Avremo una pillola contro Ebola?

  • Postato il 28 marzo 2025
  • Di Focus.it
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Una pillola contro Ebola: un passo più concreto verso quello che per ora somiglia a un miraggio arriva da un piccolo studio effettuato sulle scimmie. Un antivirale da assumere per bocca ha evitato il decesso in una decina di primati infettati con una forma assai letale di virus Ebola. La scoperta, pubblicata su Science Advances, potrebbe aprire la strada a trattamenti più rapidi, efficaci e immediatamente disponibili nelle epidemie di questa febbre emorragica.. Stop alla replicazione. Il farmaco è l'Obeldesivir, un antivirale simile al remdesivir che era stato impiegato contro la CoViD-19, ma che a differenza di quello si somministra per via orale e non attraverso infusioni endovenose. Una via più pratica che teoricamente permetterebbe a più persone infette di assumere il medicinale e salvarsi la vita. Il farmaco è un inibitore della polimerasi: in pratica blocca un enzima cruciale per la replicazione virale.. Un'arma da cassetta dei medicinali. Le epidemie di alcuni ceppi di virus Ebola raggiungono una letalità del 90%. Attualmente contro la malattia sono disponibili un vaccino approvato per gli adulti nel 2019, che dimezza la mortalità e di cui in casi estremi si tenta anche la somministrazione a contagio già avvenuto; e due trattamenti a base di anticorpi monoclonali, molto costosi e da assumere per via endovenosa. Queste soluzioni richiedono la conservazione di farmaci in frigoriferi e possono essere difficili da erogare in aree remote, prive di qualunque tipo di struttura sanitaria. Ecco perché l'eventualità di una pillola efficace contro Ebola rappresenterebbe un vantaggio sostanziale.. L'esperimento. Thomas Geisbert, virologo dell'Università del Texas di Galveston, insieme ai colleghi ha infettato macachi rhesus (Macaca mulatta) e cinomolghi (Macaca fascicularis) con dosi molto elevate di Ebola virus Makona, una variante della specie Zaire ebolavirus potenzialmente letale, nota per aver causato l'epidemia di Ebola in Africa occidentale del 2014. Dopo un giorno dall'esposizione, dieci scimmie hanno ricevuto una dose giornaliera di Obeldesivir per dieci giorni; altre tre nulla, e sono morte.. Illesi e protetti. L'antivirale in pillola ha protetto l'80% dei cinomolghi e il 100% dei macachi rhesus, geneticamente più simili agli umani. Il medicinale ha ripulito il sangue degli animali dalle tracce di virus e indotto una reazione immunitaria che li ha aiutati a sviluppare anticorpi e ad evitare i danni multiorgano tipici dell'infezione da Ebola. Anche se il numero di scimmie trattate è molto basso, Geisbert afferma che l'effetto trovato è statisticamente rilevante in ragione dell'elevatissima quantità di virus usata per infettare gli animali, 30.000 volte più elevata di quella che uccederebbe un umano. Una scelta presa consapevolmente per limitare il numero di animali coinvolti, data la pericolosità del patogeno.. Efficacia contro diverse varianti. Secondo Geisbert, che nei primi anni '90 fu tra gli scopritori del virus Ebola Reston, una variante che infetta i primati non-umani, gli anticorpi sviluppati grazie al nuovo trattamento avrebbero il merito di essere ad ampio spettro, a differenza di quelli indotti dalle terapie con anticorpi monoclonali, che valgono soltanto contro lo Zaire ebolavirus. Attualmente, la casa farmaceutica Gilead sta conducendo trial clinici di fase due con l'Obeldesivir contro il virus Marburg, un altro patogeno da febbre emorragica parente di Ebola.. Appesi a un filo. Non è detto, anche se tutti ce lo auguriamo, che i benefici del farmaco osservati sui macachi si verifichino allo stesso modo per l'uomo. In ogni caso questo, come moltissimi altri studi, ha la necessità per continuare, che i fondi destinati dagli USA ai progetti che non riguardano direttamente il suolo americano non vengano cancellati..
Autore
Focus.it

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