Assolto dall’accusa di pedopornografia il giovane condannato per il lancio della bici ai Murazzi: download inconsapevole
- Postato il 23 marzo 2026
- Cronaca
- Di Quotidiano Piemontese
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TORINO – Era già detenuto per un fatto gravissimo quando, nel marzo del 2023, su di lui si abbatté una seconda accusa: detenzione di materiale pedopornografico. Oggi, a distanza di tre anni, per quel filone l’esito è diametralmente opposto: assoluzione piena. Il Tribunale per i minorenni ha stabilito che “il fatto non sussiste”.
Il protagonista è M.U., all’epoca dei fatti diciassettenne, attualmente in carcere per scontare una condanna a 9 anni e 6 mesi per tentato omicidio. L’episodio per cui è in carcere risale all’8 febbraio 2023, quando il giovane — insieme ad altri coetanei — lanciò una bicicletta elettrica dalla balaustra dei Murazzi del Po, ferendo gravemente lo studente di medicina Mauro Glorioso. Proprio in seguito a quell’arresto, i carabinieri del comando provinciale di Torino entrarono in possesso del suo telefono cellulare.
Durante le analisi forensi, tra chat e contenuti digitali, gli investigatori individuarono 22 video a sfondo sessuale con protagonisti minori. File che diedero origine a una nuova contestazione, particolarmente pesante. M.U., però, ha sempre negato ogni responsabilità: «Quei video non sono miei, non li ho mai visti», aveva dichiarato.
Il nodo tecnico: come sono arrivati i file
Il processo, celebrato con rito abbreviato, si è giocato in gran parte sul piano tecnico. Le consulenze — quella disposta dalla Procura minorile e quella della difesa — hanno ricostruito la provenienza dei video: erano contenuti presenti in gruppi e canali Telegram.
Secondo quanto emerge dalla sentenza, il punto decisivo è stato il funzionamento stesso dell’applicazione. Il giudice ha ritenuto verosimile che i contenuti siano stati scaricati automaticamente durante la semplice navigazione tra le chat, senza un’azione consapevole da parte dell’utente. Non solo: il giovane non avrebbe avuto il tempo né le condizioni tecniche per visualizzare i video e comprenderne la natura.
Un elemento ulteriore ha rafforzato questa tesi: i file non risultavano nella galleria del telefono, ma confinati all’interno delle chat di provenienza. In altre parole, non sarebbero mai stati “gestiti” dall’utente, né visionati né condivisi.
L’ignoranza dei meccanismi
Nella motivazione, il Tribunale sottolinea anche un aspetto spesso trascurato: la scarsa consapevolezza dei meccanismi di archiviazione delle app di messaggistica. Telegram, infatti, può conservare automaticamente i file scaricati anche dopo la cancellazione delle chat, senza che l’utente ne abbia piena percezione.
Per il giudice, è plausibile che un minorenne non fosse a conoscenza di queste dinamiche tecniche. Da qui la conclusione: l’assenza di una reale consapevolezza — unita alla mancata visualizzazione dei contenuti — esclude la configurabilità del reato.
L’assoluzione
“La detenzione non è consapevole e dunque il fatto non è penalmente rilevante”, si legge in sintesi nella decisione. Una formula netta che chiude definitivamente il procedimento su questo fronte.
Resta invece immutata la posizione del giovane rispetto all’altra vicenda, quella del lancio della bicicletta dai Murazzi, per la quale sta già scontando una pesante condanna.
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