Beffa Svizzera: alle vittime di Crans un milione di franchi, diviso per 41

  • Postato il 4 febbraio 2026
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  • Di Libero Quotidiano
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Beffa Svizzera: alle vittime di Crans un milione di franchi, diviso per 41

Gli svizzeri non spaccano la lira in quattro solo perché all’epoca quella italiana l’hanno sì accolta nei loro forzieri sigillati col segreto bancario, ma ovviamente non l’hanno mai adottata, avendo da sempre il valoroso franco con la croce sempre in vetta tra le valute del mondo. Ma di certo i conti se li sanno fare per bene, anche se nella partita doppia, da autentici maestri dell’economia e della finanza, hanno il braccio lungo per prendere e il braccetto corto per dare. D’altronde un Paese che ha fatto delle banche un proverbiale segno distintivo, degli orologi il simbolo della precisione e del lusso, e della neutralità un autentico motore del business anche durante due guerre mondiali, non ti puoi aspettare di meno.

E quindi non desta sorpresa se il Comune di Crans-Montana ha aperto la cassaforte municipale e ha tirato fuori un milioncino di franchi tondo tondo da destinare alle famiglie delle vittime del capodanno dell’orrore, perché la cifra messa così può pure impressionare ma diviso per quarantuno porta il valore di una vita bruciata dalle fiamme e soffocata dal fumo a meno di 25mila euro. L’equivalente di 14 casse di champagne servito ai tavoli di “Le Constellation”. Ma gli elvetici sono bravi, e anche se nei cantoni parlano quattro lingue padroneggiano sempre quella degli affari, soprattutto internazionali, e hanno specificato che il milione di franchi è destinato alla costituenda Fondazione d’aiuto alle vittime. Quindi ai sopravvissuti? Perché le vittime-vittime certo non potranno essere più aiutate, e magari un ausilio economico verrà allora dirottato alle famiglie. Non è un risarcimento, perché neanche questa parola piace troppo da quelle parti, figuriamoci se un ristoro, oppure un rimborso o addirittura un contentino, perché sarebbe davvero cinico.

 

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Un segno di buona volontà, non troppo spontaneo nella tempistica e non troppo generoso nella misura, ma su questo il sindaco Nicola Féraud si è portato avanti e ha messo subito i paletti dello slalom linguistico e giuridico. Poiché la vil pecunia non cancella né dolore né ferite ai corpi e alle anime, si tratta di un sostegno alle famiglie e un segno di solidarietà della popolazione locale, nell’ordine di circa 100 franchi a persona, più la quota cantonale che porta il totale a 130; sperabilmente esentasse.

L’auspicio delle autorità svizzere è che ogni cittadino metta mano al portafogli. Tutto questo a un mese dal rogo di capodanno, e in un mare di polemiche che hanno incrinato il mito dei perfettini d’Oltralpe sempre pronti a storcere il naso nei confronti dell’organizzazione dei vicini meridionali abituati a tenere a debita distanza. Eppure nell’Italia additata a esempio da non seguire, quando si verificano tragedie – certamente non di questa portata e di queste modalità – la generosità degli italiani abituati a dare e a non prendere lezioni di volontariato non aspetta neanche l’iniziativa delle autorità pubbliche, che allo stesso modo non stanno a fare i conti della serva quando si deve fare presto e bene. Ma chiedere al Paese delle banche e degli affari un sentimento, uno slancio autentico e una solidarietà non costruita a tavolino, è forse troppo.

Lì sono abituati a far funzionare tutto ogni giorno come un orologio a 31 rubini, ma nel caso della strage nell’incendio di Crans-Montana i buchi amministrativi sono stati più di quelli di una forma di Emmenthal. L’annuncio del milione di franchi in fase di definizione arriva fuori tempo massimo non solo dai fatti ma anche per restituire una patina di credibilità e di buona fede alle autorità elvetiche, e può suonare persino oltraggioso per le famiglie, al di là dell’importo. Nel Belpaese, che ha riempito il mondo di bellezza con l’arte, l’architettura e lo stile di vita, una volta si insegnava a non confondere mai il prezzo con il valore. Lo stanziamento svizzero è riuscito nell’impresa impossibile di far coincidere il valore col prezzo del gesto, spacciato per quello che non è insignificante nella sua portata. Anche i diamanti sono fatti di carbonio, ma nessuno li confonderebbe con la cenere.

 

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Libero Quotidiano

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