Attacco Usa al Venezuela, i racconti da Caracas: “Tremavano le finestre”, “adesso temiamo rappresaglie”

  • Postato il 3 gennaio 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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Le esplosioni a più riprese. Il sorvolo dei velivoli militari su Caracas. La risposta tardiva del sistema antiaereo e delle sirene. E infine la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro e della moglie, Cilia Flores, in seguito rivendicata dallo stesso Donald Trump. L’alba del 3 gennaio verrà ricordata per il primo vero attacco Usa sul suolo venezuelano che nel giro di quattro ore ha posto fine a dodici anni di governo Maduro, con l’intero Paese in preda al caos e la popolazione civile che teme rappresaglie last minute di militari e gruppi civili armati. “È stata un’operazione brillante”, ha commentato Trump su Truth. All’amministrazione Usa non sono bastate le recenti aperture di Maduro, che si era detto disponibile ad aprire a “ulteriori investimenti Usa nel Paese” e alla “lotta congiunta contro il narcotraffico“. Alcuni, tra cui la giornalista Nitu Pérez Osuna, festeggiano la “fine di 27 anni di egemonia chavista”. Ma non è detto. I militari sono nelle strade, dove circolano anche carri armati. “Non c’è nulla da festeggiare. Il Paese è ora in una situazione di instabilità. C’è agitazione nelle strade. Ed è meglio non uscire di casa”, commenta a Ilfattoquotidiano.it Katiusca Díaz, leader sociale nel maxi quartiere di Petare. “I militari presidiano le strade – aggiunge – e arrestano persone a caso”. Fonti riservate parlano anche della presenza di “gruppi irregolari armati” che in queste ore “si sono presi intere zone del Paese”. Mentre si scrive che alcune zone di Caracas e dello Stato di Zulia sono senza corrente e molti utenti riportano il blocco di internet in diverse località.

Nessuno è al sicuro
I bombardamenti erano ancora in corso quando Ilfattoquotidiano.it ha ricevuto numerosi video da parte di civili che, dalle loro abitazioni, filmavano esplosioni e colonne di fumo provenienti dalle basi di militari di Fuerte Tiuna, da “El cuartel de la montaña” e dall’aeroporto di Higuerote. “Ci siamo svegliati di colpo. Le finestre tremavano. Non abbiamo capito nulla”, dice María Suarez, residente nel municipio di El Libertador, che teme “ulteriori azioni militari“. Alcuni reporter locali denunciano anche vittime civili a seguito dei bombardamenti Usa. “Dire attacco chirurgico è una balla. Qui è morta della gente. Non ci sono stime e forse non ce ne saranno. Ma è morta della gente”. Dopo la cattura di Maduro, il ministro dell’Interno Diosdado Cabello chiama il popolo nelle strade e sostiene che gli americani, “quei ratti che ci hanno colpito, la pagheranno cara, con la loro vita”. Chiama alle armi anche il noto attore, Winston Vallenilla, che denuncia “l’ignobile azione americana contro un Paese sovrano”.

Preoccupazione per i prigionieri politici
A sua volta la vicepresidente Delcy Rodríguez ha sollecitato una “prova di vita” di Maduro agli Usa. Replica lo youtuber argentino Néstor Levar: “Quante volte non è stata chiesta prova di vita dei prigionieri politici senza che mai arrivasse?”. Ed è proprio la situazione dei prigionieri e degli ostaggi stranieri a preoccupare i familiari che finora non hanno avuto notizie dei loro cari. Alcuni evitano accuratamente di prendere posizione e chiedono che i loro cari siano “messi al sicuro”. Fatima Sequea – con madre, fratello e nipote detenuti – esorta a “preservare l’incolumità” dei più di 800 detenuti per ragioni politiche e ne esige “la liberazione” al fine di “garantire la loro incolumità”. Appello analogo giunge da parte di Tamara Suju, dell’Istituto Casla: “Ogni rappresaglia contro di loro è da considerare un crimine di lesa umanità. Il mondo segue gli sviluppi con attenzione”. Non parla a caso Suju, ma fa riferimento alle recenti minacce di morte, in caso di intervento americano, ai prigionieri di El Rodeo I, dov’è recluso Alberto Trentini. Al momento però la situazione dei penitenziari sembra sotto controllo. Anzi, ne sono stati rilasciati 190 nel corso dell’ultima settimana, tutti arrestati dopo l’elezione presidenziale del luglio 2024. Il titolare della Farnesina, Antonio Tajani, ha assicurato di monitorare la situazione di Trentini e degli altri italiani detenuti nel Paese sudamericano, tra cui Biagio Pilieri: “È un tema che ci preoccupa e stiamo lavorando al massimo”.

I connazionali chiedono aiuto
Il ministro afferma anche di seguire “con grande attenzione tutto, soprattutto, ripeto, preoccupandoci delle condizioni dei nostri concittadini”. I connazionali in Venezuela sono circa 200mila e vi è un numero maggiore di oriundi che finora non ha acquistato la cittadinanza italiana. La maggior parte preferisce non rilasciare dichiarazioni per paura di rappresaglie e persecuzioni. “Ho la mia famiglia qui. Preferisco non metterli a rischio”, giustifica uno di loro. “Ci sentiamo più esposti che mai. Il governo italiano dovrebbe fare qualcosa”, dice Roberto D’Annunzio, imprenditore italiano nel Paese. “Buona parte dei concittadini, inclusa mia madre, sono persone anziane che hanno bisogno di una maggiore attenzione, soprattutto in queste ore”. Insomma: via Maduro, con la cupola militare intatta. La formula preoccupa già l’intera regione, che teme l’inizio di una lunga stagione di instabilità.

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