Booty Farm, la rivoluzione del fitness femminile che unisce mente, corpo e comunità
- Postato il 2 febbraio 2026
- Brandvoice
- Di Forbes Italia
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Contenuto tratto dal numero di gennaio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
Booty Farm – BRANDVOICE | Paid program
Quando 12 anni fa una giovane personal trainer iniziò a muovere i primi passi in una palestra di Cava de’ Tirreni, nessuno immaginava che avrebbe riscritto una parte del panorama del fitness femminile in Italia. Lia Nunziante aveva in tasca un cronometro e una chiarezza d’intenti che superava la disponibilità di mezzi. Lavorava allenando tutti — uomini e donne — ma presto decise di concentrarsi su un’unica clientela: le donne. Il passaggio dall’allenamento generico a un approccio esclusivamente femminile non fu solo commerciale. Lia costruì un metodo che legava la tecnica a una comprensione emotiva: prima di scrivere un programma chiedeva alle persone il perché del loro desiderio di cambiamento.
Quei colloqui personali rivelarono che il vero obiettivo “non è solo il numero sulla bilancia, ma ciò che cambia quando una donna inizia ad avere più autostima. L’allenamento è una conseguenza”, dichiara Lia. Prima la mente, poi il corpo. Da quella palestra di provincia nacque una prima community: i risultati parlavano per lei e il passaparola fu immediato. Lia iniziò a condividere i primi risultati sui social e, ben prima dell’esplosione dell’online post Covid, sviluppò un canale digitale: un’app e video tutorial che permisero a donne lontane di seguire il suo lavoro.
Booty Farm e il successo del centro monotematico
La decisione di aprire il primo centro monotematico dedicato ai glutei fu accolta come un azzardo. Invece il centro di Cava dei Tirreni registrò il primo sold out. Il format si basava su valutazioni personalizzate: incontro iniziale, test posturale, piano nutrizionale, interval training e sessioni specifiche per la forza e la tonicità della catena posteriore.
Booty Farm non si limita a promettere estetica, ma integra nutrizione, mental coaching e lavoro sul comportamento, creando percorsi adatti a fasi diverse della vita femminile: allenamento in gravidanza e post parto, protocolli per la perimenopausa e la menopausa, programmi mirati per chi vuole perdere peso o guadagnare massa muscolare in modo sano.
Crescita e digitalizzazione
La specializzazione divenne così leva di differenziazione, Booty Farm ridefiniva la profondità del servizio. Parallelamente alle sedi fisiche — Cava, Vomero, Posillipo — Lia costruì un’offerta digitale strutturata: oggi sono oltre 1.500 le persone seguite online, mentre in ciascuna palestra le presenze oscillano tra le 50 e le 100 donne attive. Un team di 16 trainer, formati sul suo metodo, assicura la coerenza del servizio. Booty Farm ha dichiarato di aver accompagnato oltre 20mila donne in percorsi di trasformazione, fra presenza e remoto.
L’espansione non è stata solo numerica, ma anche culturale. Lia investe nella formazione e da questo principio è nata la Booty Academy, un’accademia pensata per formare personal trainer secondo il suo protocollo. L’obiettivo è duplice: mantenere qualità e riproducibilità del metodo e creare leader locali capaci di interpretare correttamente la relazione con le clienti. L’Academy prenderà il via dal 2026 e si inserisce nel più ampio piano di franchising che vede una nuova apertura già programmata a Salerno e numerose richieste di affiliati su tutto il territorio nazionale. Il modello di business combina ricavi da sedi dirette, abbonamenti digitali e licenze di formazione.
Mission sociale e autodifesa
Ma l’elemento che resta distintivo è la componente mission-driven: Booty Farm ha attivato collaborazioni con associazioni anti-violenza, offrendo accesso gratuito alle sue strutture a donne in difficoltà. Il programma ‘Muoviti per Sorridere’ è l’esempio più concreto: “Mi sono associata a organizzazioni contro la violenza sulle donne e abbiamo dato la possibilità di allenarsi gratuitamente a chi ne aveva bisogno”. Un altro tassello rilevante è l’offerta di autodifesa, curata dal socio e manager dell’azienda, Alfredo Aulisio.
I corsi, frequentati da molte donne provenienti da percorsi di violenza, sono pensati come complemento pratico al lavoro psicofisico: tecniche semplici, esercizi di consapevolezza corporea e strategie per gestire situazioni di rischio. Per le partecipanti, la difesa personale non è solo un apprendimento fisico, ma anche un modo per riacquisire controllo e fiducia.
Metodo e approccio scientifico
Il metodo Booty Farm poggia su alcuni pilastri: valutazione iniziale, piano su misura, misurazione dei progressi e feedback continuo. L’approccio è scientifico: test posturali con posturologi, allenamenti che combinano ipertrofia, lavoro funzionale e mobilità, e piani nutrizionali calibrati su obiettivi reali.
La standardizzazione del processo non annulla la personalizzazione: ogni percorso parte da una diagnosi individuale e si adatta alle esigenze mediche, lavorative e familiari della cliente. La dimensione digitale amplia l’efficacia: l’app proprietaria non è un semplice catalogo di video, ma uno strumento di accountability. Programmi, reminder, check-up periodici e sessioni live con il team creano continuità anche a distanza.
Leadership e futuro
La storia di Lia non è retorica: è testimonianza. Ha affrontato resistenze locali e critiche professionali. Ha scelto la strada della coerenza, investendo in formazione e trasponendo queste esperienze nel lavoro quotidiano. La sua leadership è fatta di dimostrazioni. Le clienti lo percepiscono e spesso riconoscono in lei non solo una coach, ma una figura con cui identificarsi. “È una sorta di riscatto: sono partita da zero con tante difficoltà e poi ci sono riuscita”, afferma.
Guardando ai prossimi anni, la sfida è duplice: scalare mantenendo la qualità e preservare l’autenticità del servizio in un mercato sempre più affollato. Booty Farm punta a farlo con formazione rigorosa, controllo operativo dei centri affiliati e un presidio costante dell’impatto sociale. L’obiettivo è trasformare un successo locale in un network, aprendo nei prossimi cinque anni 20 nuovi centri partendo dalla Campania per ampliarsi poi nelle principali città italiane. La storia di Lia e di Booty Farm è la dimostrazione che un’idea apparentemente semplice può diventare un motore di impresa con valore culturale.
L’articolo Booty Farm, la rivoluzione del fitness femminile che unisce mente, corpo e comunità è tratto da Forbes Italia.