ritmo diventa imprendibile. Aicher ha dalla sua età e incoscienza. Goggia è l’istinto che sfida la fisica, il rischio che diventa traiettoria. Condividono velocità, aggressività, confidenza con i tratti più scorrevoli dell’Olympia delle Tofane.
Brignone non parte favorita, saprà stare dentro fino all’ultimo centesimo di una storia, la sua, che è quella di chi non ha più nulla da dimostrare, forse nemmeno a se stessa. Deve chiudere un cerchio, certo: riannodare i fili degli ultimi dieci mesi, legarli a una storia professionale che dura da vent’anni e cercare di dare un nome al futuro prossimo. Proseguire o smettere.
Non è solo quanto vinci ma anche come ti rialzi
Non è più questione di numeri, semmai di anima. Non arrivi a capire la storia recente di Brignone ripassando il palmares, semmai leggendo i referti medici. Non puoi raccontarla col timbro dell’esaltazione, piuttosto ti serve un tono che dia voce alla sacrificio.
Sono le gare di Brignone ma conta fino a un certo punto la bandiera che rappresenta: quando le Olimpiadi diventano vetrina, è fin troppo facile metterla via, ignorare la geografia e anche una certa idea di patria.
Davanti a tutto c’è che siamo entrati nella storia di Brignone degli ultimi dieci mesi avendone cura: in fase di ascolto e di racconto. Ne abbiamo seguito i risvolti, i progressi, le evoluzioni. Giorno dopo giorno.
Abbiamo provato a raccogliere in maniera letterale le sensazioni di Brignone per interpretare le smorfie del suo viso, i sorrisi accennati, le parole non dette, gli sguardi elusi e quelli che arrivavano dritti negli occhi. Ora, che la prudenza e la leggerezza si sappiano bilanciare bene.
È una storia che non può essere trascurata, quella di Brignone. Non è solo quanto vinci, è anche come ti rialzi. Il cerchio esclusivo di un destino individuale, incastonato nei Cinque Cerchi di un linguaggio universale.