Audio Sangiuliano su Report, lo schiaffo del tribunale al Garante: annullata la multa da 150mila euro

  • Postato il 26 gennaio 2026
  • Politica
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Report aveva il diritto di pubblicare quegli audio, la multa da 150mila euro è annullata. Il 22 gennaio scorso il Tribunale Ordinario di Roma (Sezione Diritti della Persona) ha emesso una sentenza che segna la svolta sull’intera vicenda e una sconfitta giudiziaria pesantissima per l’Autorità Garante della Privacy.
L’oggetto del contendere è il ricorso presentato dalla Rai contro il provvedimento n. 621 del 23 ottobre 2025 con cui il Garante aveva sanzionato la trasmissione per la messa in onda (l’8 dicembre 2024) dell’audio tra l’ex Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini, nei quali si discuteva della revoca della nomina di Maria Rosaria Boccia.

Il Tribunale accoglie il ricorso e annulla la sanzione. Le motivazioni del giudice Corrado Bile si basano su due pilastri fondamentali, uno di merito (libertà di stampa) e uno procedurale (tempi scaduti). Il giudice smonta la tesi del Garante secondo cui la diffusione di quei colloqui privati violava la privacy senza aggiungere nulla alla notizia. La sentenza stabilisce che la conversazione, pur essendo privata, aveva una “sostanziale rilevanza pubblica” perché svelava come le decisioni istituzionali (la nomina o meno di una consulente ministeriale) fossero influenzate da “questioni di natura squisitamente personale” e dalle richieste della moglie del Ministro. La diffusione dell’audio originale era necessaria per “veicolare il dato storico nella sua immediatezza” ed evitare il sospetto di ricostruzioni faziose da parte del giornalista. Viene ribadito che il giornalismo d’inchiesta gode di ampia tutela e che la privacy cede il passo quando la notizia è essenziale per la formazione dell’opinione pubblica.

Il Tribunale accoglie anche l’eccezione procedurale: il Garante ha impiegato troppo tempo per sanzionare. Viene sancito che il termine di 9 mesi per la conclusione del procedimento (art. 143 Codice Privacy) è perentorio e non ordinatorio. Il giudice afferma che il mancato rispetto dei tempi pone l’Autorità in una “posizione ingiustificatamente privilegiata” e lesiva del diritto di difesa. Poiché il provvedimento è arrivato oltre i termini di legge, la sanzione decade anche per questo motivo formale. In conclusione, la sentenza stabilisce che Report aveva il diritto di pubblicare quegli audio e che l’azione sanzionatoria del Garante è stata sia infondata nel merito che tardiva nella procedura. Il Garante è condannato a pagare le spese legali.

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Il Fatto Quotidiano

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