Benedetto XVI. Il teologo in viaggio con il carisma di San Francesco d’Assisi

Pierfranco Bruni

“Tra la santità e la gioia sussiste un intimo e indissolubile rapporto”, disse Benedetto XVI, riferendosi a San Francesco d’Assisi, durante l’Udienza Generale del 27 gennaio 2010. Un legame indissolubile che proseguirà negli anni. Parlò infatti con grande attenzione anche del presepio di Greccio, con una chiosa importante che riprende nei suoi libri su Gesù. Sottolineò:
“Quando, nel 1223, Francesco di Assisi celebrò a Greccio il Natale con un bue e un asino e una mangiatoia piena di fieno, si rese visibile una nuova dimensione del mistero del Natale. Francesco d’Assisi ha chiamato il Natale ‘la festa delle feste’.”

Dalla festa alle feste: la festa è la luce. San Francesco d’Assisi è la luce nella notte. Dentro questa visione sono le Creature che compongono il Cantico: il Creato. Non come semplice ambiente o ecologia, bensì come Natura che porta in sé la spiritualità del Cristo. Benedetto XVI aggiunge:
“Non era solo un ambientalista o un pacifista. Era soprattutto un uomo convertito. […] Francesco prima era quasi una specie di playboy. Poi, ha sentito che questo non era sufficiente. Ha sentito la voce del Signore: ‘Ricostruisci la mia casa’. E man mano ha capito cosa voleva.”
Camminò per attraversare i deserti dell’anima, avendo come riferimento sempre Cristo. I due pilastri: pace e perdono, sono i cardini del francescanesimo. E tra questi, il dialogo.

Ancora Benedetto XVI:
“La testimonianza che egli rese nel suo tempo ne fa un naturale punto di riferimento per quanti, anche oggi, coltivano l’ideale della pace, del rispetto della natura, del dialogo tra le persone, tra le religioni e le culture. È tuttavia importante ricordare, se non si vuole tradire il suo messaggio, che fu la scelta radicale di Cristo a fornirgli la chiave di comprensione della fraternità a cui tutti gli uomini sono chiamati, e a cui anche le creature inanimate – da ‘fratello sole’ a ‘sorella luna’ – in qualche modo partecipano.”
Natura e povertà
“Nella sua scelta di radicale povertà, nel bacio al lebbroso, in cui s’espresse la sua nuova capacità di vedere e amare Cristo nei fratelli sofferenti, prendeva inizio quell’avventura umana e cristiana che continua ad affascinare tanti uomini del nostro tempo e rende codesta città meta di innumerevoli pellegrini.”
Ma Francesco va anche oltre. Non fu solo il “costruttore” di un ordine. La sua Regola è un’indicazione nella quale la “nudità” diventa l’evidenza della ricchezza del cuore. Benedetto XVI ha dedicato molti scritti a Francesco e osserva che i pensieri del santo hanno la forza del cuore:
“La figura carismatica più significativa nella storia della Chiesa è stata senza dubbio Francesco d’Assisi, nel cui destino forse possono emergere al meglio, in modo esemplare, tentazioni e grandezza del carismatico nella Chiesa. Francesco d’Assisi non fu propriamente il fondatore di un Ordine, quantomeno non lo volle essere. Sapeva che il compito che lo attendeva era molto più radicale: egli voleva raccogliere un novus populus che seguisse il Discorso della montagna sine glossa, trovando in esso la sua unica e immediata ‘regola’.”

Per Francesco questo significava l’esatto opposto della fondazione di un Ordine: si oppose sempre appassionatamente a inserire il suo nuovo popolo nel già noto schema giuridico-ecclesiastico di un ‘Ordine’, trasformandolo in una variante del monachesimo esistente, con una particolare spiritualità, compiti e devozioni propri.

Il Discorso della Montagna richiamato da Benedetto XVI rappresenta chiaramente la dimensione cristocentrica alla quale Francesco era legato.
In questi termini, la visione francescana di Benedetto XVI mostra che Francesco “richiama la Chiesa stessa all’ora escatologica, vuole purificarla a partire dal Vangelo per giungere a quell’obbedienza totale che la prepara all’avvento del Signore”.

