Attacchi su Teheran e Beirut. L'Iran rifiuta i negoziati, pronto a una guerra lunga
- Postato il 4 marzo 2026
- Di Il Foglio
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Attacchi su Teheran e Beirut. L'Iran rifiuta i negoziati, pronto a una guerra lunga
Il conflitto entra nel suo quinto giorno con un'escalation su tutti i fronti. Israele ha colpito decine di obiettivi militari a Teheran, incluso il quartier generale dei Basij, e ha intensificato le operazioni in Libano con nuovi raid su Beirut e l'avanzata di truppe a sud. L'Iran ha risposto con un'ondata di attacchi missilistici e con droni contro almeno otto paesi arabi e basi americane nella regione. Sei soldati statunitensi sono morti dall'inizio del conflitto; il Pentagono ha identificato quattro di loro, tutti riservisti dell'Esercito. I funerali di Stato dell'ayatollah Ali Khamenei, ucciso sabato, iniziano questa sera a Teheran. Gli è succeduto il figlio Mojtaba. I Pasdaran rivendicano il controllo totale dello Stretto di Hormuz. La Francia annuncia l'invio della portaerei Charles de Gaulle nel Mediterraneo. Tensione diplomatica tra Washington e Madrid.
Teheran sotto le bombe. Si allaraga il fronte libanese
Nella notte tra martedì e mercoledì raid americani e israeliani hanno colpito zone nella parte occidentale e nordorientale di Teheran. Il portavoce in lingua araba dell'Idf, Avichay Adraee, ha annunciato che Israele ha colpito decine di obiettivi militari nella capitale iraniana, e ha prenso di mira il quartier generale dei Basij, la forza paramilitare legata ai Pasdaran, oltre a piattaforme di lancio missilistiche e sistemi di difesa. I reporter internazionali presenti a Teheran confermano esplosioni e dense colonne di fumo che si levano da diverse aree della città.
Ieri l'Idf aveva dichiarato di aver colpito anche l'ufficio presidenziale iraniano e l'edificio dell'Assemblea degli Esperti a Qom, circa 160 chilometri a sud di Teheran: si tratta dell'organo che ha il compito di scegliere la Guida Suprema. Video verificati tra gli altri dal Washington Post e dal New York Times mostrano pesanti danni alla struttura. Sempre secondo l'Idf, gli attacchi continueranno e si intensificheranno contro le infrastrutture del regime.
Il fronte libanese si allarga. L'Idf ha annunciato di aver avviato operazioni contro le infrastrutture di Hezbollah a Beirut e ha emesso ordini di evacuazione per 16 villaggi e città libanesi. Secondo funzionari militari libanesi attuali ed ex, Israele ha inviato truppe aggiuntive nel sud del Libano durante la notte, e l'esercito libanese si è ritirato da almeno 25 posizioni. Hezbollah ha dichiarato di stare prendendo di mira Israele con droni.
La Mezzaluna Rossa iraniana ha riferito che il bilancio delle vittime causate dai raid di Stati Uniti e Israele ha superato le 787 persone. Il dato non è stato verificato in modo indipendente.
I funerali di Khamenei, sale al potere il figlio Mojtaba
I funerali di stato dell'ayatollah Ali Khamenei, morto a 86 anni negli attacchi del 28 febbraio, inizieranno questa sera alla Grande Moschea Imam Khomeini di Teheran e dureranno tre giorni, secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa ufficiale iraniana Irna. Khamenei sarà poi sepolto a Mashhad, sua città natale, nel nordest dell'Iran.
A succedergli come guida suprema è stato designato il figlio Mojtaba, 56 anni. Secondogenito e considerato da tempo il più influente tra i figli di Khamenei, Mojtaba è un religioso e politico con solidi legami con le forze di sicurezza, in particolare i Pasdaran. Nelle ore immediatamente successive all'attacco erano circolate voci di una sua morte o di gravi ferite; voci mai confermate. L'agenzia iraniana Mehr ha precisato oggi che Mojtaba è vivo e illeso.
Il ministro israeliano della Difesa Israel Katz, citato dal Times of Israel, ha dichiarato che chiunque venga nominato dal regime iraniano per succedere a Khamenei sarà un "bersaglio inequivocabile da eliminare", aggiungendo che Israele continuerà ad agire "con tutte le forze, insieme ai partner americani", per smantellare le capacità del regime.
