Bonifici ai parenti, quando scatta il rischio di controlli fiscali e segnalazioni antiriciclaggio
- Postato il 11 gennaio 2026
- Usi & Consumi
- Di Il Fatto Quotidiano
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La legge non pone limiti agli importi che possono essere trasferiti tramite bonifico a un parente. In alcuni casi un’operazione di questo tipo può però aprire la strada a controlli fiscali da parte dell’Agenzia delle Entrate può effettuare e far scattare obblighi antiriciclaggio.
Quando vengono trasferiti importi tra un familiare e l’altro sono tre i rischi che si possono concretizzare e che è necessario tenere bene a mente nel momento in cui si procede: la presunzione di reddito non dichiarato, una donazione di non modico valore e la segnalazione antiriciclaggio.
Presunzione di reddito non dichiarato
Attraverso l’Anagrafe dei Conti l’Agenzia delle Entrate riesce a monitorare costantemente la posizione bancaria di ogni singolo contribuente. Nel momento in cui dovesse arrivare un bonifico senza giustificazione chiara, presume che quel denaro sia un reddito non dichiarato, sul quale è necessario applicare l’Irpef. Onde evitare di trovarsi a giustificare un bonifico arrivato da parente è sempre opportuno utilizzare una causale specifica, che possa far comprendere chiaramente quale sia la provenienza del denaro. Si possono utilizzare formule come: “regalo di compleanno”, “prestito infruttifero per acquisto auto”, “contributo spese universitarie“.
Donazioni di non modico valore
Nel caso in cui l’importo del bonifico dovesse risultare elevato rispetto alle possibilità del parente che lo ha effettuato, l’operazione può essere considerata una donazione che richiede un atto notarile con testimoni. Quando manca l’atto pubblico la donazione è nulla e può essere contestata dagli altri eredi. In questo caso vi è una soglia di attenzione a cui è necessario prestare la massima attenzione: i 10.000 euro. O quando viene intaccato sensibilmente il patrimonio del donante: quando si dovessero verificare queste situazioni è sempre opportuno interfacciarsi con un notaio per muoversi in sicurezza.
Segnalazioni antiriciclaggio
È importante fare attenzione alle soglie che portano alle segnalazioni antiriciclaggio: il provvedimento UIF del 28 marzo 2019 (confermato nelle disposizioni attuative della Banca d’Italia) prevede che le banche debbano trasmettere i dati delle operazioni effettuate in contanti che raggiungono o superano i 10.000 euro nell’arco di un mese. Per i bonifici la legge non prevede un blocco o una segnalazione automatica al superamento di una determinata cifra: le banche, ad ogni modo, utilizzano algoritmi per rilevare potenziali anomalie rispetto al profilo di rischio del cliente. Nel momento in cui la banca ritiene che l’operazione, indipendentemente dall’importo, possa essere derivata da un’attività illecita o possa servire a finanziare il terrorismo apre un segnalazione.
In quale modo funzionano le indagini bancarie
Ma come vengono effettuate le indagini bancarie? Sono controlli che vengono effettuati sui conti correnti, verificando che le operazioni effettuate e l’ammontare del denaro mosso periodicamente sia coerente con la dichiarazione dei redditi del titolare (o dei titolari) del rapporto bancario.
Le movimentazioni vengono analizzate in due modi differenti: il primo riguarda i versamenti, che servono a comprendere se il contribuente ha tenuto nascosto al fisco delle somme (non indicandole con il Modello 730 o il modello Redditi PF). La seconda dai prelievi, che, almeno per le aziende, devono risultare dalle scritture contabili
Con la sentenza n. 13122 del 30 giugno 2022 la Corte di Cassazione ha sottolineato che nell’accertamento bancario è insito il concetto di presunzione: in altre parole l’Agenzia delle Entrate ritiene che un contribuente abbia evaso le tasse quando sono presenti dei versamenti non documentati. Spetta al contribuente provare in modo analitico di essere dalla parte della ragione.
Cosa succede per i bonifici ricevuti dai parenti
La prassi giurisprudenziale prevede che eventuali bonifici effettuati dai parenti vengano esclusi dalla considerazione della valenza ai fini reddituali. Generalmente quando il bonifico arriva da un parente stretto vi è la presunzione legale che l’operazione rientri nella solidarietà e nel sostegno affettivo.
Proprio in questo senso si è mossa la Corte di Giustizia Tributaria della Puglia (sentenza 2760 del 26 febbraio 2025), i cui giudici hanno dato ragione a un contribuente che aveva ricevuto dei bonifici dalla madre pensionata e dalla sorella dipendente pubblico come aiuto per avviare un’attività. I bonifici effettuati tra parenti sono aiuti a livello familiare e come tali non possono essere considerati automaticamente come reddito. Purché il contribuente fornisca una prova documentale della provenienza degli importi. In questo contesto l’utilizzo di una causale trasparente facilità il lavoro giustificativo.
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