Attacco all’Iran, Hegseth: “Teheran stava creando uno scudo per il suo ricatto nucleare. Non sarà una guerra infinita”
- Postato il 2 marzo 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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“Epic Fury è stata l’operazione più letale, più complessa e più precisa della storia americana”. Con queste parole il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha descritto come un successo l’offensiva congiunta israelo-americana contro l’Iran, iscrivendola nel solco della linea politica e militare seguita dall’amministrazione di Donald Trump.
“Non abbiamo iniziato la guerra contro l’Iran ma sotto Donald Trump la finiremo“, ha dichiarato Hegseth in una conferenza stampa al Pentagono con il capo degli Stati Maggiori Riuniti Dan Caine, sottolineando che l’operazione dello scorso giugno “ha eliminato le loro strutture nucleari“, salvo poi accusare Teheran di aver ripreso il programma atomico. “Trump non accetta questi giochetti”, ha aggiunto, descrivendo una leadership determinata a non concedere margini di ambiguità. Secondo il capo della Difesa, l’Iran “stava costruendo potenti missili e droni per creare uno scudo convenzionale a protezione delle sue ambizioni di ricatto nucleare“. Per Washington, l’espansione dell’arsenale iraniano non sarebbe dunque solo un rafforzamento difensivo, ma parte di una strategia per “tenerci in ostaggio”, minacciando le forze americane nella regione.
Hegseth ha respinto quindi le accuse di voler aprire un nuovo conflitto senza fine. “Ai media e alla sinistra politica che gridano alla guerra infinita: stop. Questo non è l’Iraq, non è una guerra infinita. Io ero lì per entrambe, la nostra generazione ne sa di più”. “Questa non è la cosiddetta guerra per un cambio di regime, ma il regime è sicuramente cambiato e il mondo ne trae beneficio”, ha proseguito usando una formula che lascia spazio a interpretazioni. Da un lato, l’amministrazione nega l’intenzione di rovesciare il potere a Teheran ma dall’altro rivendica effetti politici già prodotti dall’operazione. Nel suo intervento, il segretario ha anche lanciato un messaggio diretto: “Chi uccide o minaccia americani sarà braccato senza scuse e senza esitazione”.
Gli Stati Uniti, ha precisato Hegseth, “non prevedono al momento il dispiego di forze militari sul territorio iraniano”, pur senza escludere sviluppi futuri. “No, ma non entreremo nel dettaglio di ciò che faremo o non faremo. Ci spingeremo fino a dove sarà necessario arrivare”, ha risposto a chi chiedeva se truppe americane possano essere impiegate “boots on the ground“.
Infine, un appello alla popolazione iraniana e alle forze di sicurezza: “Ci auguriamo che il popolo iraniano approfitti di questa incredibile opportunità” e che le forze di Teheran “scelgano saggiamente”. La conclusione è netta: “Concluderemo tutto questo solo alle condizioni dell’America First scelte dal presidente Trump, e non quelle di nessun altro”. Con “Epic Fury”, l’amministrazione americana rivendica di aver “stabilito i termini di questa guerra, dall’inizio alla fine”.
“Questa non è un’operazione di una singola notte, gli obiettivi militari che sono stati assegnati al Centcom e alla Joint Force richiederanno del tempo e, in alcuni casi, un lavoro difficile e determinato. Ci aspettiamo che avremo altre perdite”, ha detto il generale Dan Caine in conferenza stampa mentre le forze americane hanno confermato che sono morti 4 militari Usa nei primi tre giorni dell’operazione Furia Epica contro l’Iran. L’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti, riceverà forze aggiuntive oggi: “Il flusso di forze continua”, ha aggiunto Caine.
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