Bob Dylan: 50 anni fa la rivoluzione di “Desire”
- Postato il 19 gennaio 2026
- Di Panorama
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Quando Desire viene pubblicato nel 1976, Bob Dylan compie uno dei suoi cambiamenti più silenziosi e radicali. Dopo il diario sentimentale di Blood on the Tracks, sceglie di uscire da sé, di dissolvere l’io per lasciare spazio a storie che sembrano provenire da un altrove: cronaca giudiziaria, mito, leggenda. Desire è piuttosto uno spazio inedito in cui Dylan sperimenta una nuova idea di verità, fondata non sulla vita personale ma sulla potenza del racconto.
Il caso più evidente è Hurricane, apertura dell’album. La canzone ricostruisce la vicenda del pugile Rubin Carter, incarcerato ingiustamente, ma lo fa evitando cedimenti alla retorica. Dylan organizza i fatti come un film: personaggi, ambienti, colpi di scena, ripetizioni strategiche. Il risultato non è una semplice denuncia, bensì una riflessione implicita su come la giustizia e la colpa siano spesso il prodotto di una narrazione distorta. In Hurricane la musica incalza, costringe l’ascoltatore a seguire la storia fino in fondo, senza appigli emotivi.
Sul versante opposto si colloca Isis. Qui Dylan abbandona la cronaca e si immerge nel territorio del mito. Il viaggio del protagonista, che parte, perde, scende simbolicamente nel regno dei morti e ritorna trasformato, richiama strutture arcaiche, quasi iniziatiche. Isis parla d’amore, ma solo in apparenza.
Il disco si chiude idealmente con Sara, brano che riporta a dimensione più intima, Non è una confessione diretta, bensì un ricordo messo in scena, in cui il sentimento passa attraverso immagini e frammenti, come se anche l’amore potesse essere raccontato solo indirettamente.
Musicalmente parlando, Desire è il disco in cui Il violino introduce una tensione costante, una sensazione di instabilità che riflette perfettamente l’idea di un mondo narrato e mai definitivamente afferrabile.