Bob Dylan, nessuno come lui. Il concerto perfetto a 84 anni
- Postato il 2 aprile 2025
- Di Panorama
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Bob Dylan non si ferma mai. Il Never Ending Tour, iniziato nel giugno del 1988, prosegue senza sosta a dispetto dell’anagrafe. Il cantautore premio Nobel compirà 84 anni il prossimo 24 maggio. Dopo una pausa di quattro mesi, Dylan è tornato sul palco a Tulsa, inaugurando una nuova serie di spettacoli. Per l’occasione ha messo a punto una nuova scaletta pescando dalla sua sterminata discografia. E ha fatto un capolavoro, sia per la scelta dei brani sia per il modo in cui li ha posizionati all’interno dello show.
Si parte con All Along the Watchtower, il classico del 1967 diventato famoso grazie al remake di Jimi Hendrix, e si prosegue con It Ain’t Me Babe, pubblicata nel 1964 e coverizzata anche da Joan Baez e Johnny Cash. Il terzo pezzo del concerto è un capolavoro del 2020, I Contain Multitudes, incentrato sul concetto delle mille sfaccettature dell’io di ogni essere umano. In primis, lui. A seguire False Prophet, con tutta probabilità un riferimento alla definizione di profeta e falso profeta che gli sono state affibbiate dalla critica negli anni Sessanta. Entrambi i pezzi vengono dall’ultimo album in studio Rough and Rowdy Ways (2020).
Con When I Paint My Masterpiece si viaggia nel tempo e si ritorna al 1971 con un gioiello interpretato anche da The Band e Grateful Dead. Black Rider svela il lato folk della scaletta, mentre My Own Version of You ha un che di spettrale nella narrazione delle gesta di uno scienziato che ricuce insieme diverse parti del corpo per creare un nuovo essere umano.
Un altro passaggio nella macchina del tempo è To Be Alone with You, puro country dall’album Nashville Skyline. Crossing the Rubicon è un altro estratto dall’ultimo disco, mentre con Desolation Row si ritorna gloriosamente al 1965, definita da qualche critico americano “The Ultimate Cowboy Song”. E poi, ancora Key West, sempre da Rough and Rowdy Ways (che racconta dell’uccisione e della successiva morte per cancrena del presidente americano William McKinley).
Procedendo verso il finale, arrivano Watchin’ the River Flow del 1971, l’immortale It’s All Over Now, Baby Blue, I’ve Made Up My Mind to Give Myself to You, Mother of Muses, l’ispirazione blues di Goodbye Jimmy Reed e una splendida versione di Every Grain of Sand dall’album Shot of Love del 1981.