Biennale di Venezia, Pierfranco Bruni: solidarietà al ministro Giuli e richiesta di dimissioni per Gregoretti e Buttafuoco
- Postato il 13 marzo 2026
- Editoriale
- Di Paese Italia Press
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Roma, 13 marzo 2026 – “Ciò che sta accadendo sulla Biennale di Venezia è inconcepibile”. Ha dichiarato Pierfranco Bruni, presidente del Centro Studi e Ricerche Francesco Grisi. «Inconcepibile perché se un rappresentante nominato da un ministero, o addirittura direttamente dal ministro, non gode più della fiducia di chi lo ha nominato ha il sacrosanto dovere di dimettersi».
Incalza Pierfranco Bruni, funzionario per decenni del ministero con incarichi apicali di responsabilità in diversi progetti e con diversi governi: «Il ministro Giuli è perfettamente dalla parte della ragione. Se un membro non offre più una garanzia di fiducia dovrebbe chiedersi: chi rappresento? Cosa ci sto a fare? Cosa programmo? Che tipo di politica culturale posso manifestare?».
«È un diverbio che sa di beffa».
Pierfranco Bruni ha le idee chiare: «È vero che si tratta di un’Esposizione internazionale d’arte, ma è altrettanto vero che al centro di tutto ciò c’è un sistema di politica internazionale con il quale bisogna fare i conti. Non si può essere avulsi dal contesto. Non siamo nati ieri e le responsabilità istituzionali sono responsabilità che garantiscono, in questo caso, una rappresentanza del Ministero della Cultura, il quale non può essere contraddetto da chi ha indicato come rappresentante. Mi sembra un paradosso».
«È logico che la dottoressa Gregoretti rimetta immediatamente il suo mandato e che il presidente Buttafuoco si dimetta. Non è così che si può manifestare una politica culturale».
Ancora Bruni sottolinea la piena solidarietà al ministro Giuli: «La Gregoretti sbaglia grossolanamente. Dovrebbe chiedersi semplicemente: perché sto qui?».
Insomma, Pierfranco Bruni, che ha anni di carriera e di lavoro nel Mic, è molto esplicito. Aggiunge: «Il problema non è solo lei. Anche il presidente deve certamente fare un passo indietro. Non è accettabile tutto ciò. Non si tratta di autonomia o di libertà di pensiero. Siamo all’interno di strutture istituzionali e questo non è un fatto da poco in una temperie molto delicata».
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