Australian Open, ecco i giocatori più attesi: Alcaraz e Djokovic "condannati" a vincere, Bublik la vera mina vagante

  • Postato il 15 gennaio 2026
  • Di Virgilio.it
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Di pretendenti al trono, trovatene quanti ne volete. Non nella penisola italica, s’intende: per quelli, rivolgetevi al pezzo dedicato ai tennisti tricolori. Ma quelli del mondo che circonda il bel Paese sono tanti e piuttosto decisi a vendere non cara, ma carissima la loro pelle. Una breve carrellata per capire chi sono e fin dove potranno spingersi è quanto di meglio possa esserci a un tiro di schioppo dal via del primo slam della stagione, caldo come solo il sole di Melbourne (e l’umidità della notte) sanno essere.

Occhio a Bublik: non è mai stato così in forma

Proviamo a rimescolare le carte, perché è facile dire Alcaraz (e ci arriveremo). Un nome su cui tutti potrebbero convergere arriva dal lontano Kazakhstan: Aleksandr Bublik ormai non è più una meteora del circuito ATP, uno di quelli che fa notizia più per come gioca (spesso divinamente, altre volte da rinchiudere dalla rabbia) che non per quello che ottiene.

In realtà Bublik è maturato tanto negli ultimi mesi: la vittoria su Musetti a Hong Kong e il best ranking alla 10 sono soltanto l’ultima perla di una progressione che l’ha portato a diventare ben più di una semplice mina vagante, come dimostrano i 5 tornei vinti negli ultimi 7 mesi. È finito nello spicchio di tabellone presidiato da de Minaur (quindi anche di Cobolli, che potrebbe affrontare al terzo turno, e Berrettini), eventualmente si ritroverebbe a sfidare Alcaraz nei quarti, e semmai Zverev in semifinale.

Per come sta giocando, per quello che ha dimostrato, merita di essere considerato il potenziale crack degli Australian Open Anche se a livello slam non s’è spinto più in là dei quarti di finale conquistati a Parigi lo scorso anno. Ma a Melbourne potrebbe esplodere.

Zverev e Shelton, Melbourne dovrà dare tante risposte

A Melbourne un anno fa è quasi arrivato al punto di brillare come una supernova Alexander Zverev, finalista contro una delle migliori versioni mai viste di Jannik Sinner (che vinse senza concedere nulla al tedesco). Quest’anno il mondo s’è un po’ capovolto: la numero 3 del ranking è rimasta salda, ma Sascha non sembra più garantire quella tenuta e quella capacità di incidere che lo scorso anno lo portarono a sfidare l’altoatesino nell’atto conclusivo. Ha perso un po’ di smalto nel 2025, e adesso per ritrovarlo deve riuscire ad alzare (e non di poco) l’asticella.

Non è il solo che deve dimostrare qualcosa a se stesso, oltre che al resto del globo: Ben Shelton non è più giovanissimo (ha già spento 23 candeline), ma sin qui ha sempre rimandato il definitivo salto di qualità. E in Australia avrà una gatta da pelare in più: un possibile incrocio ai quarti con Sinner. Che è una prospettiva complicata anche solo da pensare, dal momento che nei precedenti è sotto 8-1, con Sinner in serie aperta da 8 sfide e soprattutto capace di non concedere neppure un set all’americano (incluse le tre sfide slam).

Che poi Jannik ne ha fatto un portafortuna, visto che quando la battuto a livello slam ha poi vinto il torneo (AO 2024 e 2025, Wimbledon 2025). Insomma, anche la scaramanzia farebbe felici noi italiani, meno il buon Shelton. Al quale diciamo: se vuoi svoltare, ora o mai più, caro Ben.

Medvedev per la rinascita definitiva, i giovani arrancano

A proposito di incroci con Sinner: due anni fa, quando Jannik vinse il primo slam, in finale batté (in rimonta) Daniil Medvedev. Che non è più il giocatore fuori fase della scorsa edizione che rischiò di uscire con lo sconosciuto russo Samrej al primo turno (vittoria al quinto) e poi uscì contro il semi sconosciuto Tien al secondo turno (sconfitta al quinto). Qualche segnale negli ultimi mesi è arrivato (peraltro ha vinto a Brisbane il primo torneo dell’anno) e Melbourne potrebbe certificare la rinascita del nativo di Mosca, meno “spaccatore di racchette” e più “ragioniere quando serve”.

Di sicuro Medvedev fa più paura di Taylor Fritz, almeno della versione attuale dello statunitense, che ha detto di voler vedere come va col ginocchio nei prossimi due mesi, altrimenti (dovesse andar male) deciderebbe di fermarsi. Piuttosto occhio a Learner Tien: ormai lo conoscono tutti, può essere una signora mina vagante. Di sicuro più di Fonseca (l’incrocio con Sinner al terzo turno non aiuta), che promette tanto ma pare ancora un po’ più acerbo. Mentre Alex de Minaur è il solito impiegato del catasto: lui in ufficio arriva sempre puntuale, ma quando è ora di andarsene (di solito negli slam ai quarti) non accenna a restare dentro un minuto in più.

Djokovic ci sarà o no? Alcaraz deve battere il tabù Melbourne

Ne mancano due di giocatori veramente attesi. Il primo, forse a Melbourne nemmeno giocherà: Novak Djokovic ormai è diventato un oggetto “quasi” misterioso, e capire se davvero sarà o meno della partita al momento è complicato, specie dopo la rinuncia ad Adelaide. Chiaro che se decidesse di giocare le aspettative sarebbero elevatissime: lo scorso anno ha fatto 4 semifinali slam (tutte perse: due con Sinner, una a testa con Zverev e Alcaraz) e uno come Nole non parte mai per provare a vedere dove si va, ma solo per vincere.

Stesso destino che tocca Carlos Alcaraz, anche se qui la logica stessa lo impone: 23 anni da compiere tra 4 mesi, 6 titoli slam in bacheca, lo spagnolo è il numero uno del mondo ma sa perfettamente che il trono è minacciato dal ritorno di Sinner, che a primavera avrà tanti punti in meno da scartare (a differenza di quanti ne aveva in autunno Carlitos, che infatti è rimbalzato davanti).

Come Sinner, debutterà di fatto a Melbourne, con qualche incognita a livello di preparazione fisica e il tallone d’Achille rappresentato proprio dallo scarso feeling con gli Australian Open, dove non è mai andato oltre i quarti di finale (gli altri tornei li ha vinti tutti almeno due volte…). Tutti sognano la quarta finale consecutiva a livello slam con Sinner, ma davvero il murciano è pronto per spingersi fin là? Al campo l’ardua sentenza.

Autore
Virgilio.it

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