Backflip di Ilia Malinin, Nole Djokovic con le mani nei capelli: il salto mortale che ha fatto il giro del mondo

  • Postato il 9 febbraio 2026
  • Di Virgilio.it
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L’immagine ha fatto il giro del mondo alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, dove Ilia Malinin ha fatto rivivere un gesto che per decenni era rimasto confinato agli show: un salto mortale all’indietro, un backflip, inserito in gara.

La scena che completa il quadro arriva dalle tribune. Malinin è stato entusiasta della presenza di Novak Djokovic: il campione di tennis si è alzato in piedi quando ha visto il backflip, mettendosi “le mani sulla testa”.

Un elemento che non riceve punteggio, ma delizia i tifosi. Proprio qui sta il punto: il backflip, oggi, non è una scorciatoia tecnica. È un segno – di stile, di identità, di direzione – che pesa più del suo valore numerico (che, di fatto, non c’è).

Il contesto, peraltro, è quello più teso possibile: il Team Event si decide per un punto, con gli Stati Uniti oro a 69 davanti al Giappone (68) e l’Italia bronzo con 60. Nel segmento maschile Malinin porta punti pesanti: nel corto segna 98.00, dietro allo Yuma Kagiyama del Giappone (108.67), e nel libero firma 200.03, quanto basta per blindare l’oro USA. Ilia Malinin non ha “vinto con un salto mortale”. Ha vinto – prima – con il pattinaggio, e poi ha messo il backflip come firma finale, fuori dalla contabilità tecnica.

Che cos’è un salto mortale nel pattinaggio di figura

Il salto mortale è una rotazione completa del corpo in aria che porta l’atleta “a testa in giù” durante il volo. La differenza cruciale è regolamentare: il backflip non appartiene alla famiglia dei salti codificati che strutturano il punteggio tecnico (Axel, Lutz, Flip, Loop, Salchow, Toeloop).

Dopo le modifiche regolamentari rese note dall’ISU nel giugno 2024 – efficaci dalla stagione 2024/25 – i “somersault type jumps” non sono più nella lista degli elementi illegali per junior e senior. La conseguenza pratica, ribadita anche da documenti e ricostruzioni tecniche, è un compromesso: il backflip può essere inserito come movimento coreografico, ma non diventa un salto con valore base come i sei “classici”. Può tuttavia influire sull’impatto coreografico e quindi sulla valutazione complessiva del programma

Perché era vietato: sicurezza e identità della disciplina

Per decenni il backflip è stato trattato come una linea rossa per due ragioni: la sicurezza (un’acrobazia di quel tipo, su lame, aumenta il rischio di cadute pericolose) e l’idea che il pattinaggio debba restare legato a una tecnica “da pattinaggio”, con atterraggi e controllo di lama, restando più lontano dalla ginnastica, senza trasformare l’esibizione in uno show fine a sé stesso. È anche per questo che, fino a poco tempo fa, il backflip era quasi un sinonimo di gala e show: in quel contesto era spettacolo puro; in gara poteva tradursi in una penalità, cioè in un prezzo da pagare.

La genealogia olimpica del backflip parte da Innsbruck 1976. Terry Kubicka lo eseguì quando non esisteva ancora un divieto esplicito: l’elemento era, di fatto, “fuori spartito” perché non previsto, né vietato. Quel precedente diventa però il grilletto per la reazione opposta: l’ISU inserisce poi i “somersault type jumps” tra i movimenti illegali, chiudendo la porta in gara a un’acrobazia che stava rischiando di aprire una nuova (e controversa) via.

Se Kubicka è il “primo capitolo”, l’altro nome che torna sempre è Surya Bonaly. A Nagano 1998 esegue un backflip pur sapendo che è vietato e viene penalizzata: un gesto che, nella memoria collettiva del pattinaggio, diventa linguaggio e sfida più che ricerca di punti.

Ilia Malinin mentre esegue il backflip durante i Giochi di Milano Cortina

Dallo show al record: quando il backflip vive fuori dalla gara

Mentre in gara restava un tabù, il backflip continuava a esistere “altrove”: esibizioni, video virali, esperimenti di spettacolo. Un segnale di quanto quel gesto avesse un potere comunicativo enorme arriva anche dai record: Guinness World Records certifica che il pattinatore canadese Elladj Baldé ha stabilito il record del “salto mortale all’indietro più lungo” nel pattinaggio artistico, con 6,10 metri (5 agosto 2022, Calgary). Questo non spiega solo la curiosità “da Guinness”: spiega perché, quando un backflip entra in un contesto olimpico, la reazione è immediata. È un gesto che molti riconoscono, anche senza conoscere le regole del punteggio.

