Bombardare il nemico a suon di Macarena e Danza Kuduro. La guerra all’Iran diventa un disturbante prodotto social

  • Postato il 4 marzo 2026
  • Cronaca
  • Di Blitz
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Avevano 18 anni appena compiuti “i ragazzi de ’99”, quelli chiamati alle armi dall’Italia durante la Prima Guerra Mondiale. Giovani catapultati da paesi di poche anime direttamente al fronte, a tu per tu con la morte. Le loro azioni hanno riecheggiato per decenni nei racconti dei nostri nonni e bisnonni. Sebbene parlassero di una cosa brutta, le armi, il sangue, ascoltavamo le loro testimonianze con il rispetto che a scuola riservavamo solo agli eroi dell’epica. Questo è quanto di più lontano dalla spettacolarizzazione social cui stiamo assistendo a fronte dei video diffusi dalla Casa Bianca e dall’Esercito Israeliano, nei quali si documentano a suon di Macarena e Danza Kuduro i bombardamenti contro l’Iran.

Si potrebbe obiettare che anche l’Isis in passato ha utilizzato strategie mediatiche alternative per attirare i giovani combattenti, ma qui in Occidente, dove la lezione scaturita dei conflitti novecenteschi sta tristemente svanendo, a mano a mano che i suoi protagonisti lasciano questo mondo, non ci eravamo abituati. Certo è che negli ultimi decenni siamo stati allenati ed educati dai social stessi ad accettare tutto, passivamente. Ora, l’annichilimento dello sdegno è completo. Accettiamo la condivisione della guerra narrata alla stregua di un videogioco, dove il virtuale non è più tale, perché dentro i cacciabombardieri ci sono soldati in carne e ossa, così come vittimi vere. Solo una domanda: tutto questo rispetta le linee guida dei social network?

 

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Blitz

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