Basilicata, l’ultra casta mini vitalizi e aumento indennità

Il Quotidiano del Sud
Basilicata, l’ultra casta mini vitalizi e aumento indennità

Non solo i mini-vitalizi retroattivi, da questo mese i consiglieri regionali della Basilicata guadagneranno 660 euro in più, in aggiunta ai 1.500 euro di rimborsi sottratti ai contratti per i collaboratori da agosto del 2024


POTENZA – D’ora in avanti i consiglieri regionali lucani intascheranno, al mese, 660 euro in più di indennità. In aggiunta ai 1.500 euro di rimborsi sottratti ai contratti per i collaboratori da agosto del 2024; e all’integrazione contributiva per i nuovi mini-vitalizi, del valore di altri 1.500 euro, in partenza da aprile (ma con effetto retroattivo sulle 22 mensilità precedenti).

MINI VITALIZI E ALTRE INDENNITÀ

A svelare l’ultimo aumento nascosto delle indennità per i componenti dell’Assise di via Verrastro, mascherato da precisazione normativa, sono i cedolini in lavorazione negli uffici del parlamentino lucano per la mensilità di gennaio 2026. Proprio quando cresce l’indignazione, fuori dal palazzo, per le prime richieste di accesso ai benefici del nuovo sistema previdenziale per i consiglieri. Con un manipolo di “ex” determinati a far valere la retroattività della norma approvata a metà dicembre, e la facoltà di coprire la contribuzione richiesta attingendo dal fondo destinato a finalità sociali alimentato col taglio delle indennità introdotto nel 2017. Nonostante il governatore Vito Bardi nei giorni scorsi si fosse impegnato a nome di tutta la maggioranza a eliminare proprio queste possibilità.

AUMENTO DELLE INDENNITÀ EFFETTO DI EMENDAMENTO PRESENTATO NOTTETEMPO

L’aumento delle indennità per i componenti dell’Assise regionale è l’effetto di un primo emendamento presentato nottetempo dalla maggioranza di centrodestra. Durante la discussione della legge di assestamento di bilancio che è iniziata il 25 novembre e si è conclusa due giorni dopo. Con un coro di comunicati sdegnati dell’opposizione sulle mancette assegnate dalla giunta ai consiglieri di maggioranza per interventi di loro gradimento. E nulla più.
All’articolo 70 del testo finale della legge, infatti, si stabilisce che il prelievo del 10% dell’indennità “base” da 6.600 euro introdotto nel 2017, al culmine delle campagne contro i privilegi della “casta”, non sarà più obbligatorio ma facoltativo.


Le somme in questione, quindi, continueranno a confluire nell’apposito fondo per iniziative e progetti d’interesse sociale soltanto «previa adesione» del consigliere regionale desideroso di devolvere in beneficenza il 10% della sua paga base. Ferma restando l’esclusiva competenza dell’ufficio di presidenza del Consiglio, guidato dal calendiano Marcello Pittella (Azione), per le scelte in merito alla destinazione di queste somme.

RIFORMA APPROVATA ALLE PRIME ORE DEL MATTINO DEL 27 NOVEMBRE


Prevedibile il risultato della “riforma” approvata alle prime ore del mattino del 27 novembre con 11 voti favorevoli degli esponenti della maggioranza di centrodestra presenti in aula, e 5 voti contrari. Mentre dai banchi dell’opposizione la sola pentastellata Viviana Verri provava a denunciare la modalità d’intervento su questi temi. Attraverso emendamenti presentati all’ultimo minuto senza alcun tipo di approfondimento al riguardo.
A ieri, infatti, nessuno tra consiglieri e componenti della giunta avrebbe comunicato l’«adesione» o l’intenzione di provvedere personalmente a devolvere in beneficenza le somme in questione. Piuttosto che mettersele in tasca.

QUANTO INCASSERRANO I CONSIGLIERI REGIONALI


Sicché ognuno di loro a breve incasserà: circa 6.600 euro di indennità base in luogo di 5.940; 4.500 di rimborsi per «spese di mandato» senza alcun vincolo di rendicontazione in luogo di 3.000, dopo l’eliminazione dell’obbligo di utilizzarne 1.500 per retribuire portaborse e collaboratori; e 1.500 euro di contributi previdenziali a integrazione dei 500 a suo carico, per ottenere il diritto all’erogazione del mini-vitalizio da 600 euro al compimento dei 65 anni. Oltre alle indennità di funzione in base al “grado “ ricoperto.
In totale si parla di circa 3.600 euro al mese in più rispetto a un consigliere regionale della scorsa legislatura.

ALTRE INTEGRAZIONI CONTRIBUTIVE


Ma la cifra è destinata a salire se dovessero restare per gli eletti tuttora in carica le integrazioni contributive retroattive per i mini vitalizi, e la possibilità di coprire la contribuzione individuale richiesta attingendo pro quota dai soldi giacenti sul fondo alimentato fino al mese scorso col taglio del 10% delle indennità.

LE CIFRE DEGLI AUMENTI

Se così fosse si parla di 4.000 euro in più per chi è al primo mandato, fino alla scadenza naturale della legislatura nel 2029. Fino 7.000 euro al mese in più, invece, per i consiglieri con 2 mandati alle spalle dalla cancellazione del vitalizio vero e proprio, nel 2012, che optassero per il raddoppio di quello “mini” (Bardi, Francesco Fanelli, Carmine Cicala, Rocco Leone, Franco Cupparo, Giovanni Vizziello, Michele Napoli). E oltre 9.500 euro al mese in più per quelli al terzo mandato “scoperto” dal vitalizio originale, che optassero per triplicare la pensioncina (Roberto Cifarelli, Mario Polese, Marcello Pittella).

DIFFICILE CHE CHI HA CHIESTO I MINI VITALIZI FACCIA MARCIA INDIETRO


Difficile che a queste condizioni, insomma, i 5 “ex” che hanno osato sfidare Bardi, chiedendo di accedere al nuovo sistema previdenziale, facciano marcia indietro lasciando i colleghi in carica a spartirsi il “bottino”. Sempre che altri non si facciano avanti nel frattempo, per provare a ritirare a posteriori l’«adesione» al taglio delle indennità sofferto quando erano in carica, e recuperare all’incirca 40mila euro a testa. Magari minacciando di portare la questione in Tribunale.

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