Bastoni: “Anche i calciatori fanno sacrifici, non solo operai e muratori”. Poi svela: “L’Inter non mi era così simpatica”

  • Postato il 3 aprile 2025
  • Calcio
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“È uno dei difensori più forti a livello mondiale“. Con queste parole Simone Inzaghi definì Alessandro Bastoni dopo la gara d’andata degli ottavi di finale con Champions League vinta con il Feyenoord. Al podcast Supernova, condotto da Alessandro Cattelan, lo stesso calciatore dell’Inter ha raccontato il suo percorso verso questo status. Partito dai nerazzurri di Bergamo per poi passare ai nerazzurri di Milano, che inizialmente non gli erano poi così simpatici.

“Papà mi ha trasmesso la passione per l’Inter. Io però ho fatto 11 anni di Atalanta e a un certo punto l’Inter non mi era così simpatica perché l’affrontavamo spesso. Però poi da grande, quando conta davvero rappresentare i colori che ami, è il massimo a cui puoi ambire”, ha svelato Bastoni. Il difensore centrale è infatti cresciuto nel settore giovanile dei bergamaschi fin quando Gasperini non l’ha fatto esordire in prima squadra. Ma da quel momento “sono andato nel dimenticatoio“.

Bastoni ha ricordato: “Ho giocato molto bene, avevamo vinto 1-0 contro una Sampdoria forte, ma poi sono stato lasciato da parte. Finché sei nella squadra in cui hai fatto tutto il vivaio ti vedono sempre come un ragazzino“. Come ritagliarsi spazio allora? Per il difensore dell’Inter c’era solo una strada: “Andar via quando devi fare il salto è quel che ti salva. Credo che per me sia stata la salvezza. Io però ho fatto dall’Atalanta al Parma, il salto era all’indietro. Fortunatamente D’Aversa mi ha dato fiducia. Poi con Conte ho fatto le guerre per andare via considerando che avevo davanti Godin, Skriniar e De Vrij. Lui mi ha chiesto di restare e una volta che ho giocato non sono più uscito“.

Ma il percorso per arrivare ai massimi livelli è stato lungo e impegnativo. E continua a esserlo, ha sostenuto Bastoni: “Per la gente in generale i sacrifici li fanno soli gli operai o i muratori. Chi non è dentro questo mondo fatica a capire il sacrificio del calciatore. Giochiamo talmente tanto che siamo via da famiglia, figli, affetti. Il discorso si riduce sempre all’idea che guadagni milioni, ma il tempo è impagabile. Veder crescere mia figlia attraverso i video che mi manda mia moglie non è il massimo, ma riconosco anche che non siamo gli unici a star via tanto tempo”, ha concluso Bastoni.

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