Baggio si confessa: "Il mio karma era infortunarmi sempre. Col Var sarei stato più tutelato"
- Postato il 10 gennaio 2026
- Di Virgilio.it
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Roberto Baggio si apre come raramente aveva fatto in passato. Discreto, come sempre è stato, il Divin Codino ha sempre ripudiato la luce dei riflettori preferendo restare in disparte. Nell’intervista concessa al canale youtube di Forbes e ripresa dal Corriere di Brescia, invece, l’ex calciatore – ancora amatissimo dal pubblico – ha ripercorso sogni, delusioni e fragilità. Dall’infanzia al Pallone d’Oro, passando per il rigore di Pasadena. Un viaggio intimo che svela l’uomo oltre al campione.
- Il sogno Mondiale e il peso di Pasadena
- Karma, infortuni e buddismo
- Var, esclusioni e una carriera segnata dal fisico
Il sogno Mondiale e il peso di Pasadena
Roberto Baggio ha sempre raccontato di non aver mai sognato premi individuali, nemmeno il Pallone d’Oro vinto nel 1993. Il suo vero obiettivo era un altro: giocare e vincere una finale di Coppa del Mondo. Un desiderio coltivato sin da bambino, quasi ossessivo, al punto da immaginarsi notti intere a segnare un gol in rovesciata contro il Brasile. Un sogno che si è infranto nel modo più crudele possibile, con il rigore sbagliato nella finale del Mondiale 1994 contro il Brasile a Pasadena.
Un episodio che ancora oggi pesa come un macigno nella sua memoria. “Avrei rinunciato a tutto per vincere quel Mondiale”, confessa Baggio, definendo quell’errore la tragedia personale più grande della sua carriera. Non cerca alibi, si prende tutta la responsabilità, ma ammette che quella cicatrice non si è mai rimarginata.
Karma, infortuni e buddismo
Baggio lega molti episodi della sua vita sportiva al concetto di karma. Tre Mondiali, tre eliminazioni ai rigori: una sequenza difficile da accettare, che lo ha portato a interrogarsi sul senso degli eventi. Racconta anche un aneddoto emblematico: la sua ultima partita, seppur non ufficiale, organizzata da Papa Francesco per un evento interreligioso. Dopo tre mesi di allenamenti, si è stirato pochi giorni prima della gara.
“Ho capito che questo è il mio karma, devo sempre pagare qualcosa”, dice con un sorriso amaro. In questo percorso di sofferenza e rinascita entra il buddismo, diventato per lui una vera bussola esistenziale. Baggio racconta di aver iniziato a praticarlo nel 1988, trasformando dolore e cadute in forza interiore. Una scelta che gli ha permesso di scoprire risorse emotive che non pensava di possedere e di cambiare radicalmente il suo modo di affrontare la vita.
Var, esclusioni e una carriera segnata dal fisico
Tra i grandi crucci della carriera di Baggio ci sono anche le ginocchia fragili, condizionate dall’operazione subita a soli 18 anni. “Non sapevo mai come sarei stato il giorno dopo”, racconta, spiegando quanto fosse difficile gioire anche nei momenti migliori. Da qui nasce anche la riflessione sul Var: secondo il Divin Codino, oggi sarebbe stato più tutelato. “Prima era un gioco al massacro per giocatori come me”, afferma, ricordando botte e falli spesso ignorati dagli arbitri.
Parole che si intrecciano con un altro momento doloroso: l’esclusione dal Mondiale 2002. Baggio si sentiva pronto, aveva recuperato in tempi record da un grave infortunio, ma Trapattoni scelse di non convocarlo per timore di nuovi problemi fisici. Una decisione che lui definisce ancora oggi un’ingiustizia, perché rappresentava l’ultima occasione per chiudere in grande una carriera leggendaria.