“Il rifiuto delle forme esistenti di Chiesa, quella che oggi si chiamerebbe ‘protesta profetica’, non avrebbe potuto essere più radicale di quella di Francesco”, facendo riferimento alla “autentica radice della natura e dell’agire di Francesco, definita da una duplice, appassionata obbedienza: assoluta obbedienza alla sua missione, orientata al Vangelo e soltanto al Vangelo”.
“Insieme a quest’obbedienza integrale al compito ricevuto, c’è la volontà altrettanto decisa di restare obbediente nella Chiesa concreta, per sopportare e patire in essa il compito dell’obbedienza a Dio, che non può essere adempiuto se non in essa, nella pazienza di svolgere il proprio compito stando in essa e per essa.”

L’autentico criterio del vero carismatico – prosegue Benedetto – è l’abbandono di sé; ovvero, detto in termini più radicali: il criterio del vero carisma è la croce, il lasciarsi dilaniare tra il compito e il luogo del suo adempimento per amore del compito stesso.”


Seguendo questa linea, Benedetto XVI sottolinea:
“Francesco riuscì a riportare nella Chiesa (dalla quale erano stati banditi) il movimento della povertà e della pace, il movimento dei laici e dell’evangelizzazione, perché egli stesso si sottomise completamente alla croce: le stimmate, in questo senso, sono realmente espressione del luogo e della forma della sua esistenza. Ma questo, riassumendo, significa che la croce è luogo sorgivo e al contempo segno distintivo dello Spirito.”

Conclude Benedetto XVI:
“La croce è l’autentico discrimine fra lo Spirito e quello che Spirito non è: solo dal cuore aperto sgorgano sangue e acqua. Il mistero di questa immagine ci interpella proprio in questo nostro tempo: è insieme orientamento, appello e promessa. Si può capire veramente cosa significa ‘Non spegnete lo Spirito’ solo davanti al costato aperto del Signore, la fonte dello Spirito nella Chiesa e per il mondo.”
Il tempo di San Francesco è sempre. Ha caratterizzato non solo la Chiesa, ma anche i popoli e le civiltà, rappresentando una religiosità dello spirito alla quale Benedetto XVI ha fatto riferimento, come teologo e come cristiano.
Una cristianità alla quale San Giovanni Paolo II ha dedicato una preghiera:
Preghiera a San Francesco
di Giovanni Paolo II

Tu che hai tanto avvicinato il Cristo alla tua epoca, aiutaci ad avvicinare il Cristo alla nostra epoca, ai nostri difficili e critici tempi. Aiutaci! Questi tempi attendono Cristo con grandissima ansia. Non saranno tempi che ci prepareranno a una rinascita in Cristo, a un nuovo Avvento? Noi, ogni giorno, nella preghiera eucaristica, esprimiamo la nostra attesa, rivolta a lui solo, nostro Redentore e Salvatore, a lui che è compimento della storia dell’uomo e del mondo. Aiutaci, san Francesco d’Assisi, ad avvicinare alla Chiesa e al mondo di oggi il Cristo. Tu, che hai portato nel tuo cuore le vicissitudini dei tuoi contemporanei, aiutaci, col cuore vicino al cuore del Redentore, ad abbracciare le vicende degli uomini della nostra epoca: i difficili problemi sociali, economici, politici; i problemi della cultura e della civiltà contemporanea; tutte le sofferenze dell’uomo di oggi, i suoi dubbi, le sue negazioni, i suoi sbandamenti, le sue tensioni, i suoi complessi, le sue inquietudini… Aiutaci a tradurre tutto ciò in semplice e fruttifero linguaggio del Vangelo. Aiutaci a risolvere tutto in chiave evangelica, affinché tu stesso possa essere ‘Via, Verità e Vita’ per l’uomo del nostro tempo. Amen.”

….

Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.

Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.

Incarichi in capo al Ministero della Cultura:

Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;

Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;

Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.

È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.

Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.

Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.

Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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