Blackout a Berlino, guerra di rivendicazioni: si indaga su gruppo di estrema sinistra. “Nessuna prova che sia coinvolta la Russia”

  • Postato il 8 gennaio 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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Un incendio che ha lasciato oltre 40mila famiglie a Berlino senza corrente elettrica per quasi una settimana, tre rivendicazioni su cui indaga la polizia. È un caso l’attacco alla rete avvenuto il 3 gennaio a un ponte per cavi nel distretto di Steglitz-Zehlendorf, nella zona Sud-Ovest della città. Dopo quasi sei giorni e dopo che è intervenuto addirittura l’esercito per distribuire pasti caldi alla popolazione, l’energia è stata ripristinata. La Procura federale tedesca indaga per terrorismo e sabotaggio e ancora non è chiaro chi abbia messo in ginocchio parte della capitale tedesca: al momento gli inquirenti tengono sotto osservazione il gruppo Vulkan, di estrema sinistra, che ha pubblicamente rivendicato l’azione. Ma è spuntato un terzo messaggio da parte di alcuni presunti fondatori del gruppo che prendono le distanze dall’iniziativa. Intanto le autorità escludono “il coinvolgimento di Stati stranieri“.

Tre rivendicazioni e ancora nessun responsabile

Dopo che, in un primo momento, in rete sono circolate versioni mai confermate di coinvolgimenti di non precisati ambienti russi nell’attacco, nel giro di poco meno di una settimana sono arrivate ben tre diverse lettere. Alla prima lettera di assunzione di responsabilità per l’attacco ai cavi – all’indomani dell’azione di sabotaggio di sabato – da parte del movimento estremista di sinistra Vulkangruppe, ne è seguita il 7 gennaio, una seconda, di puntualizzazione. Poi ne è emersa un’altra sulla piattaforma Indymedia, di presa di distanza dagli attacchi più recenti a firma di un cosiddetto nucleo originario del gruppo. Che cambia ancora le carte in tavola. Il Vulkangruppe aveva inizialmente rivendicato di aver “sabotato con successo” una centrale elettrica a gas a Lichterfelde. L’obiettivo principale era colpire l’industria dei combustibili fossili. La rivendicazione era considerata autentica dalle autorità berlinesi.

Il secondo messaggio è arrivato il 7 gennaio ed è stato diffuso per confutare, tra le altre cose, le illazioni sul coinvolgimento di uno Stato straniero, ovvero la Russia. “Il fatto che qui si possano attaccare le infrastrutture non si adatta alla narrativa sulla sicurezza di politici e autorità”, si legge. “Quindi si sta fabbricando un nemico esterno”, scrivono su knack.news, secondo quanto ricostruisce Der Spiegel. E ancora, scrivevano: “In merito alle insinuazioni circolanti su una presunta ‘operazione false flag’ di uno Stato straniero, affermiamo chiaramente: queste speculazioni non sono altro che un tentativo di mascherare la propria impotenza. Chi dietro ogni forma di sabotaggio sospetta un servizio segreto straniero, si rifiuta di riconoscere la realtà dei conflitti sociali interni”.

Infine oggi è arrivato il terzo messaggio per mano di quello che si autodefinisce il gruppo del 2011, secondo la ricostruzione della Taz che ricorda come quell’anno ci fu effettivamente il primo attacco doloso a Berlino su cavi presso la stazione di Ostkreuz, rivendicato da un gruppo che nel nome si richiamava al vulcano islandese Eyjafjallajökull. Seguirono poco meno di 12 altri attacchi incendiari a Berlino. L’attuale lettera del presunto nucleo originario afferma che il nome del gruppo è stato “inserito in un contesto che non è nostro” e in nome di una continuità che non esiste. “I testi e le azioni degli ultimi anni contraddicono ciò che rappresentavamo e il perché abbiamo agito”.

Contemporaneamente, sui social network si sono diffuse teorie secondo cui la seconda lettera di rivendicazione sia stata scritta dall’intelligenza artificiale e sia derivata da una traduzione dal cirillico, la lingua russa. Ne riporta alcuni passaggi il quotidiano Taz: ad esempio, il nome del vicepresidente statunitense Vance è scritto erroneamente come “Vans”, che corrisponderebbe anche alla traduzione in cirillico. Anche la senatrice per gli Affari Economici di Berlino, Franziska Giffey (SPD), è scritta erroneamente come “Giffay”. Al momento però restano solo teorie.

Sempre il Der Spiegel infatti, citando fonti di sicurezza, oggi scrive che le autorità tedesche non hanno prove che l’attacco sia stato un’operazione “false flag” da parte di un servizio segreto straniero. Lo stesso vice capo della polizia di Berlino, Marco Langner, ha sottolineato, riferendosi alla Russia: “Finora non c’è assolutamente alcuna indicazione in tal senso”. “Le indagini che abbiamo condotto in collaborazione con l’Ufficio Federale di Polizia Criminale (BKA) – ha proseguito – puntano chiaramente a questo gruppo. Riteniamo che questa lettera di rivendicazione sia autentica e possiamo affermare che proviene dall’ambiente estremista di sinistra”.

L’incendio

L’incendio è stato segnalato alle 6.45 del 3 gennaio da un passante, nella Bremer Strasse, ed è stato spento rapidamente. Ma è bastato per mettere in ginocchio parte della Capitale: 45mila famiglie sono rimaste senza corrente e ancor peggio, in tantissimi casi, prive di riscaldamento, dal momento che gli impianti sono spesso collegati. Colpiti anche 2200 siti di attività economiche e commerciali, diverse strutture sanitarie, e case di cura, in qualche caso evacuate. I tre grandi ospedali delle zone colpite sono rimasti attivi, ma le autorità cittadine hanno chiesto di fare a meno di ricorrere ai pronti soccorsi. “Se conoscete anziani in difficoltà, non esitate a chiamarci”, è stato l’appello di un agente sui social. Ai berlinesi rimasti al buio è stato chiesto di farsi aiutare da amici e parenti, di preferire le torce alle candele, e di procurarsi coperte calde. Sono stati anche allestiti centri di accoglienza per chi era in difficoltà.

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