La reintroduzione: 2024

La svolta arriva nel 2024: l’ISU annuncia cambiamenti regolamentari che rimuovono i “somersault type jumps” dall’elenco degli elementi illegali per junior e senior, con efficacia dalla stagione 2024/25.

Il dettaglio più importante, però, è ciò che questa rimozione non fa: non trasforma il backflip in un salto “premiato” come un Lutz o un Axel. La logica è che possa rientrare nella costruzione coreografica del programma, senza diventare una scorciatoia per accumulare valore base.

A dimostrare che la discussione era già calda prima della nuova regola ci sono episodi “ponte”: nel gennaio 2024 Adam Siao Him Fa chiude gli Europei con un backflip quando è ancora proibito e accetta una deduzione di 2 punti; ai Mondiali 2024 lo ripete, sempre con penalità.

Malinin aveva già portato il backflip in un contesto competitivo nella stagione 2024/25, con l’idea di inserirlo come elemento coreografico ora che le regole lo consentono.

Ed è una frase di Malinin a chiarire la sua motivazione in modo quasi disarmante: “È uno dei miei movimenti preferiti. Non avevo mai avuto davvero la possibilità di inserirlo in un programma competitivo. Ora è consentito, quindi volevo includere qualcosa di nuovo”.

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Chi è Ilia Malinin

Ilia Malinin è nato il 2 dicembre 2004 a Fairfax, in Virginia; alto 174 cm; club Washington FSC; città di allenamento nell’area di Reston/Vienna (Virginia). È figlio di due ex pattinatori olimpici, Tatiana Malinina e Roman Skorniakov; oggi, non a caso, tra i suoi coach figurano proprio i genitori e Rafael Arutyunyan. Sul piano sportivo, U.S. Figure Skating elenca una lista di risultati che dà la misura del suo status: campione del mondo nel 2024 e nel 2025; campione USA in serie (2023, 2024, 2025, 2026); vincitore del Grand Prix Final (2023, 2024, 2025), oltre al titolo mondiale junior 2022.

C’è poi il dettaglio che lo rende un “caso” tecnico prima ancora che mediatico: Malinin è diventato il primo pattinatore ad atterrare con successo un quadruplo Axel in competizione (2022 U.S. Figure Skating Classic). È doppio campione del mondo e il suo soprannome, che lui stesso usa, “Quad God”, deriva proprio dalla sua abilità nel quadruplo. Accanto alla dimensione atletica, emergono anche dettagli “umani”: iniziò a pattinare a 7 anni perché era spesso in pista con i genitori, e inserisce note personali (studio universitario, hobby come videogiochi, skateboard, parkour, disegno, pittura, moda e musica).

La serata olimpica: punteggi, errori, pressione

Il Team Event olimpico è, per definizione, una gara di nervi: non conta solo l’eccellenza individuale, conta anche la capacità di “tenere” quando ogni caduta pesa sulla squadra. Arrivati al libero maschile, Stati Uniti e Giappone erano in parità.

Malinin lo dice senza giri di parole: “Essendo in pareggio, mi sono detto: ok, sono io il fattore decisivo”. Nel libero segna 200.03 punti: un punteggio lontano dal suo massimo (quasi 40 punti sotto il personale), ma comunque sufficiente per essere “intoccabile” rispetto allo Shun Sato del Giappone (194.86).

Il dettaglio interessante non è stata una gara perfetta: spiega che, delle sette rotazioni quadruple previste, Malinin ne completa quattro “pulite”, trasforma due in tripli (compreso il quadruplo Axel) e “sporca” un’altra in atterraggio. È il ritratto di una pressione olimpica vissuta sul filo, non di un’esibizione da robot.

Malinin, Djokovic e il momento da una volta nella vita

Il suo programma libero si intitola “A Voice” e include la sua voce sovrapposta alla musica, con frasi come “L’unica vera saggezza è sapere di non sapere nulla” e “Abbraccia la tempesta”. Malinin ammette di aver sottovalutato l’impatto della prima Olimpiade: “Non avevo davvero capito l’impatto dell’ambiente olimpico. Ero più che altro sotto shock per il fatto di essere ai Giochi per la prima volta”.

Malinin lo racconta così: “Ho visto Djokovic ed è stato davvero surreale. Ho sentito da tutti che, dopo il mio backflip, era lì con le mani sulla testa: “Oh mio Dio, incredibile”. È un momento da una volta nella vita, vedere un famoso tennista guardare la mia esibizione”.

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