Australian Open, tra Alcaraz e Djokovic è una finale tra "sopravvissuti" al mal di stomaco. Carlitos al quinto è una sentenza

  • Postato il 30 gennaio 2026
  • Di Virgilio.it
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È una sfida di resistenza, perché mai come quest’anno Melbourne ha deciso che in piedi sarebbero rimasti soltanto i migliori. O per l’appunto, i più resistenti e resilienti: la finale di domenica tra Carlos Alcaraz e Novak Djokovic sarà anche la sfida tra coloro che in semifinale hanno dovuto affrontare un avversario in più rispetto a quello che c’era dalla parte opposta della rete. Perché sia lo spagnolo che il serbo hanno dovuto fare i conti con un fastidioso mal di stomaco, tale da costringerli a spingersi oltre i propri limiti.

Il vomito di Alcaraz, la “furia” di Zverev e i “crampi tattici”

La giornata di Alcaraz è stata forse la più movimentata di tutta la sua recente carriera ATP. E lo strascico delle polemiche innescate da Zverev è destinato ad accompagnare tutta la vigilia dell’ultimo atto del primo slam della stagione. Il tedesco ha criticato la scelta del giudice di sedia (accordata anche dal supervisor del torneo) di consentire l’ingresso del fisioterapista nel corso del terzo set per curare quelli che (a prima vista) erano soltanto dei crampi, cosa non prevista dal regolamento.

Alcaraz però al suo angolo pochi istanti prima della chiamata ha fatto sapere di aver vomitato durante una pausa di gioco: probabilmente a causa del gran caldo e dello stress fisico al quale è stato sottoposto nel corso della partita, il numero 1 del mondo ha approfittato di un cambio campo sul 3-2 a favore di Zverev nel terzo set per rimettere all’interno di un asciugamano.

Le telecamere hanno immortalato di sfuggita il momento, riuscendo poi a recuperare le immagini. Di lì a poco, sul 4-4 è arrivata la chiamata del fisioterapista, quella che ha fatto infuriare Zverev (per chiamare il MTO per crampi si sarebbe dovuto attendere il primo cambio campo disponibile). Alcaraz però ha beneficiato proprio del fatto di aver mostrato altri sintomi (appunto il vomito) per far interrompere la partita.

Nole, bastano due pastiglie per lo stomaco e passa la paura

Problemi di stomaco li ha accusati anche Djokovic nel corso della sfida con Sinner, specificatamente nel corso del terzo parziale. Nole ha dovuto ricorrere all’ausilio di un paio di pastiglie che alla lunga hanno però fatto effetto, riuscendo a rimettere in sesto il fuoriclasse serbo.

Una situazione che, peraltro, avrebbe potuto destabilizzarlo e non poco: mentre Alcaraz al momento del malessere era avanti due set a zero, Djokovic era in perfetta parità e poco dopo avrebbe subito il break che gli è costato il terzo parziale, con l’inerzia della sfida a quel punto tutta favorevole per Sinner. Che pure non è riuscito ad arginare la straordinaria resilienza del balcanico, che domenica andrà a caccia del 25esimo slam in carriera (come lui, in quel caso, nessuno mai).

La decima sfida tra Carlitos e Nole (che è avanti 5-4)

Insomma, la finale del primo slam della stagione si può anche riassumere in una frase che è tutta un programma: elogio della resilienza, perché sia Alcaraz che Djokovic hanno saputo andare oltre i loro rispettivi malesseri e conquistare una vittoria al quinto set che vale tanto per entrambi.

Lo spagnolo, peraltro, conferma l’attitudine a essere una sorta di cannibale quando si ritrova a giocare una partita che va al quinto set: con quella ottenuta contro Zverev fanno 15 vittorie su 16 incontri disputati, con l’unica sconfitta rimediata proprio a Melbourne contro Matteo Berrettini nel 2022. Peraltro sono 12 gare consecutive che Alcaraz vince quando si ritrova a giocare un quinto set, utili a concorrere alla percentuale monstre del 94%.

Djokovic in carriera di quinti set ne ha giocati 53, imponendosi per 42 volte (79% di percentuale di vittorie) e perdendone 11, l’ultimo nella finale di Wimbledon del 2023 proprio contro Alcaraz. Con lo spagnolo, Nole è avanti nei precedenti 5-4: l’ultima sfida diretta è la semifinale degli US Open dello scorso anno, vinta dal murciano senza troppe pretese. Ma dopo visto quanto fatto da Djokovic contro Sinner, pensare a un’altra gara a senso unico è oggettivamente un azzardo. Perché la storia insegna che non si deve mai sottovalutare il cuore di un campione. E il serbo in questa categoria risulta avanti a qualunque altro atleta per distacco.

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Virgilio.it

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