Bessent ammette che le grandi compagnie petrolifere non sono interessate al Venezuela
- Postato il 9 gennaio 2026
- Breaking
- Di Forbes Italia
- 2 Visualizzazioni
Le grandi compagnie petrolifere internazionali non mostrano alcun entusiasmo nel tornare a investire massicciamente in Venezuela. A dirlo è stato il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, che ha espresso scetticismo sulle ambizioni del presidente Donald Trump di rilanciare l’industria petrolifera venezuelana con il coinvolgimento delle major statunitensi.
Le parole di Scott Bessent sulle grandi compagnie petrolifere
Intervenendo all’Economic Club of Minnesota, Bessent è stato diretto: “Le grandi compagnie petrolifere, che si muovono lentamente e devono rispondere ai loro consigli di amministrazione, non sono interessate”. Una dichiarazione che contrasta apertamente con le recenti promesse di Trump su investimenti miliardari imminenti da parte delle Big Oil.
Secondo Bessent, l’interesse verso il Venezuela esiste, ma proviene soprattutto da operatori più piccoli. “Il telefono del Dipartimento del Tesoro sta squillando senza sosta”, ha spiegato, riferendosi a chiamate da parte di compagnie indipendenti e singoli operatori, i cosiddetti wildcatters, pronti a entrare rapidamente nel Paese sudamericano.
Il ruolo dei wildcatters e le difficoltà strutturali
I wildcatters sono aziende o individui specializzati in perforazioni esplorative in aree non ancora sfruttate: un’attività ad alto rischio e potenzialmente molto redditizia, ma che non consente produzioni su larga scala tali da influenzare significativamente il mercato globale del petrolio. Le parole di Bessent alimentano il clima di cautela che circonda l’ipotesi di un ritorno delle grandi compagnie petrolifere in Venezuela, nonostante le enormi riserve del Paese.
Gli esperti sottolineano diversi ostacoli strutturali: la complessità dell’estrazione del greggio pesante venezuelano, l’instabilità politica ed economica, il costo elevato della ricostruzione di infrastrutture ormai obsolete, i contenziosi sui debiti pregressi e un contesto di prezzi del petrolio relativamente bassi.
La visione di Trump
Trump, tuttavia, continua a sostenere una visione opposta. Dopo la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro in una recente operazione militare statunitense, il presidente Usa ha dichiarato: “Le nostre più grandi compagnie petrolifere entreranno in Venezuela, investiranno miliardi di dollari, ripareranno le infrastrutture petrolifere distrutte e inizieranno a generare profitti per il Paese”. Attualmente, Chevron è l’unica grande compagnia statunitense ancora operativa in Venezuela. ConocoPhillips ed ExxonMobil hanno abbandonato il Paese nel 2007, in seguito alla nazionalizzazione del settore petrolifero voluta dall’allora presidente Hugo Chávez.
Trump dovrebbe incontrare nei prossimi giorni alla Casa Bianca i vertici delle tre principali compagnie petrolifere statunitensi, un appuntamento che potrebbe chiarire se esistono reali margini per un ritorno delle Big Oil nel Paese.
Il controllo sul petrolio venezuelano come leva geopolitica
Nel frattempo, Washington sta rafforzando il controllo sul petrolio venezuelano come leva geopolitica. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha illustrato un piano in tre fasi per utilizzare le esportazioni di greggio nel tentativo di favorire un cambio di governo a Caracas. Secondo Rubio, gli Stati Uniti sarebbero vicini a un accordo per acquisire volumi significativi di petrolio venezuelano, da vendere poi sul mercato internazionale con l’obiettivo dichiarato di sostenere la popolazione e non il regime.
L’articolo Bessent ammette che le grandi compagnie petrolifere non sono interessate al Venezuela è tratto da Forbes Italia.