Basilicata registra il più alto calo demografico in Italia

  • Postato il 1 aprile 2025
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Basilicata registra il più alto calo demografico in Italia

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L’Istat registra in Basilicata il più alto calo demografico d’Italia, gli abitanti sono scesi a 529mila.
La notizia buona è l’aumento di sei mesi dell’aspettativa di vita delle lucane


L’Istat ha certificato che è la Basilicata, con una variazione in negativo del 6,3 per mille, peggiore anche di quella della Sardegna (-5,8 per mille), la regione italiana nella quale si riscontra il maggiore calo demografico nell’ultimo anno.

CALO DEMOGRAFICO IN LUCANIA, IL DATO DELL’ISTAT

Un dato netto, che non ammette repliche, quello che emerge dalla lettura dei dati sugli indicatori demografici del 2024. Vuol dire, conti alla mano, che mancherebbero all’appello circa 3300 persone. Il tasso di natalità è del 5,7 per mille, quello di mortalità dell’11,9 per mille. La scansione demografica dell’Istat al primo gennaio 2025 evidenzia che la popolazione residente in Basilicata è di 529.900 cittadini (533.233 l’anno prima), suddivisa nel dettaglio in 502.500 italiani e 27.400 stranieri.

Guardando alle due province si scopre che l’anno scorso a Potenza sono stati registrati 327.000 residenti e 13.500 stranieri, per un totale di 340.800 (erano 343.252 l’anno prima, -2453). Invece in provincia di Matera il saldo è di 189.098 cittadini residenti (erano 189.981 nel 2023); -883 con 175.200 italiani e 13.900 stranieri.

IL REPORT SULLE NASCITE IN BASILICATA, DATO NEGATIVO

Non va molto meglio con le nascite secondo l’Istat: l’anno scorso infatti in Basilicata festeggiate 3.100 nascite, un saldo negativo per la cicogna lucana del -2,3 per cento rispetto all’anno prima (6200 le morti).

A livello provinciale il calo maggiore (-3,9 per cento) registrato nel Potentino, dove si sono avuti 1.900 nati, a fronte di un dato che resta invece in equilibrio per il Materano (1.100 nati e -0,4 per cento).

Va detto che, pur se in maniera disomogenea ed in modo molto più contenuto rispetto al dato della Basilicata, le dinamiche che compongono il calo demografico riguardano tutta l’Italia. Infatti al 31 dicembre 2024 la popolazione residente in Italia contava 58 milioni 934mila individui: 37mila unità in meno rispetto alla stessa data dell’anno precedente.

IL CALO DEMOGRAFICO

Un dato che acquista significato se si considera che la diminuzione della popolazione nel nostro Paese prosegue ininterrottamente ormai dal 2014 anche se il decremento registrato nel 2024 (che si attesta sul -0,6 per mille) può essere considerato in linea con i dati osservati negli anni precedenti («-0,4 per mille del 2023 e -0,6 per mille nel 2022» scrive l’Istat). Il dato che colpisce, semmai è il fatto che il calo di popolazione non coinvolge in modo generalizzato tutte le aree del Paese.

DINAMICHE DIFFERENTI TRA NORD E SUD

Permangono dinamiche differenti tra nord e sud: mentre nel Nord la popolazione cresce dell’1,6 per mille, il Centro e il Mezzogiorno registrano variazioni negative, rispettivamente pari a -0,6 per mille e a -3,8 per mille. Ma quali sono le regioni dove la popolazione risulta in aumento? A livello regionale, la popolazione risulta in crescita soprattutto in Trentino-Alto Adige (+3,1 per mille), in Emilia-Romagna (+3,1 per mille) e in Lombardia (+2,3 per mille), affermando in questo modo un primato settentrionale indiscutibile.

LE AREE INTERNE

La questione demografica incrocia poi anche quella delle aree interne del Paese, un tema particolarmente esposto a questo tipo di criticità demografiche e dove infatti, spiega l’Istat, «si osserva una perdita di popolazione più intensa rispetto al Centro (-2,4 per mille, contro -0,1 per mille), con un picco negativo per le aree interne del Mezzogiorno (-4,7 per mille). Nel 2024 le nascite in Italia sono state circa 370mila, un dato-spia che rileva una ulteriore diminuzione rispetto al 2023 del 2,6%.

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IN CALO I DECESSI

In calo anche i decessi (sono stati 651mila), il 3,1% in meno sul 2023: numeri che in questo caso, segnala l’Istat, «sono più in linea con i livelli pre-pandemici che con quelli del triennio 2020-22». Il saldo naturale, cioè la differenza tra nascite e decessi, continua ad essere quindi ancora fortemente negativo (-281mila unità). Un dato importante riguarda le immigrazioni dall’estero: sono state 435mila e «per quanto inferiori di circa 5mila unità rispetto al 2023, si mantengono ancora su livelli importanti», spiega l’Istat. Le emigrazioni verso l’estero, invece, ammontano a 191mila casi: numeri in aumento sul 2023 (+33mila). Il saldo migratorio netto con l’estero, in Italia, è quindi +244mila, «riuscendo in ampia parte a compensare il deficit dovuto alla dinamica naturale».

POPOLAZIONE RESIDENTE STRANIERA

Per quanto attiene la popolazione residente straniera, al primo gennaio 2025 questa secondo l’Istat è composta da 5 milioni e 422mila unità, in aumento di 169mila individui (+3,2%) sull’anno precedente, con un’incidenza sulla popolazione totale del 9,2%. Quali aree del Paese hanno scelto gli stranieri per vivere? Il 58,3% dei cittadini stranieri, 3 milioni 159mila individui, risiede oggi al Nord, con un’incidenza sul totale della popolazione residente nel Nord pari all’11,5%. «Altrettanto attrattivo per gli stranieri è il Centro», spiega l’Istat, dove risiedono un milione 322mila individui (24,4% del totale) con un’incidenza dell’11,3%.

Meno estesa sembra essere la presenza di residenti stranieri nel Mezzogiorno, 941mila unità (17,3%), «dove rappresentano appena il 4,8% della popolazione residente totale».

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