Basilicata, la fuga dei meccanici

  • Postato il 1 marzo 2026
  • Cgia Mestre
  • Di Quotidiano del Sud
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Il Quotidiano del Sud
Basilicata, la fuga dei meccanici

Cgia fotografa il paradosso della Basilicata, in dieci anni +9,5% vetture e – 14,1 meccanici. A Matera il calo stimato è del 14,9%, a Potenza invece del 13,6


Il paradosso lucano dell’auto sta nel fatto che, come emerge dall’ultimo rapporto della Cgia di Mestre, mentre il parco vetture circolanti in Basilicata è cresciuto del 9,5% in dieci anni, (nel periodo compreso dal 2014 al 2024) raggiungendo quota 391.305 mezzi, le officine meccaniche lucane chiudono a un ritmo inesorabile.

MECCANICI IN CALO, CHIUDONO LE OFFICINE IN BASILICATA

Questa tendenza è comune a tutta Italia ma, tra le regioni, la Basilicata è undicesima per crescita del parco auto e quarta in quanto a calo di autoriparatori (carrozzieri, autofficine, gommisti, elettrauto): secondo i dati della Cgia di Mestre la regione lucana ha perso il 14,1% dei suoi meccanici, passando da 1.073 a 922 attività attive tra il 2014 e il 2024.

IL CASO MATERA

Il fenomeno peraltro colpisce quasi in egual misura entrambe le province: Matera in dieci anni segna un crollo del 14,9% delle imprese, con soli 308 laboratori rimasti (e la chiusura di 54 attività dal 2014) pur a fronte della presenza di 701 auto ogni mille residenti (dato che la colloca nella cinquantanovesima posizione tra le province in Italia).

LO STATO DELLE COSE A POTENZA

A Potenza la situazione è analoga, con una perdita del 13,6% degli artigiani (cioè 97) nonostante un tasso di motorizzazione che resta elevatissimo, pari a 759 auto ogni mille abitanti, che colloca la provincia al quattordicesimo posto nazionale per densità. È chiaro, in questo contesto, che il crescente divario tra la domanda di manutenzione e l’offerta di servizi possa mettere a rischio la sicurezza di un parco macchine lucano che continua a crescere.

MECCANICI E ARTIGIANI, LO STUDIO DELLA CGIA DI MESTRE

Dall’indagine della Cgia emerge anche che, se da un lato l’Italia si conferma il fortino europeo delle quattro ruote, dall’altro il nostro sistema della manutenzione è vicino al punto di rottura. Con 701 vetture ogni mille abitanti (cioè sette ogni dieci persone), in Italia vantiamo la densità più alta d’Europa (Lussemburgo, Finlandia e Cipro dopo di noi nella classifica, mentre Ungheria, Romania e Lettonia chiudono la graduatoria europea) , e un parco circolante che ha superato i 41,3 milioni di mezzi, cresciuto dell’11,5% in soli dieci anni. Non solo: «Tra i grandi Paesi dell’Unione Europea abbiamo il parco auto più anziano. Quasi un’auto su quattro, il 24,3 per cento, ha più di vent’anni», spiega la Cgia. Da questo punto di vista fa a peggio soltanto la Spagna (25,6 per cento), mentre la Francia si ferma a poco più di una su otto (12,5 per cento) e la Germania addirittura a una su dieci (10 per cento).

«I MECCANICI IN ITALIA CONTINUANO A DIMINUIRE»

«Con così tante vetture, e per di più datate e bisognose di manutenzione, ci si aspetterebbe un aumento delle attività di autoriparazione. Accade invece il contrario. Gli autoriparatori, in particolare quelli indipendenti, in Italia continuano a diminuire: nel 2024 le attività erano poco più di 75 mila e 200. Dieci anni prima erano 83 mila e 700. In pratica ne sono “scomparse” circa 8 mila e 400, con un calo del 10,1 per cento». Per Cgia il numero di autoriparatori è in picchiata per una combinazione di fattori economici, tecnologici e sociali che stanno cambiando profondamente il settore e che non lasciano scampo.

IL DATO NELLO STUDIO DELLA CGIA

«Prima di tutto, i costi di gestione, nel tempo, sono aumentati molto. Affitti, bollette energetiche, smaltimento rifiuti speciali, assicurazioni, normative ambientali e sicurezza sul lavoro richiedono investimenti continui». Un secondo fattore è la crescente complessità tecnologica delle auto moderne, che richiede «strumenti costosi e formazione continua». Poi c’è il problema generazionale: i giovani mostrano poco interesse «verso i mestieri manuali e artigianali, preferendo percorsi universitari o lavori percepiti come meno faticosi». Un altro elemento è la concorrenza delle grandi reti e delle concessionarie ufficiali.

LA CRESCITA IN CALABRIA

Al netto delle “anomale” crescite esponenziali verificatesi in Valle d’Aosta (+61,2%) e in Trentino Alto Adige (+58,6%), negli ultimi 10 anni sono Toscana (+14,5 %), Calabria (+13,3%) ad aver registrato il boom di vetture. Per contro, nell’ultimo decennio gli autoriparatori sono diminuiti ovunque. La contrazione più importante ha interessato l’Abruzzo con il -16,2 per cento (in valore assoluto pari a -363 attività). Seguono la Puglia con il –15,9 per cento (-984) e le Marche con il -15,6 per cento (-365).

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