Sei soldati americani morti, quattro identificati
Il Pentagono ha diffuso i nomi di quattro dei sei militari statunitensi caduti dall'inizio del conflitto. Si tratta del capitano Cody A. Khork, 35 anni, della Florida; del sergente di prima classe Noah L. Tietjens, 42 anni, del Nebraska; del sergente di prima classe Nicole M. Amor, 39 anni, del Minnesota; e del sergente Declan J. Coady, 20 anni dell'Iowa. Tutti e quattro appartenevano al 103° Sustainment Command, un'unità della Riserva dell'Esercito con sede a Des Moines, e sono stati uccisi domenica a Port Shuaiba, in Kuwait, quando un drone ha colpito un centro di comando. Secondo funzionari americani informati sulla vicenda, i soldati avevano scarsa copertura aerea al momento dell'impatto.
Il Comando Centrale americano ha inoltre comunicato che sei membri dell'equipaggio si sono eiettati in sicurezza dopo che tre caccia F-15E Strike Eagle statunitensi sono stati abbattuti da fuoco amico sopra il Kuwait.
Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che il suo esercito ha la capacità di continuare a colpire l'Iran per "molto più a lungo" rispetto alle quattro-cinque settimane inizialmente stimate dai militari.
L'Iran attacca nella regione, chiuse due ambasciate americane
In risposta ai raid, l'Iran ha lanciato un'ondata di attacchi con droni e missili. Almeno otto stati arabi hanno subito attacchi, secondo una dichiarazione congiunta diffusa lunedì dal Qatar. Anche oggi l'Iran ha continuato la sua rappresaglia, con una nuova raffica di missili e droni contro le nazioni del Golfo persico, che hanno sventato alcuni degli attacchi ma hanno anche riportato alcuni danni. L'agenzia di stampa semiufficiale iraniana Fars ha riferito che la Guardia Rivoluzionaria ha lanciato circa 40 missili mercoledì mattina.
Le ambasciate americane in Arabia Saudita e Kuwait sono state chiuse; il Dipartimento di stato ha esortato i cittadini americani in oltre una dozzina di paesi del Medio Oriente a lasciare la regione immediatamente. Un parcheggio del consolato americano a Dubai è stato colpito da quello che sembra essere un drone, causando un piccolo incendio, avvisa il Dipartimento di stato.
L'Iran non ha intenzione di negoziare con gli Stati Uniti ed è pronto a una guerra prolungata, ha dichiarato Mohammad Mokhbar, consigliere capo della defunta guida suprema Ali Khamenei, alla televisione di stato iraniana.
I Pasdaran sostengono di avere il "controllo totale" dello Stretto di Hormuz. Il contrammiraglio Mohammad Akbarzadeh, alto funzionario della Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, ha dichiarato all'agenzia Fars che "lo Stretto di Hormuz è attualmente sotto il controllo totale della Marina della Repubblica Islamica". Trump ha risposto che la Marina americana è pronta a scortare le petroliere attraverso lo stretto "se necessario": una prospettiva che agita i mercati petroliferi globali, dato il volume di idrocarburi che transita da quel punto di passaggio.
Il "fronte" europeo. La risposta della Francia, tensione Usa-Spagna
Sul fronte diplomatico e militare occidentale, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato martedì l'invio di rinforzi militari in Medio Oriente, tra cui sistemi di difesa aerea e caccia, per proteggere le basi e gli alleati della Francia. La portaerei Charles de Gaulle è stata dispiegata nel Mediterraneo, insieme a una fregata diretta a Cipro.
Più tesa la situazione con Madrid. Trump ieri ha minacciato di recidere i rapporti commerciali con la Spagna, anche in seguito alla posizione del governo spagnolo secondo cui le basi militari congiunte sul territorio iberico non possono essere utilizzate per attacchi contro l'Iran. Il governo di Pedro Sánchez ha risposto con una dichiarazione ufficiale in cui afferma che gli Stati Uniti dovranno rispettare "l'autonomia delle aziende private, il diritto internazionale e gli accordi bilaterali tra l'Unione Europea e gli Stati Uniti".
"Spesso le grandi guerre scoppiano per una concatenazione di risposte che sfuggono di mano, per errori di calcolo, per guasti tecnici, per eventi imprevisti, pertanto dobbiamo imparare alla storia. E non possiamo giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone", ha detto Sánchez dal palazzo della Moncloa, nel chiedere alle "potenze coinvolte nel conflitto" in Medio Oriente di "cessare immediatamente le ostilità e puntare sul dialogo e la diplomazia".
Lo scontro Washington-Madrid si inserisce in una frattura più ampia tra Washington e diversi governi europei sulle modalità e sulla legittimità dell'intervento militare.
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